lunedì, 14 Ottobre, 2019

Scrive Luciano Masolini:
Riscoprire Silone

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Nel 1965, mentre a Roma si stanno concludendo i lunghi lavori del Concilio Vaticano II, a Firenze l’editore Vallecchi ha nel frattempo pubblicato il libro “Uscita di sicurezza”, una raccolta di scritti autobiografici e di alcuni illuminanti saggi redatti da uno dei più celebri autori del nostro Novecento, Ignazio Silone. Questi (il cui vero nome era Secondo Tranquilli) durante la sua esistenza, che visse con sempre tanta intensità, si dedicò per lunghi anni anche alla politica. Ne è infatti diretta testimonianza la direzione del periodico “Europa socialista” (da lui stesso fondato) e del quotidiano “Avanti!”. Ma colui che scrisse quello straordinario romanzo che è “Fontamara” (1933) fu pure a capo, tra le altre cose, del “Centro estero socialista” che in quel periodo (1939) aveva trovato esilio a Zurigo.

Il mio primo approccio con quella interessantissima testimonianza autobiografica che è “Uscita di sicurezza” risale ormai ai miei lontani anni giovanili. Nella vecchia edizioncina (economica) longanesiana che ho da poco riscoperto, mi hanno colpito le tante sottolineature che io stesso apportai in varie pagine. Una di queste – che è poi tra quelle maggiormente evidenziate – la ritrascrivo di seguito. In fondo, non è male riascoltare un così valente scrittore e degnissima persona come Silone: “(…) La mia fede nel socialismo (di ciò, oso dire, testimonia tutta la mia condotta successiva) è rimasta in me più che mai viva. Nel suo nucleo essenziale essa è tornata a essere quella ch’era quando dapprima mi rivoltai contro il vecchio ordine sociale: una negazione della tradizione e del destino, anche sotto lo pseudonimo di Storia; un’estensione dell’esigenza etica della ristretta sfera individuale e familiare a tutto il dominio dell’attività umana; un bisogno di effettiva fraternità; un’affermazione della superiorità della persona umana su tutti i meccanismi economici e sociali che l’opprimono. Col passare degli anni vi si è aggiunto un reverente sentimento verso ciò che nell’uomo incessantemente tende a sorpassarsi ed è alla radice della sua inappagabile inquietudine. Ma non credo di professare in questo modo un socialismo particolare. (…) Non concepisco la politica socialista indissolubilmente legata ad una determinata teoria, però a una fede, sì Quanto più le “teorie” socialiste pretendono di essere “scientifiche”, tanto più esse sono transitorie; ma i “valori” socialisti sono permanenti. La distinzione fra teorie e valori non è ancora abbastanza chiara nelle menti di quelli che riflettono a questi problemi, eppure è fondamentale. Sopra un insieme di teorie si può costituire una scuola e una propaganda; sopra un insieme di valori – conclude Ignazio Silone questo suo giusto ragionamento – si può fondare una cultura, una civiltà, un nuovo tipo di conoscenza tra gli uomini…” .

Luciano Masolini

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