giovedì, 12 Dicembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
Il problema del SUD e l’autonomia

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Gli articoli, che parlano dell’autonomia differenziata, diventano sempre più numerosi. I punti di osservazione dell’argomento sono diversi e diverse le conclusioni. Queste risentono del livello culturale e delle conquiste concettuali dei vari autori. Anche i lettori, ed io sono uno di questi, li leggono e li valutano in base al loro “modo di pensare”, che è il risultato di molti fattori. Tra i quali, ci possono essere lo strumentale calcolo elettorale e l’esigenza di dire “io esisto”. Se, dopo mesi di confronti, ognuno resta sulle sue posizioni, c’è qualcosa che non va. Secondo me, l’argomento non viene inquadrato in un discorso politico generale e si trascurano le cause, che fanno considerare, a molti, l’Italia, come una sommatoria di Regioni. Al primo anno di Economia e commercio, il corso di Morfologia Economica iniziava con lo studio delle Culture orientali, delle Religioni e delle varie Organizzazioni similari. Nei primi giorni, pensai di aver sbagliato facoltà. Dopo, capii l’importanza dello studio di quegli argomenti, che mi fecero fare una conquista concettuale, che è diventata la mia bussola: capire la cultura dei “Gruppi sociali”, piccoli o grandi, per prevedere e interpretare i loro comportamenti. Lo studio della storia economica del Mezzogiorno, le esperienze politiche giovanili e gli insegnamenti di Manlio Rossi-Doria mi hanno preservato dal cadere in un burrone concettuale: dare sempre la colpa ad altri, delle nostre sconfitte. Ciò, mi è utile per valutare razionalmente il dibattito in corso sull’Autonomia differenziata. Le Regioni del Nord cercano di rafforzare la loro già favorevole posizione istituzionale, al fine di trarre ulteriori vantaggi finanziari. Ritengo sia sacrosanto contrastarle, in nome di una visione unitaria del Paese, non solo ideale, anche pratica. Perciò, un plauso ai Politici e ai Giornalisti, che si stanno impegnando in tale tentativo. La globalizzazione, che ha fatto esplodere la concorrenza tra gli Stati, dovrebbe consigliare a tutti gli italiani l’impegno a far rinascere lo spirito nazionale. Inoltre, bisogna capire che se il Meridione, abbandonato al suo destino, viene considerato solo comodo mercato per il Centro – Nord, prima o poi, le sue negatività invaderanno anche le Regioni egoiste. ‘Ndrangheta, Camorra (anche irpina), Mafia e Sacra Corona si sono già allargate e stanno trovando nel Nord un nuovo paradiso. I furbi del Nord, dovrebbero saper leggere le condizioni di alcuni Stati Americani, loro ispiratori, per la logica economica e per gli stili di vita.

L’ aumento della ricchezza, non circolare, fa aumentare i poveri, nelle grandi città. Ritengo, però, che noi meridionali, nel mentre poniamo in essere tutte le iniziative utili ad evitare la scissione del Paese, dobbiamo analizzare il comportamento delle nostre classi dirigenti. Cosa fatta dall’economista Emanuele Felice, che ha sintetizzato le sue conclusioni nel titolo del suo libro “Morire di aiuti”, volendo dire che le cascate di soldi caduti sul Mezzogiorno, nel corso dei decenni, hanno, prima, inquinato le menti e, poi, ammalato il corpo. Negli ultimi anni, la malattia del sottosviluppo si è aggravata e, se non chiediamo aiuto alle energie fervide e oneste, la morte si avvicinerà. Purtroppo, ci vuole un miracolo. La classe politica di una volta aveva conoscenza, anche se i residui borbonici ostacolavano la comprensione delle regole per uno sviluppo dal basso, nel mentre la borghesia settentrionale gareggiava con gli omologhi d’oltralpe. Quella di oggi, fa pensare che Isaac Asimov, si riferisse al nostro SUD, quando ha scritto “Il culto dell’ignoranza”, nel quale si legge “La mia ignoranza vale quanta la tua conoscenza”. Inoltre, Accettaro e De Blasio, hanno analizzato gli innumerevoli strumenti legislativi, creati per provocare sviluppo nel Meridione, come Patti Territoriali, Contratti d’Area, Fondi Europei, Fondi strutturali, CIS, Attrattori turistici, ecc. Hanno costatato che di sviluppo, nemmeno l’ombra e che la distanza dal Nord è aumentata, vasti territori rischiano la desertificazione, eserciti di giovani lasciano il Meridione (dal 2012 al 2017, ben 879.712 unità), ecc. Alla fine, hanno pubblicato un volume dal titolo significativo e illuminante “Cancellare le politiche di sostegno al Mezzogiorno”. Gli aiuti sono diventati più cloroformio per le menti che strumenti per lo sviluppo. Elenchiamo alcuni dei problemi, che non ci fanno onore: 1) I rifiuti campani vengono inviati, pagando, all’estero; 2) I pazienti meridionali si curano negli ospedali del Nord; 3) Migliaia di studenti si iscrivono alle Università del Nord; 4) Nessuna Provincia ha un Piano di sviluppo; 5) I collegamenti viari e ferroviari sono disagevoli e scarsi; 6) Il Sud, con luoghi incantevoli attrae solo il 6% degli stranieri, che vengono in Italia; 7) Le scuole meridionali, invece di fare orientamento scolastico, al fine di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, fanno ridicoli Open day. Perciò, mentre diciamo no all’Autonomia differenziata, usciamo dalla logica dell’intrallazzo e tuffiamoci in quella dello sviluppo.

Luigi Mainolfi

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