domenica, 12 Luglio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Dittatura senza “divise”

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Pochi giorni fa, uscito da una edicola, vidi un mio amico netturbino, che stava svolgendo le sue funzioni. Lo salutai, lui rispose e si avvicinò, mascherina a posto. Arrivato a quasi tre metri da me, si ferma e dice: Dottò, speravo di incontrarvi per porvi una domanda su un argomento che mi perseguita. Risposi: Prego. A disposizione. Riprese: Dottò, cosa pensate del pericolo di una nuova dittatura? Sento sempre più spesso le parole fascismo e sovranismo. Come stanno le cose? La domanda non mi sorprese. Ero allenato alle sue “interrogazioni” su problemi impegnativi.

L’argomento era stato oggetto di mie riflessioni, perciò mi fu facile organizzare la risposta.
– Antonio, dittatura significa mancanza di democrazia. Tutto il potere sta nelle mani di un uomo. Il popolo deve rispettare le Leggi e “rispondere all’appello”. Chi comanda progetta stili di vita e condizioni per rispettarli. A tal fine, si cerca di inculcare nella mente delle persone concetti e valori funzionali a fare accettare le decisioni del dittatore e a far digerire i suoi comportamenti. Nelle dittature vale il detto “Chi comanda fa legge”. Le dittature, Fascismo e Nazismo, utilizzavano i militari e le parate (imitando le Religioni) per evidenziare la loro supremazia e per controllare il territorio. Negli ultimi 50 anni, nel mondo si è affermato anche un altro tipo di dittatura. Wei Wei, artista cinese, ha sostenuto che non c’è dittatura più pericolosa di quelle che non hanno bisogno delle “divise”. Queste sono difficili da individuare, perciò pericolose. Il caso italiano è illuminante. La dittatura fascista fu sconfitta dalla Resistenza, grazie alla quale nacque la Democrazia. Il popolo tornò libero e divenne protagonista delle vicende politiche. Incominciò ad eleggere i suoi rappresentanti e, tramite il referendum, poteva avanzare proposte di Legge. I lavoratori, si organizzarono in sindacati, per difendersi dai padroni e i cittadini presero coscienza dei loro diritti. Purtroppo, un poco alla volta i valori nobili della democrazia sono stati sostituiti da quelli mercantilistici e opportunistici. E’ facile costatare che la logica delle corporazioni, in voga durante il Fascismo, sta emarginando quella del sindacalismo solidale. In democrazia, se un cittadino è vittima di un sopruso deve poter rivolgersi a chi rappresenta lo Stato sul territorio per avere giustizia. Attualmente, sono infiniti i casi in cui i cittadini sono vittime di soprusi e di ingiustizie.

 

Ormai, è acclarato che la fine della Prima Repubblica fu progettata e attuata dai poteri forti, con la collaborazione dei populisti-giustizialisti. Si mirava ad avere una classe politica raccogliticcia e ignorante, più facile da gestire. Dopo 30 anni, costatiamo la presenza di una “corporazione di dittature”, alcune delle quali protette e guidate da “Circoli esclusivi”. Passo ad indicare i settori, che si comportano come dittature: Giustizia, Sanità, Confindustria, Informazione, Assicurazioni, Banche e Finanziarie. Ci sono anche le “Dittature caserecce”: mercato della droga, usura e le quattro sorelle, (Camorra, Mafia, Sacra Corona e ‘Ndrangheta ). E’ bene precisare che queste, ormai non operano solo nel Meridione, ma hanno invaso il Centro e il Nord. Un loro comandamento è: “Si va dove c’è ricchezza”. La burocrazia e le Prefetture non ostacolano l’invasione dei demolitori della democrazia. L’epidemia sta facendo emergere fatti, che dimostrano l’esistenza del processo di essiccamento della democrazia. Giudici ai domiciliari, nomine teleguidate in posti delicati della giustizia, comportamenti spavaldi delle società che gestiscono i servizi (luce, gas e telefonia). Queste hanno tentato di ridurre il mese da 31 a 28 giorni e applicato, con il consenso della magistratura, una cauzione a chi cambiava gestore. In questo labirinto dittatoriale il cittadino quanto conta? Zero. Penso che Wei Wei sia nel giusto. La cronaca giudiziaria degli ultimi anni ci ha sottoposto molti episodi che dimostravano la dipendenza dei risultati elettorali non dipenda dalla qualità dei programmi, ma dai sostenitori interessati. Potremmo affermare che nella società ci sono accordi taciti tra i vari “dittatori” di settore: giudici, camorristi, Presidenti della varie corporazioni, industriali, baroni universitari, TV, diffusori del pietismo, ecc. La cosa ridicola è che quelli che dovrebbero difendere i cittadini, come carabinieri, polizia, guardia di finanza, non contano niente, in quanto i loro capi sono soggetti alle altre “dittature”. Possiamo dire i diversi dittatori hanno concordato una divisione dei loro campi d’azione. La società sembra un gigante con una testa e molti corpi, a cui non sfugge niente e a cui nessuno può opporsi. In Irpinia, quante amministrazioni pubbliche dipendono dal sostegno elettorale di “mondi nascosti”? Antonio, devi dire ai tuoi amici di guardare nella direzione giusta, per capire.

Luigi Mainolfi

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