lunedì, 30 Marzo, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Far capire, non confondere

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Una volta, un consigliere comunale di Avellino mi parlava del Bilancio del Comune. Elencava cifre. Fu naturale che gli facessi osservare che le cifre indicano dei fatti, dei quali bisognerebbe parlare, possibilmente partendo dalla morfologia delle scelte politiche, che li hanno determinati. L’intelligenza del mio interlocutore provocò un suo “Grazie, per la spiegazione”. Questo riferimento, per giustificare il seguito dell’articolo. Forse, per l’età, non sopporto più opinionisti, che confondono gli effetti con le cause, creando disorientamento in chi li ascolta e dando ossigeno ai populisti e a tutti quelli, che “cercano” argomenti, per “sputare sentenze”, senza pensare. L’esempio più noto è il presentare lo spread come causa di una cattiva situazione economica, mentre è effetto delle scelte di politica economica di due Stati, Italia e Germania. Scelte, che, a loro volta, dipendono dalla caratteristiche della bussola politica delle Forze politiche al potere, nei due Paesi.

L’aver capito, da studente universitario, che, senza la conoscenza della “morfologia economica”, non si può pretendere di parlare di economia, quando devo valutare le parole o lo scritto di una persona, l’antenna mentale mi provoca l’esigenza di domandarmi se l’autore conosce la morfologia della disciplina, nella quale cerca di navigare. Il più delle volte, la risposta è NO. Secondo esempio. Da molto tempo, non so se per ignoranza o perché fanno il gioco dei loro “Pupari”, personaggi politici, “apprendisti sindacalisti”, presidenti di Associazioni di categoria ed “economisti” del regime televisivo richiamano l’attenzione del pubblico sul fatto che il totale delle pensioni da erogare, va crescendo, mentre i contributi versati dai lavoratori crescono con una percentuale inferiore.

Non ho letto, finora, cosa si propone per neutralizzare questa negatività, tranne l’implicita spinta a stipulare contratti di Pensioni integrative, con somma gioia delle Società Assicuratrici. Si parla di un fatto preoccupante, senza richiamare le sue cause e, perciò, non si propongono soluzioni. Eppure, non dovrebbe essere difficile capire che, in Italia, con una burocrazia costosa e inefficiente; un regime fiscale esoso; i condizionamenti della malavita organizzata, come Camorra e affini; la sofferenza da digerire per aspettare anni, prima di essere pagate dalla pubbliche amministrazioni, ecc, le imprese sono spinte a trasferirsi all’estero. Il 61% degli imprenditori ha dichiarato che il regime fiscale italiano e la burocrazia sono le cause della loro fuga. I dati disponibili ci dicono che le imprese dislocate all’estero sono 35.684. Il fatturato, nel 2013, è stato di 520,8 miliardi di euro. I posti di lavoro, che imprenditori italiani hanno creato nei Paesi ospitanti, sono 1.352.000.

Questi dati dovrebbero consigliare di fare qualcosa, per farle rientrare in Italia. Aumenterebbero occupazione e contributi per far crescere il “Fondo Pensioni”. Ma, la “banda dei disonesti mentali” pensa ad altro. Intanto, il nostro Paese attrae migranti, che faranno aumentare il numero dei futuri pensionati, nel mentre, nella logica della Caritas e dall’ipocrisia del Terzo Settore, si impegnano risorse per “accoglierli”, senza fare aumentare i contributi assicurativi. In Campania, ci sono 265.163 migranti, più degli abitanti dell’intera Provincia di Benevento. Nella Provincia di Avellino ce ne sono 14.642. Terzo esempio. Fabrizio Barca ha affermato che Giustizia ambientale e Giustizia sociale hanno un comune destino. Sembra una verità indiscutibile. A me, sembra un errore socio-politico. Al massimo, possiamo definirle “rette parallele”. Le morfologie delle due Giustizie, sarebbe meglio chiamarle Cultura, non hanno nessun rapporto. La Cultura ambientalista parte dal come utilizzare l’ambiente, al fine dello sviluppo, senza consumarlo o inquinarlo. Essa dipende dall’ideologia o dai valori, che guidano le Forze politiche che la formulano e, temporalmente, si deve possedere prima di progettare il percorso da fare. Inoltre, non crea conflitti tra i gruppi sociali. La Giustizia sociale nasce dopo e richiede altri strumenti per conciliare interessi contrapposti. La storia è piena di Paesi ecologici, senza giustizia sociale e di Paesi consumatori di ambiente, nei quali c’è più Giustizia sociale.

Barca propone un ragionamento, che allontana la Giustizia Ambientale. Mi fermo qui. I gentili lettori possono trovare altri esempi. In democrazia, la politica dovrebbe porsi, anche problemi di morfologia. Sono utili per selezionare la classe dirigente. La mia generazione considerava le cariche politiche un traguardo, che si poteva raggiunge dopo studio, impegno, esperienza a livello locale e conoscenze adeguate. Faccio un esempio: Un Consiglio Regionale, come può programmare lo sviluppo socio-economico del territorio, se comprende moltissimi ignoranti, trasformisti (prima mentali e poi di casacca) e “simpatici” a chi controlla il territorio. Se avessi la possibilità, farei affiggere sui muri delle città le fotografie dei Consigli Comunali della Prima Repubblica accanto a quelle dei Consigli Comunali di adesso. Avremmo la dimostrazione del percorso fatto verso il NULLA. Per i trasformisti vale quello che diceva mia madre: “Chi tene mala capa, tene buon’ per’ ” (Chi non ama studiare, si sposta facilmente, per ottenere).

Luigi Mainolfi

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