giovedì, 26 Novembre, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Intelligenza non furbizia

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Spesso mi domando perché, in un periodo di monopolio democristiano, incominciai ad avvicinarmi al partito socialista e perché, come primo impegno, cercai di organizzare i contadini del mio comune, riuscendo a creare la Cooperativa Valle Caudina. E, non mi fermai quando, grazie a una soffiata, evitai un agguato. Sicuramente, fui influenzato dall’Espresso, dal comizio di Pietro Nenni a Cervinara e dall’attivismo di mio padre, che dopo essere stato segretario della sezione comunista (1946), al ritorno dal Venezuela, nel 1961, aderì al PSI, grazie all’attivismo di Carlo De Bellis. All’Università il Professore di Economia Politica mi diede gli strumenti “scientifici” per trasformare la predisposizione in azione politica. Mi convinse il suo sostenere che il binomio socialismo –valori cristiano sociali era ottimale per lo sviluppo della società e per la dignità dei lavoratori. Nel corso degli anni ho potuto verificare la giustezza degli insegnamenti ricevuti. La politica è il risultato della conoscenza di molte discipline sociali, tra le quali la psicologia delle masse e la cultura dei popoli, sintesi di Religioni, di filosofie e di avvenimenti storici. A queste considerazioni sono tornato per interpretare gli avvenimenti attuali e per capire il percorso da intraprendere per uscire dal caos, provocato dalla pandemia, che è prima concettuale e poi programmatorio. Ogni giorno che passa mi rendo conto che il coronavirus, oltre ai milioni di contagi e alle centinaia di migliaia di morti, sta creando danni economici alla società e incertezze alle persone. Gli scienziati stanno studiando per trovare il vaccino capace di debellare la causa della pandemia.

Cosa indispensabile, ma non sufficiente a neutralizzare le incertezze derivanti dalla rottura dell’equilibrio tra la presenza quantitativa e qualitativa dell’uomo e la natura, come sostengono Liotta e Clementi nel saggio “La rivolta della natura”. Per quanto riguarda la “pandemia economica” l’impegno per superarla non è meno difficile, in considerazione degli innumerevoli elementi che la influenzano e per la loro dinamicità. E’ bene precisare che non siamo in presenza di una crisi tradizionale, ma di un evento epocale. Le crisi conosciute negli ultimi decenni avevano una causa facilmente individuabile e neutralizzabile. Quella del 2008 fu importante, ma dopo alcuni anni diventò un ricordo, mentre quella del 2012, grazie al “Whatever it takes” di Draghi, durò poco. Quella attuale dipende da effetti provocati da cause difficili da neutralizzare. Alcuni, la considerano effetto di una guerra commerciale tra l’Oriente e l’Occidente.

In mancanza di certezze, il comportamento dei popoli non è prevedibile e perciò diventa difficile decidere le scelte politiche da attuare. Le incertezze stanno provocando un problematica inversione. L’ottimismo economico mondiale dell’ultimo cinquantennio, che ha prodotto uno sviluppo crescente, ha subito un blocco, che fa intravedere l’affermarsi di un pessimismo esistenziale e un raffreddamento delle relazioni tra gli Stati. La fase 2 si è conclusa con le seguenti previsioni del PIL 2020: PIL mondiale -3%, PIL U.E -7,1% e PIL Italia -9,1% ( per il FMI -12,8%). La peggiore previsione è relativa al Venezuela, -35%, che si aggiunge al -15% del 2019. Alcuni Istituti specializzati si avventurano a fare previsioni anche per il 2021. Secondo me, ciò è avventato, non avendo, i vari Stati deciso con esattezza cose fare per il 2020 e le linee strategiche delle politiche economiche per gli anni successivi.

Fermiamoci al nostro Paese. Una crisi influenzata da infiniti elementi non può essere affrontata con 19 politiche regionali e con un’economia divisa in due, quella settentrionale e quella meridionale in continuo contrasto. Il Governo ha prodotto vagoni di carta per “non spiegare” cosa fare, dimostrando di non avere idee chiare sulle cause da superare e sul modello da perseguire. Faccio alcun esempi:1) Assegnare al turismo un valore salvifico è superficiale in quanto il settore dipende dalle condizioni socio-economiche degli altri Paesi, che possono restare in sofferenza; 2) Da alcuni anni, si afferma che le auto alimentate elettricamente rappresentano un contributo all’economia ecocompatibile. Doveva essere normale la nascita di imprese mirate a produrre la componentistica necessaria. Invece, importiamo tutto dalla Cina, dal Giappone e dalla Corea del Sud. Il costo di tale subordinazione corrisponde al 30% del valore delle auto prodotte. Germania, Svezia e Ungheria hanno provveduto. 3) Un tema che sta impegnando studiosi e leader politici dei vari Paesi è la partecipazione del Capitale pubblico al Capitale delle imprese. In moltissimi Paesi sta prevalendo la logica delle “Partecipazioni Statali”. Secondo me, è più produttivo dare soldi alle imprese in cambio di quote societarie che darli a fondo perduto o come prestiti. Tra l’altro, diventerebbe più agevole una politica economica unitaria e meno problematico il rapporto con l’E.U. 4) Perché non equipariamo gli emolumenti scandalosi a quelli dei Paesi europei? Speriamo bene.

 

Luigi Mainolfi

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