martedì, 20 Ottobre, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Il festival delle frasi fatte

0

L’articolo “Le storie e gli identikit dei candidati governatori” di Gabanelli-Ravizza ricorda i requisiti necessari per poter aspirare a diventare Governatore. I più importanti, secondo il politologo della Statale di Milano Nicola Parisi, sono buon titolo di studio, alta reputazione, nessuna pendenza con la giustizia, conoscenza delle priorità politiche ed economiche della Regione e profonda conoscenza della macchina politica e amministrativa. Ho sempre insistito sulla necessità di possedere anche altri requisiti, come conoscenza dei problemi e il rapporto tra il territorio che si deve amministrare e quelli nazionali e esteri. Inoltre, non bisogna concepire l’impegno politico come un lavoro, non bisogna avere contrasti patrimoniali con il territorio che si deve amministrare e bisogna possedere attestati di serietà e onestà. Queste caratteristiche dovrebbero essere possedute anche dai candidati al Consiglio Regionale.

 

Nel passato, di solito, i candidati alla Regione provenivano da esperienze amministrative nei Comuni, nelle Amministrazioni Provinciali, da anni di militanza politica e da esperienze sindacali. Oggi, tranne eccezioni, escono a caso, come i numeri al lotto. Negli ultimi anni in politica si segue il metodo inverso a quello seguito per le carriere militari: si parte da Generale e, poi, si va verso la qualifica, attribuita dal popolo, di soldato semplice. Eppure, oggi, in una “società liquida”, come sostiene Bauman, è più difficile correggere le tendenze negative e fare progetti “solidi” per il futuro. Inoltre, i confini tra gli amici e i nemici della società sono labili e il processo sociologico influenzato dal conformismo, dal pietismo e dalla confusione tra diritti e solidarietà, fa considerare utile il dannoso e cattive le scelte intelligenti. Non è un caso se aumentano le diseguaglianze e i poveri. Adesso, qualche “illuminato” incomincia ad ammettere che l’urbanesimo, da “mani sulla città”, ha attratto residenti, trasformando le Città in megalopoli, con l’aumento degli homeless e dell’insicurezza. L’equilibrio tra le varie classi sociali è quasi scomparso. Warren Buffett ritiene che forse il padronato ha vinto troppo, scompaginando la classe lavoratrice. Il sindacato ha perso capacità contrattuale e i Partiti recitano il Pater noster (Dacci oggi il nostro pane quotidiano). Perciò, è vitale per la democrazia la necessità di avere eletti in possesso delle caratteristiche di cui innanzi. Poiché, si teme che nel dopo pandemia, il popolo sarà più povero, più chiuso e più disorientato, è importante avere una classe dirigente degna di questo nome. Gli eletti sono la parte della classe dirigente che ha più potere e che deve contribuire allo sviluppo dell’Azienza Regionale e Nazionale. All’Open day di Rcs Academy è stato affermato che per le imprese il capitale umano deve avere più competenze. Se amministrare una Regione è più impegnativo, le competenze dei responsabili devono essere più elevate. Perciò, in occasione di elezioni, dovrebbe essere obbligatorio valutare la qualità dei candidati. Nella prima Repubblica, molto tempo prima dell’apertura della campagna elettorale, ogni partito organizzava convegni per confronti sui problemi della Provincia e della Regione in una visione nazionale. Era politicamente obbligatorio chiedere consensi sulla base di una proposta programmatica. Ricordo il convegno della Federazione irpina del PSI, 3 aprile 1971, in cui Manlio Rossi-Doria illustrò “L’Irpinia e le zone interne nello sviluppo regionale”. Ogni tanto lo rileggo, ravvisando l’attualità delle proposte contenute e le paragono al vuoto programmatico delle forze politiche attuali, che si contendono il potere. Ormai, la campagna elettorale è terminata. E’ legittimo domandarci: “Cosa resta nella mente degli elettori”? Quali proposte influenzeranno il loro voto? Tranne qualche riferimento generico al turismo, come settore produttivo, solo espressioni banali.

Il Quotidiano del Sud ha chiesto a molti dei 100 aspiranti consiglieri perché si sono candidati. Riporto alcune risposte: 1) Me lo ha chiesto il Governatore; 2) Impegno per i piccoli borghi; 3) Grande amore per questa terra; 4) Costruire una porta con la Regione; 5) Non si può sempre stare a guardare; 6) Sostegno alla natalità; 7) Per il futuro dei giovani; 8) Difendere il Landolfi; 9) Democrazia che sale dal basso; 10) Rappresentare il territorio; 11) Non smettere di sognare; 12) Voglio metterci la faccia. Una desolazione, che fa intravedere un futuro preoccupante. Se domandiamo ai responsabili delle liste che non si richiamano a nessuna forza politica le ragioni della loro decisione e della loro collocazione, difficilmente, abbiamo una risposta. Non hanno il coraggio di ammettere che, così facendo, sperano di stare “int’ ‘a menata” ed essere ricompensati, mentre della soluzione degli annosi problemi se ne impipano. Intanto, le persone serie continuano a soffrire.

 

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply