lunedì, 18 Novembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
No all’autonomia, Sì al meridionalismo attivo

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Sto facendo indigestione di articoli sull’Autonomia differenziata. Sembra una campagna elettorale senza fine. Le ragioni ideali degli antagonisti non emergono. I si e i no sono sostenuti da motivazioni, che non fanno emergere le differenze “ideologiche” delle due posizioni. Ho l’impressione che molti vogliono solo partecipare al festival dei difensori dei propri territori. I Governatori delle tre Regioni fanno intravedere, ai loro elettori, migliori condizioni per trattenere più soldi, da utilizzare per più assistenza e migliori servizi. Per giustificare la richiesta oscena accusano i meridionali di inefficienza e di essere spreconi, a spese dello Stato. Noi del Sud rispondiamo chiamandoli usurpatori e secessionisti. Molti meridionali, esagerando, partono dal 1860, mandando al rogo anche Garibaldi e mettendo i Borboni sugli altari. Poi, ci sono opinionisti, che fanno aumentare la confusione.

Pellegrino Capaldo propone di abolire le Regioni e Boeri riscopre le Gabbie salariali. Due proposte fuorvianti rispetto alla discussione in corso. Fontana e Zaia sembrano Napoleone all’ atto dell’incoronazione: Dio ce l’ha data ( la spesa storica ) e guai a chi la tocca. Bonaccini, condizionato, mantiene il mantello dei leghisti. Il comportamento di questi tre signori fa capire che sono gli egoismi dei “governati” ad influenzare i Governanti. Perciò, ritengo che noi meridionali, nel mentre lottiamo per evitare la concretizzazione di una volontà dannosa per l’intero Paese e per neutralizzare gli effetti di veleni sociali e separatisti, dobbiamo impegnarci a superare una mentalità da colonia assistita.

Dobbiamo dimostrare di conoscere le nostre debolezze e di avere volontà e programmi per neutralizzarle. Il fatto che Enrico Rossi, Governatore della Toscana, abbia detto, della proposta delle tre Regioni, “Penso tutto il male”, rafforza il fronte delle opposizioni all’autonomia differenziata, qualificata: “Secessione dei ricchi”. Mentre partecipiamo alle iniziative, scritte e parlate, contro l’autonomia, dobbiamo cogliere le occasioni per richiamare gli operatori politici meridionali su ciò che riteniamo utile a fare uscire il territorio da una situazione non incoraggiante. Propedeutico a tutto, però, è capire che le diseguaglianze territoriali, che esistono in tutte le parti del mondo, sono la conseguenza della logica capitalistica, che può essere di destra e di sinistra (Vedi USA e CINA). E’ utile capire che la crescita economica può provocare anche negatività, come l’aumento dei poveri. Dipende da come si produce la crescita e da come si distribuisce la ricchezza. I dati ci dicono che la concentrazione della ricchezza, in poche mani e in pochi territori, procede senza trovare ostacoli. Per quanto ci riguarda, il SUD è stato, per il Nord, un utile idiota.

Sono decenni che, inascoltato, richiamo la classe politica sui “reggimenti di milioni” che dal Sud vanno al Nord e sull’utilizzo degli aiuti al Sud, da parte di imprese settentrionali. Ogni tanto, vado a rileggere gli articoli, pubblicati sul Corriere di Gianni Festa e raccolti in “Imperialismo culturale e…”. Mi viene da dire:- Lo avevo detto. Ritengo che sia ora di passare dalla difesa all’attacco. Come? Decidendo di prendere iniziative provocatrici di sviluppo. La sola conoscenza creerebbe preoccupazioni nei ricchi del Nord. Esse potrebbero essere: 1) Creare Società di Assicurazione e Finanziarie meridionali; 2) Valorizzare altre realtà, come Matera; 3)Rafforzare la gestione delle Università Meridionali in senso innovativo e produttivistico; 4) Far diventare la Sanità delle Regioni meridionali di alta qualità ; 5) Creare Scuole di Management, per una continua sintonia tra la richiesta di qualifiche lavorative di alto livello e la disponibilità delle stesse; 6) Programmare iniziative e decisioni per favorire il rientro, dall’estero, di attività produttive, soprattutto manifatturiere. Ovviamente, tutto in aggiunta a quello di cui si parla e si legge.

Quando si vuole dare un contributo agli amministratori degli Enti locali del territorio, bisogna partire dalla condizione attuale, capire le risorse disponibili e i nemici da neutralizzare. Però, la cosa più importante è la mentalità che influenza le scelte economiche e il rapporto tra le zone. Secondo vari economisti, il turbocapitalismo, oggi mercatismo, ha in se comportamenti truffaldini, che vengono posti in essere sotto tutte le Bandiere. Comportamenti, che possono essere controllati e corretti da una politica autorevole e lungimirante. La supremazia culturale deve precedere e influenzare il valore dell’economia. Uno sguardo sul mondo ci fa capire che i Paesi con il Pil pro capite più alto son quelli, che hanno investito nella ricerca scientifica, nelle iniziative culturali, senza trascurare gli altri aspetti. Un’altra conquista concettuale da fare è l’importanza della cultura per la crescita del PIL e dell’occupazione. Ricordo che questo settore, in Italia, produce una percentuale del PIL superiore a quella dell’agricoltura. Purtroppo, il monopolio delle attività ( arte, editoria, moda, ecc) è posseduto dal Nord. Così, anche per altri settori importanti dell’economia (Banche, Assicurazioni e Finanza). Spero che mentre contrastiamo l’Autonomia, incominciamo a pensare e ad agire come Meridionalisti attivi.

Luigi Mainolfi

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