domenica, 17 Gennaio, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Capire il cambiamento

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Da alcuni mesi, leggiamo delle preoccupazioni sul futuro del nostro Paese. Il Recovery fund è indicato come uno strumento per consentire investimenti utili per uscire dalla crisi. Tale posizione rischia di creare solo illusioni. I giornali, invece di aiutare a capire cosa fare, si soffermano su elementi che sono conseguenza del clima politico e della pandemia. Tranne qualche voce autorevole, che analizza le decisioni governative, evidenziandone i limiti e le contraddizioni, la maggioranza descrive in modo assordante prospettive fantasiose. Un altro capitolo che viene affrontato dagli opinionisti è costituito dalle discussioni e dai disaccordi all’interno dell’EU. Inoltre, le elezioni americane hanno bloccato l’interesse degli italiani, che si sono comportati come i napoletani durante i Festival della canzone. Non ho capito in base a quale legge economica, molti pensano che dall’elezione di Biden scaturiranno effetti positivi per l’Italia.

A mio avviso, di tutto si parla meno che di quello che dovrebbe servire ad affrontare il dopo Pandemia, che vedrà molti settori in crisi e un apparato statale, politico e burocratico, squalificato e inaffidabile. Vedo anche sottovalutato l’aumento della dipendenza, delle famiglie e delle imprese, dalla camorra, dalla mafia e dalla ‘ndrangheta. Intanto, il disegno di legge di bilancio per il triennio 2021-2023, come dice Cassese, “è ricco di briciole a pioggia” e porta il deficit dal 139% al 159% del PIL. Alcuni paragonano il dopo pandemia a un “dopo guerra”. Errore grave. Dopo le distruzioni provocate da una guerra, c’è da ricostruire e risistemare paesi, ferrovie, strade, ecc. E, ciò, produce lavoro e occupazione. Dopo la pandemia avremo uno stile di vita meno consumistico, meno consumatore della natura e meno vivace. Quindi è importante progettare un’economia diversa e pensare a settori che si sposino con le nuove abitudini e con nuove tipi dell’economia (es. economia circolare). Perciò, ripeto, che prima bisogna capire cosa fare e poi come concretizzarlo. Le ultime decisioni del Consiglio Ue fanno capire che è sbagliato affidarsi solo al “consumo” dei soldi Recovery fund, senza selezionare i settori di intervento e le priorità e senza abbandonare la tendenza verso l’economia della pietà, che fa aumentare “il fascino della povertà”. Il problema, prima di essere politico, è culturale. L’attuale politica è inadeguata alla bisogna. Il basso livello culturale degli eletti non consente nemmeno di scegliere consulenti adeguati. La cronaca di questi giorni è piena di esempi di familismo e di dipendenza da intrallazzatori (politica della sanità, mance, mascherine, vaccini per influenza, monopattini, ecc). Le persone che hanno serietà e i requisiti per essere buoni consiglieri non vengono coinvolte. Dalla lettura delle linee guida che l’Italia intende seguire, si evince che manca la più importante conquista concettuale: “Valorizzazione delle risorse materiali, artistiche e culturali”. Stiamo vivendo le conseguenze di un populismo immorale, di cui parlava Ugo La Malfa, che ha trovato moltissimi imitatori, diventati leader di improvvisate formazioni politiche.

 

Molte di queste sono nate senza valori, mentre altre li hanno fatti essiccare o li hanno consegnati alla Caritasi. Penso che l’attuale classe dirigente sia debole in geopolitica. In un mondo globalizzato, in cui la tendenza all’annullamento della differenze tra gli stili di vita, fa si che la qualità della partecipazione al commercio internazionale determini lo stato di salute di un Paese. L’Italia ha indebolito il settore manifatturiero, che trovava nel fascino del Made Italy un notevole supporto, facendo ridurre il nostro export. Purtroppo, nella logica del mercato unico, il nostro Paese, dopo tangentopoli scelse la strada del suicidio economico, trasferendo la produzione di beni in Paesi dove il costo del lavoro è basso e dove la burocrazia non costa. Siamo diventati importatori di beni prodotti altrove da italiani. La Cina, invece, ha il 49% del PIL che proviene dall’export. Ridurre le spese di impianto delle imprese e, tramite l’ICE , aiutarle a conquistare mercati esteri è un’azione utile all’economia nazionale. Un altro campo da curare e sviluppare è quello dell’agricoltura, i cui prodotti sono di qualità elevata, unica e inimitabile. Anche perché la qualità dei nostri prodotti non è esportabile. Secondo i greci: “I popoli che si allontaneranno dall’agricoltura sono destinati a fallire”. Purtroppo, la mania del modernismo e delle luci della città, favorita da una politica miope e adulatrice del cemento, negli anni, ha fatto allontanare milioni di persone dalle campagne. Lo spopolamento ha provocato anche l’abbandono di centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile. Sarebbe utile finanziare la nascita di Cooperative di giovani, alle quali assegnare gratuitamente in fitto terreni attualmente incolti. Invece di consumare 689 milioni in bonus vacanze, 215 milioni in bonus biciclette e monopattini.

Quando si capirà che la storia culturale, il folclore, l’arte e la bellezza paesaggistica hanno un fascino, che esperti di marketing potrebbero utilizzarlo per attrarre milioni di turisti? Purtroppo, finora non si intravede niente di positivo.

 

Luigi Mainolfi

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