martedì, 29 Settembre, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
I sagrestani non celebrano Messe

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Le critiche che politici italiani fanno al comportamento dei Paesi “frugali” stanno facendo emergere la superficialità della politica italiana e la contraddizione di molti nordisti (democratici e leghisti). Qual è la contraddizione? Quelli che vogliono l’autonomia regionale, per non essere danneggiati dalla lentezza del sud e dal clientelismo spendaccione meridionale, considerano presuntuosi i tedeschi, arroganti i francesi e frugali gli olandesi, che dimostrano preoccupazioni per gli effetti europei della politica italiana. La diffidenza degli europei deriva, anche, dal constatare che, in Italia, su 31,2 miliardi disponibili, ben 30,6 miliardi (98%) sono stati destinati alle politiche passive (RdC, Bonus, ecc.), che non producono sviluppo. Destinare solo 2% alle politiche attive è catastrofico. Se tra gli italiani, uniti dalla storia e dalla cultura ci sono diffidenze, gelosie e diversità prospettiche, perché ci scandalizziamo, se alcuni popoli europei, con i quali siamo ancora nella fase di rodaggio per l’U.E, ci osservano con diffidenza? Le caratteristiche dello scontro alimentato dagli antieuropeisti mi fanno temere la cancellazione di tutti gli argomenti, culturali, politici ed economici, che fecero maturare l’idea del Manifesto di Ventotene, primo passo del processo verso la costituzione dell’Unione europea. Sarebbe utile, ogni tanto, ricordare i valori culturali, gli ideali e la formazione politica di Spinelli, Colorni, Ernesto Rossi, Salvemini, Ada Rossi e compagni, che erano quelli del Partito d’Azione, del socialismo, dell’antifascismo e della laicità.

 

Illuminante era anche il loro motto: “Europa libera e unita”. Le bufale populiste e sovraniste fanno dimenticare gli effetti positivi fin qui conseguiti, come l’uscita dei paesi europei dalla sudditanza verso le potenze, che nel periodo della Guerra fredda (USA e URSS), tenevano diviso il mondo per controllarlo e gestirlo. La decisione che Trump ha preso contro la Germania, conferma tale cambiamento. L’ignoranza, la furbizia e l’improvvisazione della classe politica italiana non fanno capire l’importanza di una politica unitaria europea per contrastare la volontà egemonica del capitalismo di Stato (comunismo) cinese. L’imperialismo commerciale, del quale anche “la via della seta” può diventare un pericoloso strumento, tende a schiacciare le economie di singoli paesi. L’Europa è un mercato appetibile e l’Italia è una porta d’ingresso. L’Australia e Zone dell’Africa confermano l’invasione cinese.

 

L’episodio dei 260 pescherecci cinesi, che stanno invadendo le Galapagos, è un’altra dimostrazione della voracità cinese. La preoccupazione di Spinelli e compagni di vedere danneggiati i paesi europei dall’allora nascente internazionalizzazione dell’economia, era niente rispetto ai danni che può provocare l’imperialismo commerciale, figlio della globalizzazione. Non bisogna dimenticare che l’Italia ha appena lo 0,85% della popolazione mondiale; la prevalenza di piccole imprese; il costo del lavoro alto ed occupa uno degli ultimi posti nella graduatoria mondiale della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Miope è chi non vede, nonostante l’Europa Unita, l’emarginazione di questa parte del vecchio continente nella lotta commerciale tra oriente e occidente. Angelo Panebianco, fa derivare la forza degli antieuropeisti dal fatto che essi possono giocare sulle emozioni, perché “fanno leva su depositi di memorie e sentimenti che appartengono alle varie comunità nazionali”. Mentre gli europeisti, in particolare quelli italiani, non facendo emergere le ragioni profonde delle divergenze, incontrano difficoltà a far crescere i sostenitori.

 

Secondo Panarari, a Bruxelles si gioca uno scontro di politica e filosofia economica. Nel nostro Paese le differenze tra il Nord e il Sud derivano dalle differenze socio- economiche e politiche. Al Nord c’era una borghesia produttiva, che guardava al di là delle Alpi, mentre al Sud c’erano i nobili, che, in sintonia con la Chiesa romana, si accontentavano di un’economia si sussistenza e tenevano bloccato l’ascensore sociale. C’era più pietismo che intraprendenza. Con l’Unità d’Italia, non si espanse al SUD la volontà imprenditoriale del NORD, ma i proprietari terrieri meridionali diventarono “Vicari” delle imprese del NORD. Iniziò l’indebolimento dell’apparato industriale del Sud (vedi Seterie di San Leucio), come contropartita della conquista dei mercati esteri da parte delle industrie del NORD. Tranne il periodo della Cassa per il Mezzogiorno e quello della Programmazione economica, il SUD è rimasto piagnone e improduttivo. Chiedeva soldi senza saperli investire (vedi il dopo terremoto irpino). Nella seconda Repubblica, la situazione è peggiorata. Centri industriali, come Bagnoli, scomparsi, o, come Taranto, in perenne crisi. E cosa dire del Banco di Napoli? Intanto, sta crescendo l’economia della pietà e dell’assistenza, che trova, nel matrimonio tra i buonisti e le Curie, la linfa per crescere ed espandersi.

 

E, la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta e la “sacra corona” regnano incontrastate. Anche il comportamento sul fenomeno dei migranti diventa un motivo di preoccupazione per alcuni Paesi europei. I nostri politici, invece di eliminare le negatività, fanno gli offesi e lasciano peggiorare la situazione.

 

Luigi Mainolfi

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