lunedì, 10 Agosto, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Colao, piano colabrodo

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La saggezza popolare, la lettura di giornali e i servizi televisivi mi consigliano di capire prima di giudicare. Registro che i furbastri politici cercano di bloccare le menti degli ingenui con argomenti fuorvianti. Alcuni problemi vengono presentati come ineluttabili o come effetti della cattiva Europa. Il diluvio di decreti e il dominio del burocratese servono a distrarre. Ho letto il piano predisposto da Colao, che richiama i seguenti punti: l’intenzione di trasformare i costi del rilancio in investimenti per il futuro; pretendere di avere un’Italia più resiliente, più reattiva e più sostenibile ed equa; elencare gli assi da rafforzare, come la digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde e parità di genere e inclusione; elencare le aree di azione, come imprese e lavoro- infrastrutture- turismo, arte, cultura- istruzione, ricerca , competenza- individui e famiglie. Ma, come ha fatto rilevare la Ricercatrice Marta Fana, “il piano risulta vecchio negli intenti e superato dai fatti sociali ed economici che, in questi decenni, hanno smentito il punto di vista della task force”. Il Prof. Francesco Ramella ha sentenziato che le 102 idee danno l’impressione del “già visto” e la conservazione prevale sull’innovazione. Graziano Del Rio ha affermando che a Colao non avrebbe chiesto di affrontare l’universo e che “per i finanziamenti europei, ci vogliono programmi seri non chiacchiere”. Il pm Maresca ha fatto notare l’assenza di attenzione alla criminalità e ai suoi effetti sull’economia. Giavazzi ha qualificato “Libro dei sogni” la proposta Colao.

Per la SVIMEZ mancano strategie per il Mezzogiorno. Trovo illuminante la decisione della Mazzacurato, economista, paladina del protagonismo dello Stato nell’economia, di non firmare il documento. La crisi provocata dalla pandemia è immensa, paragonabile a quelle considerate “un castigo di Dio”. Qualcuno l’ha definita come la quarta umiliazione dell’uomo, dopo la rivoluzione astronomica, Darwin e la psicoanalisi. Gli scombussolamenti sociali, oltre ai danni psicologici su milioni di persone, stanno provocando cambiamenti nell’organizzazione socio-economica mondiale, anche con conseguenze geo-politiche. I rapporti economici stanno diventando difficili da gestire e, in alcune zone del mondo, fanno temere provocazioni militari. La storia insegna che le guerre, i terremoti e le pandemie fanno aumentare le diseguaglianze e il numero dei poveri. Perciò, per affrontarle ci vuole una logica adeguata. Nell’ultimo trentennio, il mercatismo ha fatto piazza pulita del liberismo e dello statalismo, provocando concentrazione della ricchezza in poche mani. In questi mesi, i mercatisti si stanno preoccupando per le esternazioni di quelli, che manifestano voglia di socialismo e di “economia mista”, come Beppe Sala e il Prof. Eric Vial. Costui ha affermato “il socialismo liberale è una prospettiva carica di attualità e di futuro”. Si ha l’impressione che i poteri forti stiano creando muraglie per evitare l’intervento dello Stato in economia. Per rendere comprensibile il concetto espresso dal Prof. Vial, penso sia utile una precisazione.

Nel passato, si pensava che il capitale dovesse essere gestito solo dallo Stato (Capitalismo di Stato= Comunismo) o solo dai privati (liberismo). Il contrasto tra le due posizioni è stato causa di scontri culturali e politici, che spesso confondevano le menti dei popoli. Addirittura, si arrivava a confondere il Capitale, che uno strumento dell’economia, con il Capitalista, che è quello che lo gestisce. Veniamo alla nostra realtà. Nella prima Repubblica esisteva il Ministero delle Partecipazioni Statali e l’economia era “mista”. Lo Stato partecipava alla divisione degli utili, i lavoratori erano garantiti, le imprese erano di interesse nazionali, non localistiche e la loro esistenza non era a tempo determinato. Poi, arrivarono i vandali della seconda Repubblica e diedero inizio agli intrallazzi delle privatizzazioni, che negli ultimi anni si stanno trasformando in “bombe sociali”, mentre negli altri Paesi lo Stato controlla e vigila. L’argomento richiederebbe convegni. Mi limito a riportare l’esempio della Germania. Il Ministro Peter Altmaier, braccio destro della Merkel, nell’illustrare il piano “Strategie 2030 per l’industria nazionale”, ha detto: ”Allo scopo di garantire la competitività e leadership industriale, il documento prevede una robusta e attiva presenza dello Stato nelle questioni economiche”.

Stessa mentalità negli altri Paesi del Nord Europa. Purtroppo, il piano Colao è figlio di una filosofia che è allergica alle Partecipazioni Statali. Inoltre, viene trascurato anche il fatto che la pandemia ha indebolito la globalizzazione, provocando l’esigenza di passare dalla offsharing alla reshoting. Per il nostro paese è vitale far tornare in Patria le migliaia di imprese manifatturiere ubicate in Oriente o in Europa dell’Est. Anche perché lo sviluppo della digitalizzazione, dell’innovazione e dello smart working, mentre fa aumentare la produttività, fa diminuire l’occupazione e il potere contrattuale dei lavoratori. Solo il manifatturiero può neutralizzare tali negatività. Purtroppo, il Governo nazionale e quelli regionali sono impegnati a fare sceneggiate per distrarre gli elettori.


Luigi Mainolfi

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