venerdì, 26 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Scrive Luigi Mainolfi:
Capire le cause dei problemi

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Quando si cerca di curare i mali della società italiana, si dovrebbe partire dalla ricerca delle Leggi che li hanno provocati. Purtroppo, si ha l’impressione che l’attuale classe politica non si ponga il problema. Buon senso vorrebbe che quando si vuole costruire una proposta per risolvere un problema si partisse dalle cause che lo hanno creato. E’ utile ragionare come i medici: capire le cause della malattia e poi prescrivere la medicina. Facciamo alcuni esempi: 1) Si afferma che l’istruzione è un fattore importante dello sviluppo. Purtroppo, la scuola italiana, secondo valutazioni internazionali, lascia molto a desiderare. Finora, le forze politiche non si sono posto il problema di individuare le cause di tale scarsa quotazione. Secondo me, il primo colpo fu dato dai decreti delegati del 1974, che, sotto la spinta populista dei sindacati, introdussero elementi fuorvianti nel mondo scolastico, mentre il vento del 68 stava spazzando via la serietà dell’istruzione, sostituendola con le passeggiate e le assemblee. I giudizi annullarono la sostanza, e le sceneggiate sindacali sostituirono convegni di approfondimento con assemblee. Infine, la trasformazione dei Presidi con i Dirigenti, manovra sindacale-clientelare, sancì la trasformazione delle scuole in “cooperative di servizio”. Per molti, invece del merito, contava la tessera sindacale. Il fiume di negatività ha prodotto stupide convinzioni, come l’ Open Day ( pubblicità commerciale) che viene camuffato come orientamento scolastico (cosa seria e impegnativa) e come l’utilizzo del nome di discipline importanti , come marketing, economia finanziaria e turismo, senza assumere insegnanti abilitati in queste discipline. Inoltre, l’istruzione è stata indebolita dalla non eliminazione del valore legale del Titolo di studio, che ha favorito la nascita di fabbriche di Diplomi e di Lauree. Ormai è quasi normale che dipendenti di Enti pubblici comprino il titolo di studio per migliorare la propria posizione lavorativa e lo stipendio. Anche militari prossimi alla pensione sono buoni clienti. Se sommiamo gli incrementi delle uscite provocati da questi furti, abbiamo una cifra stratosferica. Sto notando, finalmente, che professori seri invocano la rifondazione della scuola. Passiamo a un altro avvenimento catastrofico. Politici ignoranti e populisti si fecero promotori della eliminazione delle Province, senza pensare che per un territorio, intermedio tra Comuni e Regione, sono uno strumento per unificare le varie esigenze ed affrontarle in una visione unitaria. Purtroppo, la demagogia prevalse e le Amministrazioni Provinciali diventarono cesti con il nulla. Tale scriteriata decisione ha lasciato il territorio in balia di improvvisatori, che lo hanno spezzettato in Gal, Piani di Zona sociali, Distretti industriali, Distretti turistici, Aree vaste, Zone interne e Unioni di Comuni. Inoltre, le Comunità Montane hanno perso un interlocutore e non sanno cosa fare. Di conseguenza, sono sorti molti furboni, che , nel deserto culturale e politico, cercano di essere considerati economisti e programmatori. Il risultato di tanta “scienza”è la perdita di residenti e la desertificazione di vaste zone. Un’altra decisione legislativa da eliminare è quella che porta il nome del furnastro Bassanini. Seguendo un ragionamento,apparentemente onesto, si affermava che i dirigenti apicali dovessero avere autonomia operativa. Si nascondeva o si faceva finta di ignorare che chi viene nominato a quel ruolo non potrà mai essere autonomo, essendo obbligato a chi lo ha nominato. La responsabilità dei dirigenti è servita a coprire la volontà di amministratori disonesti, ai quali era rimasto il potere di giudicare il funzionario. Prima della Legge Bassanini, un amministratore, se criticato o sottoposto a giudizio, non poteva trasferire sui funzionari la responsabilità, mentre dopo gli amministratori sono diventati inafferrabili. Durante la mia esperienza di amministratore di Comune, Comunità Montana e Provincia ne ho visto di tutti i colori. Ancora, il dramma della pandemia ha fatto esplodere le debolezze della sanità del nostro Paese. I contrasti tra il livello nazionale e quelli regionali e le polemiche tra le Regioni su ogni argomento (colori delle Zone, dpcm, bonus e giudizi sulla natura del virus,ecc) hanno fatto pensare a un manicomio. Un problema, centinaia di soluzioni provvisorie. Il peso, quantità e qualità, della Sanità privata ha fatto sentire la sua influenza non solo nel settore specifico, ma anche in economia e in politica. La sanità, per essere credibile, dovrebbe essere gestita dallo Governo centrale. Sia per rendere più efficace la ricerca sia per poter intervenire con tempestività e senza discriminazioni territoriali. La Sanità campana, ad esempio, in una gestione unitaria nazionale, non sarebbe vittima di poteri non ben identificati. Nei periodi drammatici, come quello che stiamo vivendo, la debolezza amministrativa, una classe politica incompetente e una burocrazia irresponsabile e truffaldina rappresentano una manna per i poteri criminali. Noi irpini abbiamo cattivi ricordi e un cattivo presente. Speriamo in una pulizia legislativa, per eliminare buona parte delle cause del male.

 

Luigi Mainolfi

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