domenica, 5 Luglio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
La saggezza vale più delle leggi

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Se sommiamo i Decreti, le Ordinanze dei Governatori e quelle dei Sindaci, arriviamo a un numero spaventoso. Il numero delle pagine, supera il totale di un’intera Biblioteca. Un giornalista ha evidenziato che sono state necessarie nove pagine per un’Ordinanza, con la quale: “Si ordina di utilizzare le mascherine”.

La Bozza del Decreto-Legge relativa al “sostegno alla liquidità alle imprese e all’esportazione” si compone di 100 pagine, con di 37.157 parole, il quadruplo di quelle utilizzate per la Carta Costituzionale. Cassese ha fatto notare che per un argomento ha trovato 2 Leggi contraddittorie. Ricordo che l’Italia ha 150.000 Leggi, a fronte delle 7.000 della Francia, delle 5.500 della Germania e delle 3.000 della Gran Bretagna. Un grande dell’antichità affermò: “Più Leggi, meno giustizia”. Secondo me, i poteri forti, i potenziali evasori e il mondo della delinquenza hanno bisogno di un manicomio di Leggi. Gian Antonio Stella ha osservato che, mentre in Italia è laborioso e problematico concretizzare la possibilità di avere prestiti, prevista da un Decreto, nella vicina Svizzera bastano una semplice dichiarazione e poche ore, per potere ricevere un prestito bancario, fino a 500.000 euro. A questo punto, ci vuole una camomilla. Grazie al suo effetto calmante, passo in rassegna la mia esperienza di amministratore pubblico e di operatore politico, sperando di individuare il perché del diluvio legislativo. Parto da quando iniziai ad impegnarmi nel sociale. Nel mondo rurale del mio Comune, ascoltavo persone, che, senza essere andate a scuola, sembravano meteorologi, veterinari, agronomi e cantastorie. Mi fecero capire che per risolvere un problema, bisogna prima capirne le cause, per, poi, impegnare la mente per trovare la soluzione. La loro laconicità e il preferire il fare al parlare, col tempo, mi hanno fatto diventare diffidente nei confronti di quelli che abbondano in riferimenti a Leggi e a Decreti. Quando cercavo di organizzare i contadini del mio Comune, le riunioni avvenivano davanti al camino della casa di uno di loro. La prima riunione nella Sede della Cooperativa è rimasta scolpita nella mia mente. Grazie alle espressioni, tipiche del mondo agricolo, e alla gioia per il risultato raggiunto, diventò quasi una rappresentazione teatrale. Persone sagge, che dimostravano di conoscere la differenza tra la sostanza e la forma e non consentivano alla forma di prevalere. Queste conquiste concettuali si rafforzarono quando, ventiseienne, diventai Assessore Comunale. I colleghi, che erano agricoltori e artigiani, non parlavano mai “a schiovere” e sfornavano saggezza e buon senso. L’ambiente mi face nascere il desiderio di cercare nell’archivio comunale le delibere dei decenni passati. Arrivai a quelle di fine ’800. Non trovavo riferimenti ad articoli di Legge, ma ragionamenti semplici.

Le decisioni erano conclusioni di considerazioni di vita pratica. Quando incominciai a interessarmi di politica, incominciai a notare che contava più il saper parlare che il fare proposte per predisporre programmi; più il fare riferimenti a Leggi che ai fattori utili a creare sviluppo. Molte volte, riscontravo che le belle parole venivano pronunciate da persone, che non avevano una buona fama. Sono stato sempre convinto che il politico dovesse essere un medico sociale, non un presentatore televisivo, e, pertanto, capire ciò di cui ha bisogno la società che vuole rappresentare. Durante un cinquantennio ho incontrato migliaia di rappresentanti politici, ma di pochi ricordo qualche proposta, mentre ricordo i loro tentativi di apparire conoscitori delle Leggi e dei Decreti. Un amico diceva: “I grandi avvocati non citano articoli, ma parlano di ciò che ha partorito la Legge”.

Il Professore Flores, avendo fatto domanda per essere nominato Difensore Civico per la Provincia di Avellino e avendo intuito che i più erano orientati a preferirgli un Giudice in Pensione, mandò una lettere a tutti i Consiglieri Provinciali, per farci sapere che, secondo lui: “Il Difensore Civico non doveva essere un Vigile Urbano, che deve conoscere gli articoli del codice della Strada, ma una persona di buon senso e conoscitore dei diritti e dei doveri dei cittadini. Riporto un esempio della leggerezza con cui si sfornano le Leggi. Per dare alle zone Montane, che comprendevano Comuni di Province diverse, come il Partenio e il Terminio, un unico strumento di programmazione, con Legge n.1102, del dicemre 1971, furono istituite le Comunità Montane. Verso la fine degli anni ’90, fu approvata la Legge n. 426, relativa agli Enti locali. Ebbene, senza annullare la Legge n.1102, la nuova Legge stabiliva che le C.M dovevano essere composte da Comuni della stessa Provincia. Di talché, Pannarano, Paolisi, Arpaia e Forchia furono trasferite nella Comunità del Taburno. Modificando, cosi, gli effetti di una Legge, che era ancora in vigore. Il populismo della seconda Repubblica ha fatto aggravare il fenomeno. Continuo a sperare che il popolo si svegli.

Luigi Mainolfi

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