sabato, 7 Dicembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
A cosa serve il Rapporto SVIMEZ?

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E’ stato pubblicato il Rapporto SVIMEZ 2019. I giornali, giustamente, hanno dedicato molto spazio all’argomento, con la speranza, penso, di mettere a disposizione della classe dirigente dati utili a far migliorare la produttività politica. Io sono molto scettico. Sono anni che la SVIMEZ produce Rapporti e contributi alla comprensione dei fenomeni economici, ma la classe politica meridionale non ne ha fatto e non ne fa tesoro. Ci vorrebbe un corso di sociologia per capire le cause della refrattarietà all’apprendimento della classe dirigente meridionale in generale e di quella irpina in particolare. Mentre leggevo articoli sull’argomento, mi sono ricordato che, il 5 gennaio 2011, in riferimento al Rapporto SVIMEZ 2010, avevo scritto un articolo dal titolo “Ogni anno, le stesse parole”, che iniziava con le parole di Totò “Ogni anno, il due novembre…”. Inoltre, nell’articolo del 10 agosto 2019, dal titolo “Ogni anno, c’è l’usanza”, a commento del Rapporto 2018, scrissi “Potrei anticipare quello che leggeremo nel Rapporto del 2019. Non sono passati nemmeno tre mesi e la facile profezia si è avverata. Secondo il Corriere della Nord Sera, la SVIMEZ ha disegnato uno scenario apocalittico per il SUD. Andiamo a qualche dato. Il valore del PIL per abitante è indicativo. A fronte di una media europea di 100, nel Italia abbiamo una media superiore a 100, nel Meridione abbiamo una media di 62. Da notare che alcune regioni dei nuovi Stati membri dell’Est superano anche le regioni del nostro Nord. Risultato, che dovrebbe preoccupare le teste pensanti del nostro Paese. Richiamo altri dati, per giustificare le mie considerazioni. Rispetto al 2008, il SUD ha 295.000 occupati in meno, a fronte dei 437.000 in più al NORD. Dall’inizio del secolo, dal SUD sono andati via 2.000.000 di residenti, di cui la metà giovani. Il tasso di occupazione femminile è il 35% in meno di quello dell’EU. La tendenza demografica fa prevedere che nei prossimi 50 anni, la popolazione meridionale si ridurrà di ben 5,2 milioni. Fenomeno, che si tradurrà nella riduzione del PIL del 40%. Ho saputo che per 9 posti nell’ASL di Avellino, hanno fatto domanda più di 6.000. Perciò, basta con le fotografie annuali. Domandiamoci il perché di tali condizioni. Formica ha affermato che la classe politica attuale “non gode della protezione della memoria” e io aggiungo che quella meridionale forse non sa nemmeno da dove deve incominciare. Negli anni ’50, grandi uomini politici, volendo aiutare il Meridione a raggiungere i livelli economici e sociali del Settentrione, partorirono a Cassa per il Mezzogiorno e iniziò il periodo d’oro per il SUD. Purtroppo, il populismo-moralistico del PCI, portò allo smantellamento della Cassa, che fece ripartire l’arretramento del SUD. All’inizio del terzo millennio, mentre esplodevano la deindustrializzazione del SUD e l’economia virtuale, le nuove classi dirigenti hanno ignorato la storia, convinti, addirittura, che la storia cominciasse da loro. Se analizziamo le attuali formazioni politiche, le vediamo senza radici, senza storia e senza modelli di società, come obiettivi. Purtroppo, i dati riportati dal rapporto SVIMEZ diventano solo fotografie da mostrare nei convegni, non provocatori di riflessioni e di proposte utili a modificare le tendenze e a creare sviluppo. Per paura di apparire catastrofico, ho cercato, passando in rassegna le cose lette in questi anni, di conoscere quello che bolle nelle pentole politiche e amministrative provinciali e regionali. Richiamo i concetti espressi nell’articolo “Tanti Enti, niente sviluppo”. Ogni tanto, qualcuno partorisce una sigla (Area vasta, Distretti turistici, Progetto Alta Irpinia), che resta un cesto vuoto. Da un po’ di tempo, si sentono voci, che richiamano la Cassa per il Mezzogiorno. Buon segno, ma insufficiente. Si deve capire che le caratteristiche attuali dell’economia, più servizi che industria, richiedono più robuste conoscenze in materia economica e in politica internazionale. Consigliano, anche, di guardare le vicende italiane in una visione globalizzata o per lo meno europea. Tra l’altro, bisogna neutralizzare il fatto che l’Italia è entrata nella globalizzazione senza una vera integrazione sociale, economica e politica. Alcuni propongono, anche, la costituzione di Comitati regionali per programmare lo sviluppo. Nella stessa logica, nel 1999 proposi e, nel 2001, riuscii a fare approvare dal Consiglio Provinciale la costituzione del Comitato Provinciale per lo Sviluppo. Purtroppo, poi, fu trasformato in una commissione consiliare senza il coinvolgimento di economisti o esperti in programmazione economica. Anche la Regione, nata come Ente di Programmazione, si limita a sprecare soldi. De Luca pensa ad imitare Grillo, invece di coinvolgere energie di alto livello. Se paragoniamo il valore dei personaggi utilizzati nella prima Repubblica con quelli utilizzati nella seconda Repubblica è come se passassimo dall’oro all’ottone. D’altra parte, chi vale 5 non può scegliere chi vale 10.

Luigi Mainolfi

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