martedì, 10 Dicembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
Ricordi, utili per capire

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L’autunno 2019 resterà nella storia, per i danni che sta causando il maltempo, per la fragilità di opere create dall’uomo ( Ponti, strade e Mise), per problematiche europee (Mes) e per l’incompetenza di quelli, a cui il popolo ha affidato il Governo del Paese. In politica abbondano i “cazzeggi” inconcludenti, mentre è assente l’impegno a ridurre il disagio dei cittadini e a creare sviluppo e occupazione.

Purtroppo, le Camere, da luogo di ricerca e confronto politico, sono diventate Palazzetti dello sport. Molti Ministri e Parlamentari, invece di dare buoni esempi, giustificano azioni illeciti, poste in essere sfruttando il loro potere. Mi vado rendendo conto che gli ideali si sono essiccati, lasciando i “ nipotini di Peron”, padroni del campo. I populisti dell’arco costituzionale non gareggiano a chi propone cose più utili al bene comune. Dominano argomenti e stile da Bar.
I viadotti crollati, con i 300 a rischio di crollo e le frane, causate dalla disinvolta gestione del territorio, fanno tornare, alla mia mente, ricordi del passato. Ai quali, si aggiungono quelli, provocati dalla rievocazione del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980. Tutti questi ricordi fanno capire le negatività della società attuale e la mentalità, che le produce. Ne richiamo alcuni. Da ragazzo, non capivo la ragione della leggerezza con la quale si ripeteva l’espressione: “Morta tua, vita mea” e, vedendo film del Far West, non giustificavo i Visi Pallidi, che vendevano fucili ai pellerossa, che li utilizzavano per uccidere Visi Pallidi. Un ricordo mi perseguita, dal 23 novembre 1980. Quella sera, passeggiavo, assieme a un mio amico ingegnere, per il Corso di Avellino.

Si parlava delle condizioni non rassicuranti dei giovani laureati. Il mio amico si lamentava perché, laureato da diversi anni in Ingegneria edile, non riusciva a realizzare un reddito adeguato. Poi, fece riferimento alle condizioni di abbandono del centro storico di Avellino. Dopo una breve pausa, esclamò: Ci vorrebbe un terremoto per creare lavoro. Io risposi: Andiamo a prenderci un caffè. Entrammo nel primo Bar e, dopo pochi minuti, avvertimmo la scossa tellurica. Questo ricordo ne richiama un altro: quello degli imprenditori aquilani, che, nella notte del 6 aprile del 2009, intuita la gravità del terremoto, telefonicamente si scambiavano, ridendo, previsioni affaristiche. A proposito della voracità dei palazzinari, riporto un fatto.

A Montoro e a Mirabella i morti si verificarono a causa del crollo di costruzioni in cemento armato, costruite pochi anni prima. Si parlò del cemento-farina utilizzato dai costruttori per guadagnare di più. I terremoti derivano da cause non imputabili all’uomo, al quale, però, si possono addebitare le responsabilità delle cattive scelte urbanistiche, della distribuzione di contributi in modo clientelare (qualcuno aveva una stalla e si costruì una villa) e degli intrallazzi dei prefabbricati. Veniamo al dissesto idrogeologico, alla pericolosità delle strade e dei ponti, nel nostro Paese e alle frane, che investono persone e abitazioni. Non posso, non riportare due episodi. Nel 1973, fui invitato a trascorrere un fine settimana in un Comune della Liguria.

Quando vidi che la villa ospitante era situata sulla sponda di un fiume, che scendeva dalla montagna, mi tornò alla mente una maledizione popolare: “Ti puozz’ fa ‘na casa vicino ‘’o scium”. La notte il rumore dell’acqua non diventò musica e trovai difficoltà a dormire. Dopo non molti anni la villa fu trasportata verso il mare. Al mio paese, c’era il Vallone Santo Stefano, che da secoli fungeva da imbuto per le acque della montagna. Il Sindaco propose di farlo diventare canale. Mi opposi, sostenendo che il vallone svolgeva una funzione utile: faceva ridurre la velocità dell’acqua. Se diventava canale, la velocità sarebbe aumentata e avrebbe inondata la Frazione Perroni, danneggiando persone e case. Fui messo in minoranza. Vinse “ l’accordo affaristico”. Dopo alcuni mesi, quello che avevo paventato si verificò. Un pioggia torrenziale riempì il canale e l’acqua, non trovando ostacoli, invase la frazione, provocando danni immensi.

Tra i residenti, c’era un giovane restauratore con il suo laboratorio. La cascata di acqua e fango invase il laboratorio, distruggendo tutte le opere, tra le quali c’erano molte di valore. Il giovane, vedendo il disastro e la morte di tutto il suo lavoro, si suicidò. Nessuno pagò per il danno provocato al bene comune e per la morte del giovane. Questi episodi mi fecero capire che il male è sempre in agguato. Perciò, ho cercato sempre di contrastare i suoi alleati, rischiando anche la vita. Purtroppo, se guardiamo intorno a noi, ci rendiamo conto che il male ha vinto e nessuno lo contrasta.

Luigi Mainolfi

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