domenica, 28 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Scrive Luigi Mainolfi:
Leggere il mondo da europei

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Molti commentatori politici balbettano, non riuscendo a capire cosa sia successo e cosa stia per accadere. La prima domanda, alla quale non sanno dare una risposta, è: Perché è finito il Conte 2? Non è facile rispondere. Giudico approssimativo considerare Renzi l’unico responsabile del cambiamento. La nuova maggioranza e la composizione del Governo mi fanno pensare che Renzi sia stato più strumento che artefice. Forse non sbaglio, quando sostengo che, per capire i fenomeni politici, bisogna seguire il metodo Poirot, protagonista dei romanzi di Agatha Christie, e domandarsi chi ne trae vantaggi. Tale logica, mi porta ad affermare che, con la costituzione del Governo Draghi, si sia concluso il processo ideato dai “padroni del mondo” di allora e iniziato con il giustizialismo, seguito da tangentopoli e dalla demolizione dei partiti, che rappresentavano un ostacolo alla loro espansione. In quasi tutti i Paesi europei ci sono partiti con chiara ispirazione liberista e partiti che difendono la classe lavoratrice. In Gran Bretagna ci sono i Laburisti e i Conservatori, in Germania ci sono SPD e CSU/CSU, ecc. Negli ultimi anni stiamo leggendo risultati elettorali, dai quali emerge la crescita dei Partiti socialisti (ultimo quello della Catalogna). Nel nostro Paese non esistono partiti omologhi a quelli esistenti negli altri Paesi. Da ciò deriva un dibattito politico , che utilizza più il populismo che i valori. Si parla di persone non di modelli di società e di aspetti particolari non di sviluppo complessivo della società. Intanto, si avverte la presenza incontrastata del Capitalismo bancario, assicurativo e finanziario, che, mentre licenzia lavoratori e fa aumentare i poveri, sta rendendo l’Italia estero-dipendente. La politica della seconda Repubblica ha favorito la vendita di imprese statali a stranieri e non ha ostacolato i comportamenti banditeschi delle imprese. Un caso emblematico è stato il tentativo delle Imprese, che gestiscono i servizi, di ridurre la rata mensile da 30 a 28 giorni e di imporre una penale in caso di disdetta del contratto. Il populismo degli ignoranti, accompagnato dal buonismo delle elemosine e delle mance, è diventato alleato dei poteri forti. La maggioranza giallo-verde e quella giallo-rossa si sono dimostrate propedeutiche alla grande ammucchiata attuale.

Se Conte è stato applaudito mentre lasciava il campo, vuol dire che aveva svolto bene la funzione a cui era stato chiamato. Ed è arrivato Draghi con Ministri non provenienti da un percorso politico o sindacale, ma da frequentazioni e formazione in Comunione e Liberazione, in Confindustria e in Circoli internazionali. Chi era abituato a valutare i Governi in base alla provenienza politica dei componenti trova difficoltà a giudicare quello attuale. Infatti, si utilizzano le qualità professionali di Draghi per formulare una previsione sulla produttività del suo Governo. Le dichiarazioni ascoltate hanno creato aspettative positive in una logica lungimirante e nobilmente europea e non fanno rimpiangere il Governo precedente. L’autorevolezza e la sobrietà del Presidente sono un freno alle probabili improvvisazioni e agli atteggiamenti populisti di alcuni Ministri.

Non posso, però, non richiamare l’attenzione su aspetti, come l’assenza di una visione di sviluppo del Mezzogiorno, non un riferimento a eventuali provvedimenti legislativi per favorire la ripresa dell’agricoltura con tecniche moderne e con la trasformazione dei suoi prodotti. Le opere lasciate intravedere, se non associate a provvedimenti tesi a valorizzare il territorio e le energie giovanile, fanno aumentare la distanza del Sud dal Nord. Ritengo che il programma di Governo del nostro Paese debba contenere una riflessione sugli eventuali effetti della globalizzazione e della politica di Stati come Cina e Stati Uniti. Gli autori del Manifesto di Ventotene preoccupati per l’internazionalizzazione dell’economia proposero la costituzione dell’Unione Europea. Bene ha fatto Draghi a far capire che bisogna puntare a raggiungere al più presto la formazione di uno Stato Federale Europeo, ma, mentre negli anni passati era un traguardo finale, adesso deve essere considerato una tappa, verso accordi con i Paesi che influenzano la globalizzazione. Il non aver affrontato queste problematiche fa capire che essere bravo tecnico non significa essere bravo politico. Per capire il presente, mi sono ancora utili i concetti ascoltati al Convegno socialista di Rimini, nel 1982. Inoltre, i continui applausi riservati a Draghi sembravano più voglia di dimostrare di essere presenti che approvazione ai concetti ascoltati.

Mentre mi auguro che grazie all’azione dell’attuale Governo, si esca dalla drammatica condizione che stiamo vivendo, aspetto la fine del populismo sciocco e dannoso. Si va rafforzando la convinzione che, se non rinasceranno i partiti di una volta, con una visione moderna ed europea, il nostro Paese resterà arlecchino senza ideali, servo dei poteri forti internazionali.

 

Luigi Mainolfi

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