domenica, 23 Febbraio, 2020

Scrive Luciano Masolini:
Il socialismo di Gaetano Salvemini

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Nel 1915 Gaetano Salvemini, che già da qualche anno si era ormai distaccato (e molto a malincuore) dal Psi, dichiarava agli amici di essere ormai divenuto un socialista dissidente. Tale frattura, che era andata maturandosi definitivamente nell’estate del 1912 a Reggio Emilia – durante il tredicesimo Congresso nazionale di detto Partito -, in effetti aveva cominciato a svilupparsi molto tempo prima, più o meno nel 1902. Sarà proprio in quel periodo di inizio Novecento che tra Salvemini e una parte di quei dirigenti socialisti presero, infatti, a manifestarsi le primissime discrepanze.

Ciò che lo deluderà più di ogni altra cosa – lui uomo assai sensibile e sempre disposto a contrastare le ingiustizie – furono i loro ambigui e contraddittori atteggiamenti. Essi, anziché farsi carico dei tanti bisogni delle classi più disagiate – come quella dei lavoratori -, propendevano invece (tradendo i principi socialisti) verso il ceto borghese. Tuttavia, Gaetano Salvemini, non smise mai di credere nel socialismo. Dopo tanti anni da queste sue cocenti delusioni, ormai più che ottantenne egli andò tenendo diversi contatti epistolari con una ragazza comunista. Sentiamo, quindi (anche a riprova di quello che ho detto poc’anzi), quanto davvero di così eccelso arrivò un giorno a scriverle: “Quando ritornai dall’America, nel 1947, dopo 22 anni di assenza, mi misi a conversare con una donna di servizio – intelligentissima e squisitamente buona. Lei mi disse che era sempre stata socialista – e aveva sessant’anni. Le chiesi: “Perché sei stata sempre socialista?”. Mi rispose: “Perché penso che ci deve essere un po’ di bene per tutti”. Questo, cara amica, è il socialismo: o meglio, il desiderio di un po’ di bene per tutti è la sorgente morale di tutte le dottrine socialiste…”. Scaturito da un animo intensamente leale come quello di Salvemini, tale meraviglioso pensiero vale sicuramente la pena – a mio modesto parere – di tenerselo sempre ben caro. Tanto è così prezioso quanto infinitamente vero.

Luciano Masolini

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