domenica, 26 Maggio, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
Prima di partire, pensare

0

Leggo e sento dichiarazioni sulle vicende politiche di Avellino. Pensavo che l’arlecchinata delle elezioni amministrative della primavera 2018, con 17 liste e più di 500 candidati e l’elezione a Sindaco di Ciampi, la cui lista, al primo turno, aveva preso meno del 20%, avessero insegnato qualcosa. Invece, si intravedono cose ancora più negative. Chi ha il termometro della situazione cittadina prevede che le liste, a maggio prossimo, saranno addirittura 20. Se passiamo dalla quantità alla qualità degli aspiranti Sindaci, di cui si parla, lo sconforto è garantito. Sono stato spettatore di alcuni convegni organizzati da gruppi, che si stanno preparando per il “Mese Mariano”. Ho avuto la conferma che i problemi della Comunità e la loro dipendenza dalla situazione nazionale, non sono conosciuti. Gli aspiranti cercano di apparire più simpatici che preparati e si preoccupano più di conoscere le debolezze dei concorrenti che le negatività della società. Ciò, che non manca è la furbizia, che fa credere loro di poter gabbare gli elettori. Un altro aspetto preoccupante è la qualità del dibattito all’interno delle Forze politiche. Gruppi si compongono e si scompongono, all’insegna di un trasformismo sfrenato. Tutte queste negatività hanno mandato sull’Aventino energie importanti della società civile, convinte che “non si possa fare niente contro gli intrallazzi e l’ignoranza”. Questo atteggiamento è il contrario di quello che ci vorrebbe. Studiosi, come quelli richiamati da Andrea Riccardi, sul Corriere della Sera, pensano che serva una rinascita della passione civile e la ricostruzione di aggregazioni intorno a valori, che nel passato erano conosciuti dalle comunità, ma, che, attualmente, sono stati emarginati dall’esplosione del consumismo, dell’individualismo e dalle nuove “Religioni”. Questa triade fa aumentare le diseguaglianze e la concentrazione della ricchezza nelle mani di una piccola percentuale della popolazione. Dal punto di vista sociologico, abbiamo l’impressione che sia tornato il periodo, in cui “l’uomo era lupo per l’altro uomo”. Andreoli parla di società dell’assurdità. Una volta, la politica provinciale era vivace ed impegnativa. Gli obiettivi da raggiungere maturavano grazie agli “insegnamenti” di uomini di cultura e di valore nazionale, alcuni dei quali furono Consiglieri Comunali di Avellino. Valga, per tutti, Manlio Rossi-Doria. I problemi di Avellino e dell’Irpinia venivano affrontati in una logica regionale, che, a sua volta, faceva riferimento a quella Nazionale. Non è più così. Il Mezzogiorno è stato cancellato dal dibattito programmatico nazionale. Le Regioni del Nord, dopo aver tratto vantaggi dalla non cultura economica del Sud, stanno diventando più fameliche. Inoltre, le Lobby Bancarie, Assicurative e Finanziarie, padrone delle invertebrate Forze politiche, risiedono tutte al Nord. Quando sentiamo invocare investimenti, dovremmo sapere che, come dice Gianfranco Viesti , “gli investimenti sulle infrastrutture si fermano al Nord”. Un altro argomento da conoscere, per agire, come meridionali è la “cessione” alle Società del Nord della materia prima per l’economia virtuale : il risparmio. Come meridionali dovremmo preoccuparci per il tentativo di mettere in difficoltà le Banche Cooperative, dopo aver assorbito anche lo storico Banco di Napoli. Un’altra caratteristica negativa dell’Irpinia e del suo Capoluogo è il cattivo collegamento tra le varie zone della Provincia e quello con altre Province. Ci sono Comuni dal fascino storico e paesaggistico immenso, che non sono stati mai considerati fattori di sviluppo. Talché, non si è cercato di renderli comodamente raggiungibili e, tranne qualcuno, conosciuti. Cosa sarebbero Montefusco, il Laceno, Rocca San Felice, ecc, se stessero in Toscana o in Umbria? Nell’ultimo decennio, su Avellino e sull’Irpinia è caduto il lenzuolo nero dell’ignoranza politica, economica e amministrativa. Ovviamente, la qualità della politica dei territori viene influenzata da quella Nazionale. Purtroppo, per ragioni storiche, il nostro Paese, politicamente è una tragica barzelletta. A ciò, siamo arrivati, partendo da una Fake News: sono finite di ideologie. Confondendo la crisi con la fine. Questa confusione provocò una bestemmia culturale, trascinando nell’oblio anche nobili tradizioni, non ideologiche, come quella liberale e quella socialista. Ciò, anche grazie a due fatti:1) Aver consentito, per decenni, la confusione tra ideologie e ideali; 2) Il moralismo berlingueriano fu utilizzato come ideologia antagonista alla Dc e al PSI, forze basate su valori, non su ideologie. Infatti, venivano considerati immorali i democristiani e i socialisti, non singole persone. Il moralismo fu utilizzato anche per neutralizzare l’effetto negativo sul PCI della fine del Comunismo russo. E, crearono “le Cose”, che provocarono l’inizio del viaggio verso il NULLA. Le ultime vicende non lasciano prevedere niente di buono. Poiché, la politica nazionale non può dare aiuti programmatici e culturali, deve essere la classe politica locale a dotarsi di ciò, che è indispensabile per invertire la disastrosa tendenza economica e sociale. A chi mi ha interpellato, ho consigliato di impegnarsi per capire i veri problemi e, poi, coinvolgendo valide energie , predisporre proposte valide, da sottoporre agli elettori.

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply