sabato, 7 Dicembre, 2019

Scrive Luciano Masolini:
Fratelli Dazzini, due personaggi indimenticabili

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Se pur in maniera contenuta come andrò a fare, per rispetto allo spazio che l’Avanti! mi sta dando, parlare però dei fratelli Dazzini (Mario, 1910-1985 e Catina Giulia, 1917-1997) è una cosa talmente interessante a cui non voglio assolutamente rinunciare. Fu agli inizi degli anni Ottanta, esattamente quando cominciai ad interessarmi alla lingua esperanto – ben centotrent’anni di operosa presenza – che, dopo previo appuntamento telefonico, mi incontrai per la prima volta a Massa con la professoressa Catina.

Anche se i ricordi si vanno ormai un po’ sbiadendo, conservo comunque nella mia memoria ancora tanto di quel bel racconto che mi fece sulla suddetta lingua e sull’apposita biblioteca ad essa dedicata, allora temporaneamente sistemata nel magnifico Castello Malaspina, che imponente sovrasta la piacente cittadina apuana. Oggi, se in Italia possiamo beneficiare di un luogo di conservazione specialistico quale è appunto la “Biblioteca Nazionale di Esperanto” (fondata nel 1972, con circa ottomila volumi e tutti accuratamente catalogati), questo lo dobbiamo in particolar modo proprio al tanto tenace impegno di Catina e del suo fratello Mario. Della professoressa Dazzini (laureatasi in lettere nel 1940 nel capoluogo toscano e divenuta seguace dell’esperanto a partire dal 1953), che quando la conobbi era da poco giunta al pensionamento, dopo essere stata per un lungo periodo un’eccellente insegnate – prodigandosi con altrettanta vocazione e maestria pure all’insegnamento dell’esperanto -, mi rammento non solo di quella sua splendida personalità di donna estremamente leale e dal forte temperamento, ma anche e soprattutto di quella ardimentosa passione tipica degli attivisti migliori.

Passione (e veramente tanta) che ha saputo mantenere fino all’ultimo, assai simile in questo al fratello. Sulla vita di quest’ultimo, un giorno, varrebbe senz’altro la pena di scriverne la storia, visto le tante ottime cose che riuscì a compiere – e non solo nell’ambito esperantista -. Io, di lui, mi limiterò ad indicare solo una piccola nota. Egli, nella cerchia delle sue amicizie, manterrà sempre molto caro il buon rapporto che aveva instaurato con il secondogenito di Giacomo Matteotti, Matteo (1921-2000).

Sono già trascorsi molti anni da quell’appuntamento con Catina, ma ogni tanto – anche se il tempo, ahinoi!, allontana implacabilmente tutto quanto – ho comunque il piacere di poterla almeno rivedere in alcuni vecchi filmati e di riascoltare così quella sua limpida voce, che impassibile continua a discorrere sull’utilità dell’esperanto e delle tante altre cose che attorno ad esso voleva attuare. Il 31 maggio dell’anno scorso (data che ricorda la scomparsa del suo amato fratello) il Comune di Massa ha intestato ha questi due suoi valenti concittadini una piazza della propria città. La graditissima benvenuta intitolazione “Piazza Catina e Mario Dazzini. Esperantisti”, è finalmente arrivata a conclusione dopo una lunga ed elaborata prassi al quale hanno posto mano il “Gruppo Esperantista Massese ‘Dott. Mario Dazzini’ ” e il paziente e consistente interessamento del dottor Alessandro Simonini, altro bravissimo esperantista e degnissima persona, che di quel Gruppo ne è il gentile referente.

Nel rallegrarci per il fatto che tale meritatissimo riconoscimento si sia finalmente materializzato, andando così ad onorare due ammirabili personaggi veramente indimenticabili – di cui la città di Massa può andare sicuramente fiera, e non solo essa – eleviamo a questa riuscita e benefica realizzazione un nostro convinto e grosso plauso con sempre tanta sentita considerazione.

Luciano Masolini

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