sabato, 23 Marzo, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
Da dove bisogna partire

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Le Regioni del Nord si lamentano, per la lentezza con la quale si procede verso il “federalismo differenziato”. In risposta, leggiamo dichiarazioni di Governatori e Sindaci del Sud, come De Luca e De Magistris, dalle quali traspare una mentalità simile a quella di chi aspetta il “reddito di cittadinanza”. A provocazioni miopi, risposte da ciechi. Vado, con la mente, ai miei articoli degli anni ’80-‘90, su “Il Giornale di Napoli” e su “Il Paese”, nei quali evidenziavo l’arretratezza del Sud e l’irresponsabile comportamento della sua Classe Dirigente. Sono passati decenni e il rapporto tra Nord e Sud è rimasto lo stesso, con l’aggravante che l’esplosione dell’economia virtuale ha trovato il Sud ancora bloccato sulla logica borbonica delle piccole comodità, aspettando una nuova Cassa per il Mezzogiorno e guardando il Nord, che si allontana. Alcune Regioni del Nord (Veneto, Lombardia e Emilia-romagna) vorrebbero contribuire di meno alla spesa nazionale, senza rendersi conto che le loro economie crescono anche grazie all’interdipendenza con l’economia del Mezzogiorno, che continua ad essere un comodo mercato per prodotti e servizi nordisti. Prima considerazione: la Germania si è ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, e dà l’impressione di essere stata sempre unita. L’Italia, unita nel 1860, sembra la somma di due zone conflittuali: il Sud, colonia in Patria, e il Nord, proiettato verso un mercatismo vorace. Non sono antagonista del Nord, ma meridionalista attivo, convinto che l’Italia sarà forte, se tutti si sentiranno parte dell’unità nazionale e se ci sarà armonia territoriale e, quindi, sociale. Come ragionare e cosa fare? Sto leggendo che alcuni “meridionalisti” richiamano articoli della Costituzione per evitare che prevalga la logica autonomista e conflittuale, proponendo un Referendum consultivo sugli articoli 116 e 117 della Costituzione. E’ un ragionamento da legulei, non da politici e conoscitori delle dinamiche, che influenzano i rapporti economici. Secondo me, il problema va posto in altri termini. Bisognerebbe partire dalla valutazione delle economie delle varie zone, al fine di capire perché il Nord si allontana dal Sud e cosa fare per ridurre le distanze. Purtroppo, nella seconda Repubblica, quelli, che credevano di essere i migliori, trasformisticamente, sono diventati alleati del liberismo e apripista del mercatismo, che sta istaurando, attraverso lo sfrenato consumismo, l’arrembaggio economico. Per cui, i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Inoltre, molti operatori meridionali si comportano da Vicari delle Imprese del Nord. Al Sud la Politica, allegra e di basso livello ha fatto crescere il costo improduttivo delle amministrazioni regionali e locali e degli Enti di servizio. Ad esempio, nominando dirigenti inesperti, gli Ospedali meridionali vanno perdendo credibilità. Cosa, che costringe decine di migliaia di persone ad andare a curarsi al Nord, con trasferimento di fiumi di euro. Nel 2017, la sola Campania ha versato, agli ospedali del Nord, 380 milioni di euro. Il “pellegrinaggio dei malati” impoverisce il Sud e aiuta il Nord. Dal 27 novembre 2018, è scomparsa la storica sigla “Banco di Napoli”, assorbita da Banca Intesa. Ancora: 1) La quasi totalità dei gestori di servizi, diventati, purtroppo, come l’aria, sono del Nord; 2) Migliaia di giovani si iscrivono alle Università del Nord; 3) Il terzo settore (ONG e On.Lus, Cooperative), redditizio per le imprese, dannoso per lo Stato e cattivo pagatore per i lavoratori, è massicciamente presente al Nord. In Lombardia, ci sono 11.836 cooperative, con 148.401 addetti e nella sola Milano, ce ne sono 6.342. 4) Della montagna di euro, che servono per pagare i premi assicurativi, al Sud restano solo le provigioni per gli Agenti. Un altro settore, che è un treno, che porta ricchezza verso il Nord, è quello finanziario. Il numero delle Agenzie di Finanziarie del Nord e dei Promotori Finanziari è in continuo aumento. Altri settori, con Sede al Nord, come Informazione, Pubblicità, Televisione, Medicinali, ecc, vedono il Sud solo come mercato. Non è un caso, se Milano produce il 10% del PIL Nazionale. Cosa avrebbe dovuto fare e cosa dovrebbe fare il Meridione? Come prima cosa, capire che la sua cultura dominante, guarda solo al passato e trascura ciò che emerge o sta emergendo, nel mondo globalizzato. Dal che, deriva l’incapacità ad orientare e valorizzare le sue risorse (intellettuali, risparmio, arte, beni culturali, ambiente, ecc). Il mio pessimismo è giustificato. Nel 1972, fu decisa l’assicurazione obbligatoria delle auto. Per capire quanti soldi sarebbero andati verso il Nord, moltiplicai, approssimativamente, il numero delle auto, in Campania, per il valore medio dei premi assicurativi. Il risultato mi spinse a proporre, tramite consiglieri regionali, la costituzione di una Società di Assicurazione campana (pubblico-privata). Non fui preso in considerazione. Inoltre, l’Istituzione della Scuola di Management fu fatta abortire, così pure quella del Comitato Provinciale per lo sviluppo. Come andrà a finire? Quello, che vediamo e sentiamo, non ci fa ben sperare.

Luigi Mainolfi

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