martedì, 22 Ottobre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
La democrazia va “curata” non protetta

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Lo stato confusionale della politica italiana è la conseguenze di cause, che sono chiare a pochi. La maggior parte dei “politici per caso” non ha la preparazione e la conoscenza per scoprirle. Chi ha la fortuna di leggere o di ascoltare sociologi e veri politici, che sono una piccolissima percentuale ( in Irpinia, secondo De Mita, solo 5), fa le conquiste concettuali adeguate, che sono indispensabili per individuare le minacce e trovare il modo e i mezzi per neutralizzare il malefico effetto. Se è vero quando sostiene David Runciman, abbiamo di che preoccuparci, soprattutto per la cattiva qualità della cosiddetta classe dirigente. Lo studioso sostiene che la democrazia è ”ormai stanca, rancorosa, paranoica, illusa, lenta, e spesso inefficace”. Per coltivare l’esigenza di democrazia e difenderla, occorre avere chiari i servizi che può dare e i nemici che aiuta a sconfiggere. Nel XX secolo, le minacce che dovevano essere fronteggiate e neutralizzate erano chiare, definite e si facevano precedere da fenomeni anticipatori, che allarmavano e, perciò, erano prevedibili.

Anche l’influenza delle condizioni internazionali sulle democrazie nazionali era comprensibile e, perciò, controllabile. In Italia, la democrazia, una volta conquistata con la Resistenza, veniva cullata e protetta. Tra le forze, che si contendevano la gestione e la guida c’erano confronti, anche duri, mai scontri volgari e diseducativi. Episodi di populismo e di demagogia venivano digeriti e resi inefficaci, dalla volontà di operare per il bene comune e per il miglioramento della società, a partire dal livello culturale. Le caratteristiche dei partiti erano una garanzia per la democrazia. Le differenze programmatiche erano conseguenza dei diversi modelli di società, a cui ogni partito si ispirava, ma la Carta Costituzionale era, per tutti, la stessa cornice istituzionale entro la quale agire. I risultati di quelle condizioni dovrebbero essere noti a tutti gli operatori politici. I tentativi di far derivare le negatività attuali da quella politica sono fatti dai populisti e dai pappagalli da bar. I quali esistono, se danno la colpa dei mali della società agli altri. Purtroppo, secondo me, ha ragione Runciman.

Intanto, la politica si attarda a costruire macchiette, utili solo a conquistare il potere e le indennità. Le ultime elezioni europee hanno evidenziato, nella maggior parte dei Paesi, la perdita di consensi di Forze politiche, che hanno la Democrazia come Fede e come bussola nell’agire. Il voto in Sassonia e in Brandeburgo, dove non c’è Salvini, con il suo sovranismo rionale, dimostra che l’orientamento verso l’ultradestra dipende da fattori di carattere sociologico, come l’aumento dei poveri, conseguenza della concentrazione della ricchezza in poche persone, delle diseguaglianze e dell’abbassamento della qualità dei politici. Gli opinionisti e i dirigenti dei partiti hanno manifestato sorpresa. Dal che, si evincono le difficoltà nell’ interpretare i fenomeni che influenzano le decisioni del popolo. Secondo me, la società è come un fiume carsico di sentimenti, che periodicamente emergono o esplodono. Torniamo all’Italia. Se ci soffermiamo a riflettere sulla trasformazione subita dai settori economici e sulle riforme populistiche e miopi (come scuola, Titolo V, Province, Regioni da Enti di programmazione a Enti di governo, indennità agli amministratori di Comuni, Province ed altri Enti, Ecc.), approvate nella seconda Repubblica, comprendiamo le cause del degrado sociale e delle diseguaglianze tra i territori e tra le persone (Chi ave tanto e chi non ave niente-Totò).

Dopo tangentopoli, con l’inizio dell’invasione liberista e la perdita del controllo dello Stato sull’economia, affermai che il cittadino stava diventando debole e merce per i poteri forti. Il resto è stato provocato dallo smantellamento delle centrali industriali, con il conseguenziale indebolimento del mondo sindacale; dall’esplosione dell’economia virtuale e speculativa, con la trasformazione dei lavoratori da solidali in concorrenti; dalla crescita di economie selvagge e delinquenziali, che hanno fatto essiccare i rapporti tra gli essere umani. Le persone non riescono ad individuare, per separarle, le negatività dalle positività. Le forze politiche fanno più ricorso al marketing e a falsi comandamenti per confondere il popolo che a proposte per lo sviluppo armonioso della società. Si punta più a diventare simpatico che utile. Se paragoniamo il comportamento di Trump, Macron, Markel e Putin con quello di Conte, constatiamo che i primi mirano ad essere efficaci, mentre il nostro ad essere simpatico e inoffensivo, ricordando molto Berlusconi. In questi giorni, ci sono state maratone televisive. I vari canali gareggiavano per la durata, non per l’utilità. Hanno prodotto materiale per discussioni da Bar, non argomenti a difesa della democrazia e della comprensione del programma di governo. Barzellette da Bar: Vice-presidente si o no? uno o due? Quanti Ministri saranno meridionali? Domando: -Da cosa devo dedurre la probabile produttività del Governo? Beato chi si accontenta.

Luigi Mainolfi

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