mercoledì, 5 Agosto, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
I doveri del cittadino

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I risultati delle elezioni in Francia mi hanno spinto a fare alcune considerazioni. In Francia, i movimenti politico –sindacali che negli ultimi tempi hanno ravvivato il dibattito e le piazze, a partire dai gilet gialli, hanno determinato le premesse per dare una batosta elettorale a Macron e per far riprender quota a formazioni politiche, come verdi e socialisti, che sembravano scomparse. Non possiamo non sottolineare il fatto che in Italia, il movimento delle “sardine”, che voleva apparire rivoluzionario, si è abbacchiato sul PD e su Conte e, dopo qualche ipocrita e calcolata accoglienza, è scomparso nella palude qualunquista. In Francia gli elettori hanno premiato i Verdi, i Socialisti e il Partito della Le Pen, dimostrando di scegliere modelli sociali, non slogan populisti. E’ stato lo sbocco naturale delle cose fatte e dette negli ultimissimi anni, a dimostrazione che erano cose serie, non esibizioniste o festaiole.

E’ stato onorato il principio secondo il quale, il cittadino deve avvertire il dovere di difendere la democrazia, vigilando sul comportamento dei suoi rappresentanti, promuovendoli o condannandoli in occasione delle elezioni. Le quali, non a caso, vengono chiamate anche “votazioni”, per l’espressione del voto. Potremmo assorbire un altro insegnamento: ripartire dai comuni con facce pulite e con programmi concreti, comprensibili e seri, per far rinascere la politica ed estenderla a livello nazionale. In Italia, purtroppo, i cittadini non si sentono obbligati ad onorare il dovere di essere guardiani della democrazia. Parlo con persone di ogni livello culturale e sociale e quando il confronto si sposta su fatti politici o sulle decisioni governative o amministrative, sento, quasi sempre, frasi fatte, che sembrano lenzuola per coprire i cervelli. Le più comuni: “so’ tutti e ‘na manera”, “so’ tutti mariuoli”, “scart fruscio e pigli primera”, “nun vac’ a vutà”, “ me ne fott’ e chell ca succede”, ecc… Se si cerca di capire la causa di queste reazioni, si scopre che c’è sempre una richiesta non esaudita, una promozione ostacolata o un conoscente immeritatamente gratificato.

Invece di esternare volontà a difesa della democrazia e del senso del dovere, manifestano rassegnazione e menefreghismo rispetto all’inquinamento della democrazia e alla degenerazione della società. In moltissimi comuni della nostra provincia, la camorra la fa da padrone, in molti settori, anche con effetti sociologici (droga e terzo settore). Molte amministrazioni sono sostenute dai capi bastoni. Tutti vedono e sanno, ma nessuno fa niente per ostacolarli. Inoltre, di fronte all’inefficienza delle amministrazioni, all’affarismo degli incarichi, allo spreco di risorse, al familismo e alla mancanza di proposte per lo sviluppo democratico della società, tutti girano la testa dall’altra parte.

I partiti di una volta, che erano sintesi di ideali, cultura e obiettivi, alfabetizzavano, educavano e formavano cittadini responsabili. Anche nei piccoli comuni esistevano le sezioni, nelle quali si discuteva dei problemi locali e, periodicamente, si affrontavano problematiche di politica nazionale. La politica era diventata una religione laica utile per rendere la società migliore. La partecipazione popolare raggiungeva percentuali altissime. Alle elezioni del 1948 i votanti furono il 92,8%. Grazie alla buona politica furono raggiunti risultati economici e sociali di alto livello. La classe lavoratrice diventò sorgente di classe media. Il numero dei poveri si riduceva e le garanzie assistenziali aumentavano. La classe imprenditoriale, che realizzava redditi, creando lavoro, trovava nei sindacati interlocutori responsabili, pronti, però, ad ostacolare eventuali tentativi di soprusi. Lo Statuto dei lavoratori diventò un calmante sociale. La presenza delle partecipazioni statali mitigava la tendenza alla supremazia del capitalismo.

Purtroppo, la seconda Repubblica, figlia del matrimonio moralismo- giustizialismo, con la benedizione dei poteri forti, ha favorito il liberismo, che grazie alle attività bancarie, assicurative e finanziarie, si è trasformato in mercatismo. I giornali di questi giorni ci stanno facendo conoscere realtà raccapriccianti come l’esplosione dell’usura, la dipendenza di vasti settori dell’economia dalla ‘ndrangheta calabrese ed episodi relativi alla sudditanza della magistratura ai poteri forti mondiali. Si ha l’impressione che la maggioranza degli italiani abbia perso il senso del dovere, anche a causa dell’essiccamento delle tradizionali agenzie culturali (famiglia, scuola e ambiente) e dei cattivi esempi dati da chi predicava bene e razzolava male. Vedendo le conseguenze della politica diventata macchietta, mi sento ancora più motivato a pretendere che i cittadini esercitino il dovere di difendere la democrazia. Ho sempre pensato che, per pretendere il rispetto dei propri diritti, bisogna dimostrare di ottemperare ai propri doveri. Quando ho occupato cariche politico-amministrative, ho cercato di essere coerente con tale principio. Dobbiamo renderci conto che per essere stimati nel contesto europeo dobbiamo essere meno furbastri e più attivi nella difesa delle regole democratiche. Chi fa il proprio dovere contribuisce al miglioramento della società.

Luigi Mainolfi

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