mercoledì, 5 Agosto, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Prima le comunità, poi la nazione

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Non riesco a sopportare le persone, che non si interessano di come vengono amministrati il loro comune e la loro provincia, ma tentano di apparire esperti in politica nazionale e europea. Dalla loro bocca escono solo sentenze, che sono ripetizioni di frasi ascoltate dalla televisione. Mi ricordano mia nonna quando, per darmi certezza di un concetto, affermava: A ditt’ ‘o prevet a ‘ncopp’ ‘altar’. La TV è il moderno predicatore. Soprattutto per queste persone, ritengo utile richiamare l’attenzione sui problemi di Avellino. Ho sempre pensato che chi aspira a diventare amministratore di un comune, debba trovare la motivazione nella volontà di risolvere i problemi, che rendono la vita comunitaria insostenibile e preoccupante. La volontà viene alimentata dalla conoscenza dei problemi e dalla capacità di catalogarli per graduare la loro soluzione. Le campagne elettorali dovrebbero servire a far conoscere i programmi delle liste concorrenti, le cui caratteristiche servono ad influenzare la scelta degli elettori. Purtroppo, nella seconda Repubblica si è affermato un metodo approssimativo.

 

Avellino è un esempio. Nella passata campagna elettorale si ascoltavano parole, non programmi; ci furono sorrisi, non ragionamenti. Una città, come Avellino, zona interna di un Mezzogiorno sottosviluppato, avrebbe, come ha affermato De Rita, bisogno di veloci intuizioni, non bloccate dalla mentalità borbonica. E’ trascorso il primo anno del periodo amministrativo 2019-2024. Un’ amministrazione normale lo avrebbe utilizzato per risolvere i problemi di vita quotidiana, nel mentre predisponeva un programma per affrontare i problemi strutturali, riguardanti le condizioni sociali, economiche, sanitarie, dinamiche e culturali. Invece la condizione generale è peggiorata. E, i cittadini soffrono, senza reagire, neutralizzando la differenze tra dittatura e democrazia. In dittatura, il Federale controlla il comportamento delle persone per poi riferire; in democrazia, ogni cittadino dovrebbe sentire il dovere di osservare la vita amministrativa, pronto a suggerire o a reagire. Quando analizziamo le condizioni del Capoluogo irpino, notiamo che gli indicatori del suo stato di salute sono tutti negativi. La popolazione continua a diminuire. Dal 2010 al 2019 i residenti sono diminuiti di ben 2.739 persone. Giovani, che, oltre ad essere energie, sono consumatori, il che comporta una riduzione del PIL cittadino di 11.000.000 di euro. Il settore commerciale viene danneggiato anche dalle vendite online (7 euro su 10). L’esempio illuminante di tale fenomeno è la condizione in cui versano Via Dante, Via Piave e Via Serafino Soldi: più esercizi chiusi che aperti.

 

La riduzione dei residenti ha fatto aumentare il numero degli appartamenti in vendita (sono oltre 400) e di quelli da fittare. Gli esperti prevedono che, se non si prenderanno provvedimenti adeguati, le città, come Avellino, somiglieranno a un cimitero. Un’ altra negatività è costituita dal non utilizzo di strutture, come l’ex ospedale di Viale Italia, il Maffucci, la Caserma Berardi, l’edificio che ospitava la scuola Dante Alighieri, il Mercatone, edifici scolastici di Via Ferrovia, ecc. Un caso a parte e significativo è costituito dal Palazzo della Dogana, il cui abbandono ha ucciso un quartiere. Ci sono molti campi e campetti, che potrebbero essere resi produttivi, con un effetto sociale ed economico, invece sono abbandonati e lasciati degradare. Una cosa ridicola o incomprensibile e vedere che, mentre la Città si spopola, stanno nascendo altre centinaia di abitazioni (Via Capozzi ). L’effetto del degrado economico e sociale si tocca con mano, girando per la città. Anche i suicidi, i furti, gli episodi di bullismo sono effetti dalla mancanza di una politica coinvolgente e creatrice di speranza e di fiducia nel futuro. Il traffico, in alcune zone è caotico e in altre (Via Morelli e Silvati, Via Tagliamento, ecc) è pericoloso e senza controllo. Per invertire la tendenza, occorre capire quali risorse bisogna valorizzare e con quali interventi. E’ bene ricordare che Avellino si sviluppò grazie al suo fascino, grazie ai servizi che dava al territorio provinciale e alla vicinanza con luoghi attrattivi per il paesaggio e per la presenza di Santuari. Il clima Covid 19, fa avvertire l’esigenza di uno stile di vita diverso, che richiede condizioni ambientali e culturali simili a quelle irpine. De Rita parla di “cultura dell’Appennino”. Per fare esplodere il fascino del territorio, bisogna affidarsi a veri politici, non ad esperti della domenica, a raccomandati casertani o a clienti di De Luca. Il resoconto del Convegno organizzato dal Centro Dorso mi ha fatto leggere “frasi fatte e superficialità”. E’ auspicabile che gli amministratori del Comune di Avellino e il Presidente della Provincia, prendano atto dei loro limiti. Per tutti gli amministratori, il requisito più importante è saper scegliere i consulenti. Quelli che non ce l’hanno distruggono il presente e, soprattutto, il futuro.

Luigi Mainolfi

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