giovedì, 28 Maggio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Le conseguenze dei mutamenti

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All’inizio di febbraio, decisi di rileggere la “STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO” di Eric Koll, per farmi una ripassata di argomenti, che mi hanno sempre aiutato a leggere gli avvenimenti politici. Non potevo immaginare che era in arrivo un “cigno nero”, che avrebbe costretto la politica mondiale a rivivere un clima di guerra, creato da un nemico invisibile. Il testo mi ha riportato a momenti, in cui le società, singole o in gruppi, erano state costrette a riflettere su cosa fare per gestire le conseguenze di mutamenti. Nel passato, le dispute impegnavano anche Filosofi, Scienziati e Religiosi, come San Tommaso e Sant’Agostino. Ciò dimostra che l’economia non è solo quantità, ma anche qualità e spiritualità. Immagiamo gli sbalzi mentali che sono stato costretto a fare quando lasciavo i giornali e riprendevo il testo di Roll. Il COVID19, oltre al dolore, ai morti e alla paura di diventare vittime, sta provocando una spaventosa crisi economica. Si stima che nel 2020 il PIL diminuirà dell’8,7%. Esperti paragonano l’attuale periodo al biennio 1943-1945.

L’incertezza attuale rende difficile concordare le scelte da fare. La storia ci ha insegnato che i periodi di incertezza sono prodotti dai cambiamenti, veri o presunti, della caratteristiche dell’economia, come quando dall’economia fondiaria si passò a quella commerciale; quando da questa si passò a quella industriale e quando questa è diventata virtuale (bancaria-finanziaria). Recentemente, grazie al digitale sta crescendo l’economia della sorveglianza. I cambiamenti sono provocati da scoperte scientifiche, da guerre o da mutamenti socio-politici (scoperta dell’America, rivoluzione francese, rivoluzione russa, lunga marcia di Mao, ecc.). Attualmente l’incertezza sta aumentando per la coincidenza di disastri sanitari, ambientali e sociologici, i cui effetti economici sono spaventosi. Le manifestazioni di solidarietà e di amicizia tra i popoli, che fanno pensare a un volontà generale di creare una società più degna di essere vissuta, sono una copertura per i turbo capitalisti, che si stanno organizzando per riprendersi ciò che stanno perdendo. Li aiuta il terzo tipo di bugie, di cui parlava Churchill: “Torturando a sufficienza i numeri, si può ottenere il responso che si desidera”. Li aiuta anche il concetto espresso dal Nobel Edmond Phelps : “In una situazione d’emergenza come l’attuale si può sospendere, per alcuni mesi, il sistema capitalistico per salvare l’economia e insieme le vite umane”. Invocare il nome di Draghi, che è stato il padre delle privatizzazioni del 1992, rientra in questa logica. L’ insipienza dei politici trasforma gli assassini in salvatori.

Un altro elemento negativo è la confusione sul significato dell’E.U.. La scarsa considerazione di cui gode il nostro Paese dipende, anche, dall’ondivago europeismo della classe politica italiana. Intanto, le criticità incombono e bisogna agire. Per non improvvisare, occorre avere idee chiare su ciò, che si vuole costruire; credere negli Stati Uniti d’Europa; evitare che la finanza condizioni la politica; neutralizzare la soggezione dello Stato verso il clero; prevedere le esigenze, i bisogni e servizi che la società partorirà. La programmazione economica, che una volta era la guida, dovrebbe tornare.

Tutto questo per anticipare gli eventi e prevenire gli effetti di epidemie sanitarie, ambientali e occupazionali. A questo punto, vorrei trasferire la mia visione in alcune proposte:1) Puntare a far diventare l’Italia un Paese del lavoro, non della carità; della ragione, non della pietà e dei diritti, non delle regalie; 2) Sostituire il RDT e altre elemosine con Cantieri di lavoro per curare e controllare il territorio; 3) Ridurre il carico fiscale e quello della burocrazia sulle imprese manifatturiere, al fine di invogliare quelle espatriate a tornare e di fare aumentare le esportazioni e l’occupazione; 4) Prendere atto che il settore sanitario – assistenziale sta diventando, anche per i macchinari e le attrezzature di cui ha bisogno, uno dei più importanti, come produttore di quota di PIL e di occupazione. Pertanto, bisognerebbe farlo ridiventare nazionale (SSN) e fare investimenti adeguati; 5) Investire nell’Istruzione e nella Formazione Professionale per farle diventare efficacemente utili all’economia e all’immagine del Paese. Bisogna assumere Professori, Presidi e Istruttori in base ai curriculum, non grazie a concorsi farsa, gestiti dai sindacati. Mentre migliaia di Ricercatori e titolari di Dottorato, non hanno certezza per il futuro e invecchiano, aspettando il miracolo; 6) Insistere sulla emissione di Eurobond a lungo termine, da restituire senza interessi; 7) Una drastica riduzione del costo della Politica, partendo dal presupposto che fare politica non significa stipulare un contratto di lavoro; 8) Ridurre allo “stato laicale” la burocrazia, che, per l’ignoranza degli eletti e dei nominati, influenza le decisioni, senza responsabilità. Come al solito, speriamo bene.

 

Luigi Mainolfi

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