domenica, 7 Giugno, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Gli errori si pagano

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La guerra psicologica che stiamo vivendo avrebbe dovuto indurre qualche “mangia pane a tradimento” a parlare del perché il dittatore Coronavirus ha trovato l’Italia impreparata, a fronteggiare gli effetti della sopravvenuta emergenza sanitaria. Stiamo assistendo al disagio degli operatori sanitari, anche a causa della riduzione del personale avvenuta negli ultimi anni. Sarebbe interessante capire il perché del numero chiuso per l’iscrizione alla Facoltà di medicina, nel mentre aumentava l’esigenza di medici. Quando, per paura, ipotizzo l’estensione al Sud del fenomeno che stanno vivendo in Lombardia, nel Veneto e in Emilia Romagna, mi vengono i brividi, pensando alle condizioni in cui versa la sanità meridionale. E, la mente passa in rassegna le fasi politiche, che hanno influenzato la sanità. La politica degli ultimi decenni, figlia prediletta della seconda Repubblica, ha dimostrato e dimostra di non conoscere gli obblighi che lo Stato ha nei confronti della salute dei cittadini. Eppure, ci sono due referenti che, se rispettati, avrebbero provocato la costruzione di un sistema sanitario efficiente e facilmente adattabile ad affrontare eventuali calamità, come quella che stiamo vivendo.

Il primo, l’articolo 32 della Costituzione recita “La tutela della salute è un diritto fondamentale degli individui, come interesse della collettività”. Il secondo referente è il postulato dell’OMS per il quale la salute pubblica è la scienza e l’arte di prevenire le malattie, di prolungare la vita e migliorare la sanità e le vitalità mentali e fisiche degli individui e ciò, anche risanando l’ambiente e contrastando le malattie sociali. La Sanità, durante il primo Centro Sinistra, alimentava confronti e decisioni politiche. Il Ministro Socialista Mariotti, nel 1968, riuscì a fare approvare la Legge di riordino degli Ospedali, i quali furono trasformati in Enti Pubblici, passo importante per concretizzare l’art. 32 della Costituzione. Nel 1978, con Legge n.833, fu istituito il Servizio Nazionale della Sanità (SSN), che produsse un salto di qualità e di efficienza della Sanità pubblica. Con la seconda Repubblica, iniziò lo smantellamento del SSN, nel mentre i cambiamenti “modernisti” incominciavano a partorire le cause dei vari tipi di inquinamento chimici e mentali (fumo, Aids, Alcol, polveri sottili, droga), con le conseguenziali malattie sociali. Nel 2001, Legge Bindi- D’Alema, passata alla storia con il nome di “Modifica del Titolo V della Costituzione”, si riconobbe la competenza legislativa in capo alle Regioni, piuttosto che allo Stato. La tutela della salute diventa materia di legislazione concorrente, la potestà legislativa e quella regolamentare spettano alle Regioni. Iniziò la sensibile differenziazione dell’offerta reale di salute, che ha partorito e, poi, fatto crescere il fenomeno migratorio, denominato “della speranza”, che provoca trasferimenti di soldi dal Sud al Nord.

La cosa grave è che i vari Governatori ritengono naturale tale fenomeno. La Campania, nel 2017, ha versato alle Regioni del Nord, per la cura di campani, ben 380 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere i costi sopportati dai familiari. I confini delle Regioni incominciarono a delimitare modelli di sanità. Questo spezzettamento della Sanità è stato accompagnato da un gigantesco taglio degli stanziamenti al settore, 37 miliardi negli ultimi 10 anni. Non conosco le conseguenze di tali “distrazioni” in tutto il Meridione. Mi limito all’Irpinia. La prima sensazione: Sanità Pubblica inefficiente e Sanità Privata bene organizzata. Ci sono 5 Ospedali: Moscati ad Avellino, Frangipane ad Ariano Irpino, Di Guglielmo a Bisaccia, Landolfi a Solofra e Criscuoli a Sant’Angelo dei Lombardi. Nel 2018, la popolazione irpina era di 418.306 abitanti, dei quali 205.696 sono relativi al circondario di Avellino. I comuni irpini della Valle Caudina e non solo, sono attratti dalle strutture Beneventane. Sul territorio ci sono molte cliniche private: Montevergine, Villa Ester, Clinica Santa Rita di Atripalda, Villa Maria e Clinica Malzoni. Eppure, i clienti dei “viaggi della speranza” aumentano. La Politica avrebbe dovuto capire che, la Sanità stava diventando il più importante settore economico, per il PIL prodotto e per i posti di lavoro che creava. Grazie a ciò, il settore dei servizi produce il 74% del PIL. Il settore ha attratto investitori di goni genere. Sarebbe interessante capire la loro provenienza sociale. Fenomeno, che doveva allarmare le forze politiche, che dovevano affidare la gestione della Sanità pubblica a esperti seri e non a incompetenti, servi di chi dava spazio ai privati, per avere sostegni elettorali. Nel 1965, da assessore comunale del Comune di Rotondi, proposi la creazione di una Farmacia comunale, avendo intuito che sarebbero stati produttrici di entrate per il Comune, oltre a creare posti di lavoro. Questa intuizione mi ha spinto a valutare la Sanità, in coerenza dell’articolo 32 della Costituzione, il settore più importante per influenzare lo sviluppo di una società, per la quale il bene comune deve come una religione. Quanti motivi per continuare a lottare.

Luigi Mainolfi

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