giovedì, 14 Novembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
Commemorare non significa utilizzare

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Un giorno, un signore portò il figlio, dodicenne, alla foce di un fiume. Il figlio gli domandò:- Papà, perché mi hai portato qua? Il padre rispose:- Per farti vedere, come è inquinata l’acqua. Il figlio replicò:- Papà, l’inquinamento alla foce la vedono tutti. Le persone intelligenti cercano di conoscere l’inizio e le cause dell’inquinamento. Il padre, in cuor suo, ringraziò il figlio per la lezione. La favola mi è tornata alla mente, nei giorni scorsi, ascoltando e leggendo i discorsi fatti per commemorare Sullo. I relatori hanno parlato anche di alcuni aspetti negativi della società attuale, senza evidenziare l’origine del processo, che li ha prodotti. Anzi, nelle loro parole si coglieva il desiderio di ricostruire le condizioni di partenza di tale processo e, a tal fine, si chiedeva anche l’aiuto della Religione (l’impegno dei cattolici). Il contrario di quello che ci vuole.

Intanto, non riuscivo a capire la presenza di Conte per onorare Sullo. Quando ho letto che Gerardo Capozza, figlioccio di Bianco, è consigliere del Presidente del Consiglio, per il Mezzogiorno, e quando ho capito il ruolo avuto da Gianfranco Rotondi, ho pensato che si stava utilizzando Sullo per rafforzare qualche disegno personale o di gruppo. Veniamo alla sostanza. Secondo me, quando si vuole esaltare l’azione di un uomo ed apparire suo allievo, bisognerebbe dimostrare di aver tentato di concretizzare qualche sua idea e di aver avuto uno stile di vita politico, che ricordasse quello del Maestro. Niente di tutto ciò. Perciò, ringrazio Nino Lanzetta, che, su Il Quotidiano di mercoledì, ha richiamato alcune iniziative legislative di Sullo, come la proposta di Legge Urbanistica, che avrebbe reso difficili le speculazioni edilizie e la distruzione di territori fertili. Se la proposta non fosse stata demolita, anche con l’impegno del Vaticano, si sarebbero preservati i centri storici dal pericolo di essere abbandonati, a favore dei “Parioli dei pezzienti sagliuti”, e di diventare scatole vuote nelle Città, con conseguenze negative sia dal punto di vista sociologico che da quello economico.

La storia e la cronaca del Centro storico di Avellino, che ha perso la capacità di attrazione di una volta, sono un “libro di economia”. Da politico, che non può non cercare di concretizzare idee e valori, Sullo si fece promotore iniziative utili a fare uscire l’Irpinia dall’isolamento (Autostrada). Il suo impegno provocò investimenti in Valle Caudina, che diedero all’agricoltura il secondo stadio dell’economia: trasformazione della merce tabacco in prodotto finito. Il Tabacchificio di Rotondi, oltre a creare occupazione, alimentò una voglia di riscatto e di crescita sociale e politica in tutta la Valle. La politica, da monopolio dei notabili, diventò popolare e vivace. Le amministrazioni locali incominciarono a cambiare colore (a partire da Rotondi). Contribuire allo sviluppo economico, alla dialettica democratica e alla crescita culturale dei cittadini è stato un grande merito di Sullo. Un sua decisione di quando era Ministro della Pubblica Istruzione non è stata mai apprezzata adeguatamente: la possibilità di utilizzare le palestre scolastiche da parte di associazioni sportive, in orario non scolastico.

Cosa semplice, ma rivoluzionaria. Inoltre, caldeggiò leggi sociali sull’estensione dei diritti dei lavoratori. Mi sento di affermare che Sullo era un cattolico riformista. Non è un caso, che quando il mondo, nel quale era cresciuto e si era formato, lo ripudiò, passò al PSDI. A questo punto, vorrei richiamare l’attenzione dei gentili lettori su un punto che ritengo importantissimo, avendo ascoltato nella giornata di lunedì scorso cose preoccupanti. Rotondi, Bianco, Mancino e il Vescovo hanno invocato il ritorno della supremazia dei cattolici in Politica, per contribuire alla sconfitta del populismo e per superare le negatività sociali ed economiche. L’Italia ha bisogno d’altro. Abbiamo bisogno di una logica europea. Rino Formica sostiene che le caratteristiche delle Forze politiche italiane attuali, figlie del moralismo immorale di cui parlava Ugo La Malfa, sono un ostacolo alla collaborazione con le Forze politiche degli altri Paesi europei. Nei quali non esistono corrispondenti della DC, del PD, dei 5Stelle, della Lega, di Forza Italia, di Italia Viva, di LEU e di Fdl. La diffidenza che gli altri Paesi nutrono nei nostri confronti, dipende anche da questa condizione. Forza Italia non ha niente in comune con il PPE e l’adesione del PD, con Franceschini, Prodi e Pomicino , al PSE è ridicola e falsa. Ridicolo è anche il fatto che gli ex –Comunisti, in Italia considerano i socialisti loro avversari e al di là delle Alpi bussano alla porta del Partito socialista Europeo. La serietà richiede altro. Speriamo che si capisca.

Luigi Mainolfi

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