lunedì, 23 Novembre, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Governare il cambiamento

0

Nella prima Repubblica, all’indomani delle elezioni, erano conosciute le intenzioni programmatiche della maggioranza. Questo perché in campagna elettorale venivano illustrate. In quella appena conclusa niente di interessante. Si mostravano più i muscoli e il potere che il cervello. In questi giorni, nonostante, sui giornali ci fossero articoli dedicati al Ricovery Fund e al MES e resoconti di convegni su problemi di economia e di politica, non abbiamo letto idee sul come utilizzare la “Manna europea”, per far rinascere la fiducia nel futuro. E dire che il Recovery Fund è Next generation Eu (Europa delle nuove generazioni). Pazienza. Lo sconforto per la scadente Politica, che sta uccidendo il futuro, è parzialmente ridotto grazie agli scritti di economisti e di persone che hanno fatto le opportune conquiste concettuali. Dani Rodrik consiglia di capire bene le condizioni di partenza, se si vuole programmare l’azione per il futuro e stabilire, in funzione del capitale fisico e di quello umano, se si appartiene ai Paesi ricchi (Germania), ai Paesi poveri (Vietnam) o ai Paesi intermedi (Singapore e Corea). Tre gruppi, tre metodi e proposte diverse. Purtroppo, l’Italia è una e bina. Perciò, richiede una logica più complessa. Se consideriamo il Mezzogiorno un territorio a se stante, gli esperti consigliano di considerarlo come il Vietnam e procedere alla decontribuzione del lavoro e ad investimenti mirati. Nei prossimi giorni uscirà il libro “Proposte per l’Italia”, curato da Alberto Orioli, che contiene interviste a Silvia Candiano, Andrea Illy, Emma Marcecaglia, Federico Marchetti, Carlo Messina e Tronchetti Provera. Ognuno porta un contributo di pragmatismo alla conversazione sul rilancio del Paese e sulla Next Genaration EU. I punti sui quali consigliano di investire sono l’educazione, le telecomunicazioni, l’istruzione e la ricerca.

Illy, a sua volta, richiama le riforme che aspettano a partire da quelle industriali, mentre Russo consiglia di rifondare le filiere del tessile e della moda. Secondo Visco occorre recuperare il gap in istruzione e ricerca. Sabino Cassese, nella Lezione sul supplemento LA LETTURA del Corriere, ha scritto cose che confermano quanto innanzi. La prima considerazione che è scaturita da queste letture è stata: “La politica cosa propone? Quella meridionale si limita a chiedere soldi e la riduzione degli oneri sul lavoro e quella nazionale perde tempo dicendo cose generiche. Non posso non costatare che rappresentanti del capitalismo italiano hanno fatto proprio quello che proponevamo, come socialisti nel 1982 (Governare il cambiamento). Era chiaro che si voleva che il cambiamento, a cui si faceva riferimento, fosse governato dallo Stato. Per colpa dei giustizialisti, sostenitori di tangentopoli, il cambiamento è stato, poi, “governato” dai poteri economici nazionali e mondiali. Non è una contraddizione se le forze economiche propongono oggi quello che i loro antagonisti proponevano 40 anni fa. La cupola degli imprenditori, che sfruttò la debolezza politica, a partire dagli anni 90, adesso vuole la disponibilità della politica per fare da supporto ai loro piani. Hanno preso atto che un Paese, che destina alla ricerca solo l’1,5% non li aiuta a gareggiare con le imprese straniere.

 

Sanno che il cambiamento in atto ora è più difficile da governare e, sapendo che la concorrenza nel mondo globalizzato è spietata e che l’estremo oriente è proteso verso l’ulteriore conquista dell’occidente, chiedono aiuto alla Stato. Una politica seria dovrebbe anticipare gli eventi e gestirli in una logica derivante dalla sintesi dei valori socialisti democratici- cristiano sociali (vedi Germania). Nel nostro Paese, le differenze tra il Nord e il Sud sono come quelle tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri. Quindi, in una logica nazionale, bisogna neutralizzare una differenza di cui nessuno parla. Come si fa a non capire che, se il tempo di percorrenza della distanza tra i capoluoghi di provincia meridionali è il triplo di quello necessario al Nord, le condizioni socio-economiche tendono a divaricare. Perciò, se si parla solo di strade ferrate ad alta velocità e di assi viari da far gestire a privati, senza rendere “più vicine tra di loro le città meridionali e i luoghi di interesse turistico e culturale, la distanza tra Nord e Sud tenderà ad aumentare. Se si pensa di investire in settori tradizionali (edilizia e opere pubbliche), mentre si lascia al Nord e all’estero il monopolio nei settori virtuali” bancario, assicurativo e finanziario, il Sud non uscirà dal sottosviluppo. L’economia virtuale ha bisogno di una merce, di cui il SUD è ricco: il risparmio. Regalarlo al Nord o all’estero è da stolti. Si è stolti anche quando si chiedono soldi senza avere idee serie da concretizzare.

 

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply