giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Scrive Luigi Mainolfi:
Pensare alle future generazioni

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Le polemiche tra le forze politiche, che ci stanno inondando da diversi giorni, sono più pericolose del Covid 19. Contro il virus, un esercito di scienziati sta creando l’arma che lo renderà innocuo. Gli elementi inquinanti della politica vengono rafforzati dalla sintesi di alcune negatività, come ignoranza, improvvisazione, menefreghismo, esibizionismo, demagogia, populismo e miopia sociologica. Agli albori della Repubblica si insegnava che il politico deve pensare alle future generazioni non alle prossime elezioni. Nella seconda Repubblica, è diventato normale attenersi al detto “ dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Sul palcoscenico politico vediamo solo miopi, la cui attenzione non va oltre la durata del periodo legislativo, con l’incubo dell’interruzione. Quando penso alla differenza tra la mentalità dei nostri genitori e quella degli attuali rappresentanti del popolo, non posso non notare uno scivolamento verso il nulla. Quando l’economia era basata sull’agricoltura e sulle attività accessorie, i capi-famiglia (ad es. mio padre) si preoccupavano di allargare l’azienda familiare per creare condizioni più favorevoli per i figli. Se non si intravedevano queste prospettive, si decideva di emigrare, con lo scopo di tornare con risorse, per poter acquistare terreni da coltivare. Dagli anni 60, grazie alla politica delle forze riformiste e democratiche, che tenevano a bada la demagogia e il populismo, la società si sviluppò e migliorarono anche le condizioni delle classi lavoratrici. Il tutto in una logica unitaria, sociale e territoriale, funzionale a un’economia della dignità, non della pietà (Bonus). Le scelte politiche miravano a creare sviluppo e condizioni migliori per le nuove generazioni. La programmazione diventò propedeutica alle decisioni per fare investimenti. Fu utile il matrimonio, riformista e democratico, tra il capitale statale e quello privato. Purtroppo, la politica attuale è influenzata da un processo iniziato negli anni 90, con marionette gestite dal capitalismo privato, italiano e estero, al quale i tifosi dello statalismo si erano venduti, dando ragione a Pasolini. Purtroppo, tranne alcune voci di intellettuali, non si sente niente di tranquillizzante. Si legge delle condizioni italiane solo se ne parlano ISVEIMER, CNEL, ISTAT o CGIA di Mestre. Il Governo e le Forze che lo appoggiano elencano i Bonus e parlano genericamente di investimenti. Per organizzare proposte, bisogna partire dalla conoscenze delle tendenze micro e macro economiche. Capisco che non è facile interpretare il cambiamento in itinere, per la quantità dei fattori che lo determinano e perché “ la velocità dei cambiamenti fa diventare la società un mare in tempesta” ( difficile da navigare). Il guaio è che, invece di impegnarsi per approfondire le tematiche, coinvolgendo energie competenti e motivate, la politica si affida a personaggi improvvisati, con titoli falsi e cattive amicizie. Per educazione, non riporto nomi e cognomi. E ciò, ad ogni livello. E’ noto che si stanno allargando le diseguaglianze storiche. La politica dovrebbe intervenire per migliorare istruzione e formazione professionale, adeguandole alle richieste della società; semplificare la burocrazia; ridurre i tempi della giustizia; lottare la corruzione; aumentare i fondi per la sanità; realizzare infrastrutture funzionali all’aumento della valorizzazione delle risorse; dare una spinta al digitale, senza creare contraccolpi negativi all’occupazione, alla precarietà dei lavoratori e all’inquinamento (Il digitale durante il 2020 ha prodotto il 3,7% di CO2, chediventerà l’8,5% nel 2025). E’ opportuno valutare come neutralizzare la diminuzione delle entrate statali a causa dell’espansione del digitale . E, non finisce qui. Gli economisti ritengono importante, per lo sviluppo di un territorio, la sua consistenza demografica, perché indica il primo mercato per i suoi prodotti e la fonte delle risorse intellettuali. Gli esperti sostengono che uno dei motivi della crescita economica della Cina è l’aver una popolazione di oltre 1 miliardo e 300 milioni. La popolazione mondiale che adesso è di 7.836.707.000, nel 2030 sarà di 8.551.198.000. L’Italia, invece passerà dai 60,5 milioni del 2019 ai 58,1 milioni del 2025. Una perdita di 2,4 milioni abitanti. Ci sono anche previsioni più negative. Se calcoliamo la diminuzione dei consumi e il minore utilizzo delle abitazioni e delle infrastrutture, abbiamo l’idea della riduzione del PIL e delle entrate per lo Stato. La preoccupante prospettiva contiene un’altra diseguaglianza tra Nord e SUD. Al Nord più natalità e meno mortalità rispetto al SUD. Quanto innanzi, fa aumentare il pessimismo sul futuro del nostro Paese. Invece di elaborare metodi e prospettive per evitare il disastro sociologico, di cui parlano istituti specializzati, assistiamo a barzellette tosco-pugliesi (Renzi-Conte). Mi permetto di esporre una mia idea. Forse dovremmo incominciare a pensare di ridurre drasticamente le pensioni superiori a una certa cifra, per creare un fondo da utilizzare per investimenti a favore dei giovani, che vivono nell’ansia per un futuro incerto. Un 75 enne ha bisogno di una buona sanità pubblica non di pensioni favolose. I giovani hanno bisogno di tranquillità per crearsi una famiglia.

 

Luigi Mainolfi

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