giovedì, 28 Maggio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Dove andremo? Dipende

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In questo clima di terrore e sotto un bombardamento di notizie e di dati relativi al COVID, non è facile decidere quale argomento trattare. Se aggiungiamo i discordanti giudizi giornalistici sugli effetti, immediati e futuri, che la pandemia potrà provocare sull’economia mondiale, su quella europea e su quella nazionale, la confusione mentale aumenta. Intanto, tutti si pongono la domanda: – Come sarà il nostro futuro? Le risposte delle persone sono influenzate dal livello culturale, dalla qualifica lavorativa, dalle simpatie politiche e dalle esperienze che stanno vivendo. Molti studiosi evidenziano una differenza, nell’ interpretare le problematiche socio-economiche, tra gli appartenenti a società, che hanno “ll Creatore” e gli appartenenti a società che hanno solo regole di vita, come Cina, India e Estremo Oriente. Altre difficoltà derivano dalla scomparsa delle chiare caratteristiche geopolitiche dei vari continenti. Una volta, erano facilmente qualificabili i “punti cardinali” della politica mondiali: Cina, Russia, Stati Uniti ed Europa. Trascurare questi aspetti, può provocare una cattiva lettura degli eventi, con la conseguenza di intraprendere strade sbagliate.

Oggi, l’economia è influenzata più dalla logica speculativa, tipica della finanza, e dalla capacità di provocare desideri fasulli, che dalla volontà di produrre beni e servizi utili a soddisfare esigenze naturali della vita. Inoltre, vengono utilizzati falsi strumenti interpretativi. La Borsa, da luogo dove avvenivano trasferimenti di Azioni di Società di capitale, viene utilizzata come arma politica. Anche in questi giorni, le Forze politiche, invece di capire le problematiche socio-economiche, iniziano le loro considerazioni, partendo dai listini della Borsa. Il valore reale delle Azioni cambia a seguito dei risultati annuali, non da un minuto all’altro. Ripeto, alle Borse non bisognerebbe dare molta importanza. Purtroppo, il nostro Paese è pieno di usurpatori della qualifica di economisti, che confondono le idee. Ancora, da alcuni anni, si parla del rapporto tra economia e ambientalismo. Se la giovane Greta Thunberg viene acclamata come una Giovanna D’Arco, dai potenti del mondo, vuol dire che si prende atto che l’economia non deve distruggere la natura e scombussolare l’ecosistema. Pertanto, nel progettare il futuro delle società, bisogna stabilire che nessun progetto debba mirare alla sottomissione o alla distruzione dell’ambiente, come, purtroppo, sta avvenendo in Australia e nel Sudamerica. La pandemia Coronavirus, secondo studiosi di fama mondiale, è conseguenza anche della distruzione dell’abitat di insetti. Dal che deriva l’esigenza di abbandonare modelli di società, basati sulla frenesia consumistica e sulla distruzione di risorse, che si sono formate nel corso di migliaia di anni. L’aumento della popolazione, con il suo tendere a consumare risorse materiali, vegetali e animali, richiede venti “pianeta terra”. E’ noto che, mentre è andata aumentando l’esigenza della quantità, i valori nobili, religiosi e non, sono stati fatti essiccare. Per cui, oggi, la ricerca del successo e della ricchezza ha ucciso il sentirsi una parte del tutto e la ricerca dell’altro. Il binomio povertà- serenità è stato sostituito dal binomio ricchezza- ansia. A questo punto, a Napoli avrebbero detto: E, allora? Per rendere comprensibile ciò che sto per proporre, richiamo un concetto di Turati “La strada, che sembra la più lunga, è la più breve”. Secondo me, bisogna ripartire dalla ricostruzione di Partiti come quelli, che videro la nascita verso la fine dell’800.

Non per nostalgia, ma per le motivazioni che li avevano partoriti. L’amore per l’uguaglianza, la solidarietà, la lotta allo sfruttamento, il bene comune, la precedenza dello sviluppo rispetto al progresso, ecc, erano il terreno in cui nacquero le prime cellule politiche. I valori cristiano sociali, che sono universali, anche se non hanno lo stesso nome nelle varie parti del Mondo, davano la carica agli “apostoli politici”. Come non ricordare la concorrenza, nelle elezioni del 1948, tra i democristiani e i socialisti. I primi volevano apparire monopolisti anche del contenuto umano del cristianesimo, mentre i secondi si sforzavano di separare il religioso dall’umano. La produzione politica della Prima Repubblica dimostra che ogni decisione maturava con ingredienti suggeriti dal popolo. L’unità dei lavoratori, attraverso la Triplice Sindacale, la collaborazione tra gli operai del Nord e i contadini del Sul, i movimenti giovanili a sostegno dei lavoratori e le alleanza politiche tra i partiti per formare i Governi sono la dimostrazione che la politica era piena di valori morali e tendeva a mitigare i contrasti tra le varie classi. Ciò, è dimostrato dai titoli delle varie decisioni, come Programmazione economica, Statuto dei lavoratori, Divorzio, Sanità Pubblica, Scuola Pubblica, ecc. Non era un paradiso, cosa impossibile da costruire, ma rispetto al populismo immorale e all’improvvisazione infernale della seconda Repubblica , era, per lo meno, un buon Purgatorio. Decidiamo di partire da lì.

Luigi Mainolfi

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