martedì, 22 Settembre, 2020

Scrive Luciano Masolini:
L’attivista Sylvia Rivera non sarà più sola

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Tra non molto l’attivista transgender ispano-americana Sylvia Rivera (1951 – 2002), che ebbe un ruolo non secondario nelle importanti sommosse consumatesi quasi tutte nelle notti di fine giugno del 1969 davanti all’ormai storico Stonewall Inn – un bar omosessuale di New York -, dai quali repressivi scontri scaturirono poi i tanti gay pride che fortunatamente da allora non si sono più fermati, non si ritroverà più da sola almeno toponomasticamente parlando. Fino ad ora infatti la Rivera (che sulla sua vita varrebbe senz’altro approfondire) era l’unica transgender (per quanto straniera) ad avere in Italia una strada intestata. In effetti più che di una strada si tratta di uno spazio verde, situato nel caratteristico quartiere della Venezia di Livorno, il cui Comune l’anno scorso – facendo cosa più che gradita – glielo ha appunto designato. Ma adesso anche la città di Bologna ha finalmente dato il via libera (dopo varie richieste, ed alcune già avanzate molti anni fa) per poter dedicare una propria via ad un’altra transgender stavolta, però, italianissima ed altresì straordinaria ed infaticabile militante, oltre che bellissima persona, quale è stata Marcella Di Folco (1943 – 2010). Colei che fondò il “Movimento Italiano Transessuale” (MIT) che poi, nel 1999, divenne il “Movimento Identità Transessuale”, di cui ne fu pure la presidente. Tra gli altri tanti suoi impegni, la Di folco prestò il suo volto e la sua bravura anche per numerosi film: come in quelli di Fellini e di altri diversi famosi registi. Tuttavia, la sua attivissima vita la spese principalmente per la conquista dei diritti delle persone transessuali a cui si dedicò con vera passione, con abilità e soprattutto anche con tanta umanità. Va sottolineato che visti i tempi di allora quelle lotte – che tra l’altro erano erano proprio condotte da una transessuale – non furono affatto semplici, anzi. La meritoria decisione del Comune di Bologna, le cui motivazioni sono ben delucidate nelle rispettosissime espressioni pronunciate dal sindaco Virginio Merola (al quale vanno sentiti ringraziamenti), di intitolare una via nel decennale della morte a “Marcella che fu Marcello”, per usare il titolo del grazioso libro di Bianca Berlinguer, è quindi un fatto estremamente positivo. Che fa onore non solo alla città felsinea, ma anche a tutto il nostro Paese. E che, almeno in parte (sulla specifica questione le cose da rifinire sono infatti ancora parecchie), ripaga tutte quelle pesantissime discriminazioni e persecuzioni che, in particolar modo proprio le persone appartenenti al genere transessuale, hanno dovuto incivilmente subire e sopportare infinite volte. E spesso pure in forzato silenzio.

 

Luciano Masolini

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