sabato, 22 Febbraio, 2020

Scrive Luciano Masolini:
L’appassionante opera di Rocco Scotellaro

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L’altro fine settimana, o meglio nella giornata del 15 dicembre (data come vedremo non casuale), il nostro segretario Enzo Maraio ed il responsabile regionale del Psi lucano Livio Valvano (che è anche sindaco di Melfi) hanno voluto ricordare – presso il cimitero di Tricarico, in provincia di Matera – il poeta (e politico) Rocco Scotellaro. Una cerimonia assai apprezzabile con la quale si è, appunto, giustamente reso omaggio ad un particolare poeta che fin da ragazzo si era subito legato (lui di povere origini) al Partito socialista. Partito a cui, infatti, rimarrà fedele sino alla sua prematura scomparsa, avvenuta nella cittadina di Portici (Napoli) il 15 dicembre del 1953. A poco tempo di distanza dall’iscrizione al suddetto Partito (che avvenne il 4 dicembre 1943), Scotellaro fonderà a Tricarico (cioè in quello stesso paese dove egli era nato il 19 aprile 1923) la prima sezione del Psi, che andrà intestandola a Giacomo Matteotti. Tre anni dopo fu poi eletto (ventitreenne!) sindaco proprio del suo paese, dove adempierà a varie cose.

Nel 1954, inserita (e con non poco onore) nella pregevole collana mondadoriana “Lo specchio. I poeti del nostro tempo”, uscì postuma (aggiudicandosi il Premio Viareggio, nella sezione poesia) la sua primissima raccolta poetica intitolata “E’ fatto giorno (1940-1953)”, portante un’amichevole prefazione di Carlo Levi. Trattandosi di una presentazione particolarmente significativa e pure molto efficace ne menziono subito alcuni interessanti passi: “(…) Gli anni ’46-’44 segnano la sua maturazione, in senso umano e in senso poetico. Rocco è ancora un ragazzo, ma è finita in lui e nel mondo della sua vita, l’indeterminata adolescenza. E’ finita la guerra, il Mezzogiorno pare si sia destato da un lunghissimo sonno, è cominciato il moto contadino, che è l’affermazione di un popolo intero. In questo popolo risvegliato per la prima volta, per la prima volta vivente e protagonista della propria storia (con quali difficoltà e delusioni, e scoraggiamenti e dolori) Rocco vive la propria giovane vita; ed è il fiore di quella terra solitaria, perché il suo sviluppo di uomo – continua Levi nella sua attenta analisi – è tutt’uno con il nuovo germogliare di quel popolo contadino. Con la naturale spontanea scelta da cui nascono i capi e gli eroi popolari, egli è riconosciuto dai suoi: il piccolo ragazzo dai capelli rossi, dal viso imberbe di bambino, è il primo sindaco di Tricarico, per volontà dei contadini.

L’attività politica e amministrativa non è allora per lui un’esperienza esterna e pratica, ma un’esperienza, nel pieno senso della parola, poetica. (Risale a quel tempo, al maggio del’46, il nostro primo incontro, e la nostra amicizia, che a me fu, più di ogni altro pensiero, e che forse contribuì, in qualche modo, alla sua presa di coscienza del mondo contadino di cui faceva parte, e al suo guardarlo per la prima volta con distacco e ancora, al suo fare poesia, attraverso un linguaggio libero, personale, non letterario)”. Dal momento che ho fatto riferimento a questa ormai sua rara raccolta poetica che, purtroppo, non potè però godersela ritengo, comunque, altresì opportuno citare anche il recente corposo libro (editato sempre dalla Mondadori) che, in più di ottocento pagine, va ora riunendo in un unico volume tutti gli scritti (poetici e in prosa) di questo bravissimo cantore di quella “libertà contadina” a cui tanto anelò.

L’opera, che è un ottimo e consistente lavoro di riordino (apparsa in giugno, in concomitanza con Matera Capitale Europea della Cultura), l’hanno meritoriamente proposta nella collana economica degli Oscar. Un occasione, insomma, senz’altro più che buona per accostarsi (e ne vale veramente la pena) ad uno di quei bei poeti così singolare e dall’intenso sentimento. L’averlo, quindi, voluto commemorare (nel sessantacinquesimo anniversario della morte) è stata graditissima cosa. Con quel loro bel gesto i promotori (che ringrazio sentitamente) non solo ci aiutano (e ci invitano) a mantenere un filo con un nostro meraviglioso e combattivo compagno, ma anche a rammentarci quanto sia ancora così vivida, appassionante ed estremamente umanissima l’opera di Rocco Scotellaro.

Luciano Masolini

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