martedì, 29 Settembre, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Idee confuse confondono

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Il Covid 19 ha provocato l’esigenza di valutare la variazione del PIL su base trimestrale per conoscere in tempo reale le tendenze economiche. I numeri sono diventati le moderne ideologie e, sostituendo o ignorando le discipline universitarie, vengono utilizzati come punti di un percorso, di cui non si conosce la direzione. Il dichiarare di volerli far migliorare diventa un argomento per confondere le menti degli elettori. Le decisioni europee hanno messo a disposizione soldi per fare investimenti finalizzati a superare l’attuale crisi economica. I soliti imitatori hanno giudicato l’assegnazione dei 209 miliardi all’Italia come un nuovo Piano Marshall, dimostrando la loro superficialità. Le ragioni di questo piano, che furono illustrate il 5 giugno 1947 nel campus dell’Università di Harvard, non hanno niente in comune con le decisioni dell’E.U. Nel 1947, le cose da fare erano note, bisognava ricostruire ciò che la Guerra aveva distrutto.

 

Adesso, le cose da fare sono ancora da definire. Finora solo parole e pagine stampate. Purtroppo, i nostri Governanti dimostrano di non conoscere il pensiero di Filippo Turati: “lo sviluppo si fa con la macchina a vapore e con l’elettricità non con gli o.d.g e nemmeno con i congressi”. Oggi avrebbe detto: “non con i decreti e nemmeno con gli stati generali”. Si pensa a tranquillizzare gli elettori e ad attrarre quelli che cercano di fare affari. Sabino Cassese ha affermato che gli ostacoli burocratici riducono gli effetti delle provvidenze, ricordando che per aprire una gelateria bisogna fare 73 adempimenti e rivolgersi a 26 enti diversi e che i soldi disponibili per l’ANSA dovevano essere spesi in 90 giorni e ne sono passati già 900. Un’altra preoccupazione nasce dal constatare che l’Italia viene divisa in Nord e Sud, quando si tenta progettare cosa fare, invece di ragionare in una visione unitaria e solidale. La miopia della politica nazionale e soprattutto quella della “Magna Grecia” hanno fatto sì che vaste zone non vengano più coltivate e, mentre creano problemi di sicurezza ambientale, stanno diventando deserti sociali. Ci sono Comuni nei quali il valore del patrimonio edilizio è prossimo allo zero. Perciò, ritengo urgente una nuova legge per invogliare i giovani a creare iniziative economiche, invece di distribuire mancette o elemosine.

 

Potrei continuare a richiamare particolari, che dimostrano l’impreparazione della classe politica, ma vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori un argomento più importante. Quando si parla o si scrive del futuro economico del nostro Paese, si trascura il rapporto tra la natura dell’economia e le difficoltà di adeguarla alle “nuove mode e nuovi stili di vita”; si trascura l’influenza dei flussi migratori sui rapporti impresa-lavoratori, in conseguenza anche dello snaturamento della funzione del sindacato; si trascura l’aumento dell’invasione di magnati stranieri, che comprano “beni che producono ricchezza”, come il caso dell’isola Gallinara venduta a un magnate ucraino; si trascura la putrefazione e la corruzione della burocrazia di tutti i settori (magistratura, forze armate, sanità, amministrazioni pubbliche). Il suo costo, causato dagli stipendi scandalosi, fa aumentare solo i risparmi dei percettori, non i consumi. Quando il settore più importante era quello industriale, 74% del PIL e quello dei servizi era del 21% del PIL una pandemia avrebbe fatto meno danni economici di quelli provocati dal Covid 19, che ha trovato un’economia di cui il 74% del PIL proveniva dai servizi, che vivono grazie ai movimenti delle persone (ristoranti, turismo, discoteche, iniziative artistiche e teatrali, ecc). Il lockdown ha danneggiato queste attività, mentre la produzione industriale a luglio è aumentata del 7,5% rispetto a Giugno. Siccome, gli esperti ritengono che in futuro si possano verificare altre pandemie, è vitale far crescere il settore industriale e quello dell’innovazione.

 

A tal fine, bisogna ridurre al minimo le spese di impianto delle imprese, che, rispetto a quelle degli altri paesi, sono scandalose e si pagano prima di iniziare ad operare; annullare il costo della burocrazia al fine di invogliare le imprese italiane, che operano all’estero, a tornare in Italia. Nel mentre si cerca di fronteggiare i problemi del momento bisogna progettare il futuro. A tal fine, è necessaria la seguente conquista concettuale: la durata delle rivoluzioni industriali si è ridotta enormemente. La prima durò 80 anni, la seconda 40, la terza non più di 30. La quarta, quella attuale, legata alle innovazioni tecnologiche, forse durerà tra i 5 e i 10 anni. Perciò, occorre più presbiopia e più dinamicità nella formazione dei giovani. La scuola deve essere in sintonia con la velocità di cambiamento della società. Per quanto innanzi, c’è bisogno di una vera classe politica. Purtroppo, quella attuale ricorda le battute di Pazzaglia e di Catalano, in “Quelli della notte”.

Luigi Mainolfi

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