lunedì, 30 Marzo, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Molte parole, proposte vaghe

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Le disperate condizioni economico-sociali dell’Irpinia e l’imminenza delle elezioni regionali stanno provocando una serie di confronti sui problemi dello sviluppo. Cosa positiva, anche per le qualità professionali degli organizzatori e dei partecipanti. Purtroppo, finora, al di là della buona volontà e del ben parlare, non sono scaturite proposte utili a ridurre le negatività del territorio. Secondo me, non si sono assemblate energie complementari e convergenti verso lo stesso obiettivo, che dovrebbe essere “il benessere a lungo termine”, di cui parla Michele Salvati, e che coincide con la necessità di progettare il futuro. Il titolo di quasi tutti i convegni è diventato “Le aree interne”, indicazione geografica, che coincide con le “zone dell’osso”, di cui parlava Rossi-Doria. Titoli dei convegni simili, ma con scopi diversi: criticare la Regione o corteggiare il Governatore della Campania, per avere contributi. Il momento, quasi elettorale, fa incontrare chi cerca voti con chi cerca contributi. I sottotitoli differiscono: Progetto pilota (già dichiarato fallito), Contratti di fiume, Distretti rurali, Distretti turistici, Distretti del cibo e Gal. Finalmente, sta scomparendo dalla convegnistica l’argomento “Area Vasta”, che ha creato confusione e illusione in chi è abituato a confondere “il bicchiere con il contenuto”. I convegni hanno evidenziato l’assenza dei requisiti utili a capire cosa fare e quale strada intraprendere. Non ho letto, ad esempio, nessun riferimento al rapporto tra l’orientamento scolastico e lo sviluppo e tra questo e la qualifica dei vari Istituti.

Ci lamentiamo che i giovani vanno via e non valutiamo il fatto che produrre diplomati degli Istituti Alberghieri, significa produrre emigranti; istituire Licei Musicali e Sportivi significa creare fabbriche di disoccupati. Non porsi il problema di creare Società Finanziarie o Assicuratrici, significa non frenare la fuga di capitali, che sono la risorsa più importante in un’economia virtuale. Se ognuno del 118 Comuni Irpini si impegnasse a sottoscrive un quota pari a 30 euro ad abitanti, si otterrebbero 13.500.000 di euro, capitale sufficiente per costituire una società di Assicurazione Provinciale. Proposta già avanzata, nel 1972. Dall’Irpinia, ogni anno, per i premi assicurativi auto, vanno al Nord quasi 8.000.000.000 euro. Da Presidente della Comunità Montana Partenio, feci censire le terre incolte, per prenderle in fitto come Comunità Montana e darle in gestione a cooperative giovanili, all’uopo costituite. In precedenti articoli, ho elencato altre proposte. Un’altra cosa importante è conoscere l’economia spaziale, disciplina che fa capire verso quali zone bisogna guardare per aiutare lo sviluppo del proprio territorio. In questa logica, ritengo che l’Irpinia debba avvicinarsi più a Napoli che a Salerno. Nella prima Repubblica le lacune delle classi dirigenti periferiche venivano colmate grazie al contributo di dirigenti nazionali dei vari Partiti. Per approfondire la conoscenza dei problemi, presso le Federazioni c’erano commissioni di lavoro, dai nomi eloquenti, come economia, agricoltura, istruzione, lavoro, urbanistica, ecc.

Tutte sotto “l’ombrello politico”. Ogni proposta particolare era inserita in un proposta complessiva e lungimirante. I quadri dei Partiti si alimentavano con la Politica, che è la sintesi delle conoscenze dei diversi aspetti della vita: culturale, sociale ed economico. Palomba sosteneva che per essere Politico bisogna avere sette lauree (conoscenze in sette settori). I congressi, i convegni, le riunioni servivano a stabilire le strade maestre dell’agire politico. L’esistenza di tali caratteristiche si capiscono anche dalla qualità degli eletti. Ricordiamo Rossi-Doria, Fiorentino Sullo ed altri Parlametari, per paragonarli a quelli della seconda Repubblica. Inoltre, le caratteristiche dell’economia erano facili da capire. L’esigenza di ricostruire il Paese e l’internazionalizzazione dell’economia fecero crescere il settore manifatturiero e quello industriale, nel mentre l’esigenza di eliminare l’analfabetismo fece dire a Saragat : “Dove c’è una Chiesa ci deve essere una scuola”. E, venne il miracolo economico. Relativamente al Mezzogiorno, bastava dire “industrializzazione” e si capiva il da farsi. Ora le lacune, a causa del bombardamento di stupidità vomitate da eletti improvvisati, non solo restano, ma, essendo più difficile capire le dinamiche economiche, diventano più dannose. Nei convegni, dopo la fotografia delle condizioni economiche e sociali del territori, si avanzano, noiosamente, richieste di infrastrutture. Ed è subito sera. Resta dimostrato che manca la Politica.

Questa è la sintesi di diverse discipline, di diverse sensibilità e, essendo un’arte, richiede una caratteristica “vedere quello che i comuni mortali non vedono”. A tal uopo, sono utili gli insegnamenti di Rossi-Doria, che, purtroppo, fino a poco tempo fa, erano poco conosciuti. In quest’ultimi temi, grazie a Paolo Saggese, Peppino Iuliano, Il Quotidiano e Nuovo Meridionalismo, si è incominciato a capire che il meridionalismo deve essere attivo, non piagnone. Utilissima è stata la pubblicazione del libro “Non c’è un giorno da perdere”, curata da Saggese e da Iuliano. Penso che il seme sia stato piantato e che i risultati arriveranno. A tal fine, impegniamoci a fare meno parole e più proposte.

Luigi Mainolfi

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