domenica, 8 Dicembre, 2019

Scrive Luciano Masolini:
Le voci della libertà

0

Se c’è una cosa nella mia vita di cui posso senz’altro andare fiero e che tuttora mi rallegra, è il fatto di avere appoggiato fin dalla mia giovinezza quelle tante e coraggiose lotte che nell’ex Unione Sovietica (e in quei Paesi a lei annessi) erano tutte riconducibili al cosiddetto “Samidzat”, un movimento (anche se il termine non è dei più appropriati) alquanto eccezionale dal quale si alzarono con viva irruenza quelle tante voci del dissenso che a poco a poco riuscirono a portare quel grande Stato ad una svolta.

Tra quelle voci, che gridavano alla libertà, vi era anche quella molto forte e temuta di Andrej Sacharov. A metà maggio del 1989 questi, che nove anni prima era stato esiliato a Gorkij (cittadina che dal 1990 è ritornata in possesso del suo originario nome, Nizni Novgorod), aveva raggiunto Milano per intervenire al quarantacinquesimo Congresso nazionale del Psi. In quanto ex sorvegliato speciale da parte del Kgb la sua fu una presenza molto gradita, così come altrettanto lo fu pure il suo breve discorso che andò incentrandosi su quella precisa delicata fase di rinnovamento che in quel momento il suo Paese stava attraversando: la Perestrojka. I’intervento lo iniziò con queste gentilissime parole: “Amo profondamente l’Italia e il suo popolo, l’Italia che ha e che continua ad avere un ruolo internazionale moto importante. Sono venuto al Congresso del Psi per gratitudine verso il Partito e il suo segretario, i quali hanno dato un contributo significativo, a me e a mia moglie, nel corso degli anni difficili.

La mia gratitudine va a tutti quanti sono intervenuti a mio favore. La mia visita in Italia sarà brevissima, perché avvenimenti drammatici stanno accadendo nel mio Paese. Ciò che sta avvenendo in Urss non può lasciare indifferente i mondo ed il movimento socialista, (,,,) Una democratizzazione del Paese è assolutamente indispensabile. L’Occidente conosce i mutamenti nella politica estera dell’Urss; ora si procede nella giusta direzione e particolarmente positivo è l’abbandono dell’Afghanistan. Se proseguirà l’evoluzione politica interna, sarà possibile compiere ulteriori passi avanti. Ci sono però aspetti che non mancano di destare forti preoccupazioni. La situazione economica del Paese è grave, il deficit del bilancio ha raggiunto il livello di oltre cento miliardi di rubli. (…) L’8 aprile sono state emanate nuove norme sulla libertà di espressione, sostitutive delle precedenti ritenute repressive; anche le nuove norme però consentono di perseguire i cittadini a motivo delle loro opinioni. Si tratta dunque di norme in contrasto con il diritto internazionale e con i principi sostenuti da Amnesty International. E’ doloroso constatare che tale normativa sia stata sottoscritta dal promotore della Perestrojka. Non mancano quindi contraddizioni nel processo in atto. (…) Spero che l’opinione pubblica mondiale si renda conto di tutto ciò e sostenga la Perestrojka indipendentemente dalle persone. Concludo augurando il maggior successo possibile al Psi; i lavoratori di tutto il mondo hanno interessi comuni”.

Chissà se oggi il Premio Nobel per la pace (che purtroppo morì a pochi mesi di distanza da quel discorso) potesse rivolgersi al “democratico” presidente Putin cosa gli direbbe. Vista l’attuale situazione estremamente illiberale che la Russia sta vivendo, sicuramente egli avrebbe continuato a manifestare il suo dissenso ed inoltre, ne sono più che certo, avrebbe pure scelto di unire la sua autorevole voce a quei tanti altri “Samidzat” che, in altre parti del mondo – e con situazioni ancor peggiori di quelli della Repubblica Russa -, tentano molto ammirevolmente di introdurre con enormi difficoltà tante altre nuove e benefiche primavere.

Luciano Masolini

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply