venerdì, 20 Settembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
A da passà a nuttata

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Da un po’ di tempo, leggo di iniziative di ex Democristiani, alcune tese a ricostruire un Partito di Centro e altre a far rinascere il Partito popolare. Le notizie vengono commentate con ironia e, spesso, qualificate nostalgiche o funzionali alle prossime elezioni regionali. Io, le ho trovate interessanti, anche perché sono abituato a non etichettare semplicisticamente le cose che osservo. C’è tutto il Paese, al fine di organizzare una nostra ricomposizione. Non per un’esigenza di potere, per me politica significa servizio, ma per dare un contributo alla società, che, mai come in questo momento, sembra una nave senza nocchiere, mentre si intravedono tsunami socio-economici, più devastanti di quelli creati in Gran Bretagna dalla rivoluzione industriale, di metà ‘700. Le attuali forze politiche italiane, di maggioranza e di opposizione, sono inadeguate e destinate a non durare. Parafrasando Raimon Pannikkan, possiamo affermare che il loro logos non è in sintonia con il mythos del terzo millennio. Sono nate dal caso o da calcoli sbagliati e per difendere interessi particolari, di territorio o di anche un motivo personale.

Sto cercando di sensibilizzare i vari gruppi socialisti, esistenti in categorie. Perciò, non possono avere lunga vita. Il PD, ad esempio, è a tempo determinato e ciò che avviene in quel partito dimostra che il tempo sta per scadere. Molte Forze sono nate senza un modello di società, a cui ispirarsi e chi lo aveva non l’ha adeguato alle nuove religioni sociali e, quindi, ai problemi che queste stanno creando. Tutti procedono all’insegna del “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, mentre i cambiamenti si susseguono con una tale velocità, che da provoca continui deragliamenti. Cercano di assecondare esigenze particolari, provocando l’osmosi di negatività sociali. Si scontrano buonismo e intolleranza; mendicanti e elemosinieri. Questo perché hanno sostituito la collettività con l’individuo e lo Stato con il mercato, come ha scritto Mauro Magatti. Eseguono le volontà dei poteri forti e lo si capisce dalle leggi che propongono. Il più importante argomento che, in questi giorni, tiene impegnati i politici e l’opinione pubblica, dimostra che ragionano più come appartenenti a Regioni, che alla Nazione. Inoltre, nessuna forza politica ha un omologo europeo. Le coincidenze sono occasionali e opportunistiche.

Ad esempio, non riesco a considerare il PD, con Pomicino, Letta, Franceschi e Mancino, componente del Partito Socialista Europeo (PSE). Non è per incompatibilità dei leaders, c’è anch’essa, né per la differenza culturale. La ragione è più profonda. Nella gran parte dei Paesi europei, abbiamo la presenza quasi maggioritaria di Partiti storici (Popolari e Socialisti). Questi, pur vivendo un processo di inquinamento capitalistico, con l’invasione dei poteri economici, non hanno annullato le impostazioni di fondo. Secondo me, il loro non buono stato di salute dipende dal non aver capito che il cambiamento delle caratteristiche dell’economia, da reale a virtuale, non ha eliminato la divisione della società in classi e lo sfruttamento si pratica in modo più sofisticato. Perciò, non andava sottovalutato la pericolosità del nemico di classe. Nel mondo bancario, assicurativo e finanziario i dipendenti vengono trasformati in consulenti, da sfruttati vengono trasformati in collaboratori degli sfruttatori. Con l’aumento delle Partite IVA, in sostituzione dei tradizionali lavoratori, lo sfruttamento si pratica, senza nessun contrasto, sulle famiglie, consumatrici dei servizi. Negli altri Paesi, non c’è stato il cataclisma italiano. Le conseguenze di queste distrazioni stanno sotto gli occhi di tutti, ma il totalitarismo televisivo ha trasformato i telespettatori in robot, che ripetono gesti e parole “consigliate” dai persuasori occulti, senza capire ciò che avviene. Alcuni studiosi si domandano se anche le religioni abbiano influenzato i comportamenti della politica. Da alcuni mesi, autorevoli opinionisti cercano di richiamare l’attenzione sul fatto che l’aumento della concentrazione della ricchezza, delle diseguaglianze e dei poveri trovano nel turbo capitalismo spinta e linfa.

Anche la probabilità di un disastro ambientale viene imputata alla voracità consumistica, alimentata dal mercatismo e dalla certezza che solo i consumi provocano crescita e quindi utili. Ricordare le condizioni della Gran Bretagna provocate dalla rivoluzione industriale, ci fa capire gli effetti della rivoluzione tecnologico-digitale che il mondo globalizzato sta vivendo. E’ iniziato, da alcuni decenni, uno sconvolgimento, che non dà certezze per il futuro. Inoltre, in molti Stati c’è Capitalismo senza democrazia. Era normale che sociologi, economisti e veri politici si ponessero l’antica domanda: Che fare? Sono stato spinto a queste riflessioni da diversi articoli, pubblicati sul supplemento del Corriere della Sera, “Lettura”. Due in particolare: “Antipatia per il Capitalismo” e “ Voglia di socialismo”. La conclusione è stata naturale: devono rinascere Forze politiche, che si richiamano ai valori del riformismo, sia popolare che socialista. Auguriamoci, senza i difetti di prima, ma con i pregi.

Luigi Mainolfi

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