sabato, 16 Gennaio, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Ripetere non significa creare

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Il Meridione sta diventando sempre più un argomento, utilizzato per apparire economisti o difensori dei Borboni. L’autore dell’articolo “Manca un piano per il Sud” ha fatto riferimento ad autorevoli personaggi quali Nitti, Villari, Cramsci, Salvemini e Dorso. L’assenza di riferimenti a De Sanctis e a Rossi-Doria, fa capire i limiti dell’articolista . I personaggi richiamati scrissero belle pagine sulle condizioni del Sud, ma non partorirono proposte per il suo sviluppo. Perciò, vanno studiati come intellettuali, non come riferimenti politici. Un errore, fatto anche dai “politici” meridionali, è l’aver ripetuto cose dette da studiosi, senza capire che non diventavano automaticamente proposte per agire. Erano e sono rimaste fotografie. Ho conosciuto personaggi, che, per apparire politici, ripetevano l’abusata e inutile invocazione dorsiana “ Ci vogliono cento uomini di acciaio”.

 

Al Professore Galasso, in un convegno, chiesi:-Questi intellettuali se fossero vivi direbbero le stesse cose? Il grande intellettuale rispose:- Sicuramente,no. Gianni Agnelli una volta, per indicare la qualità dei politici Meridionali, appellò De Mita come “ Intellettuale della Magna Grecia”, bravo a ripetere concetti antichi, senza dimostrare di sapere affrontare i problemi del presente. Dallo studio della Storia Economica del Mezzogiorno si capiscono le caratteristiche della società, ma non si apprendono nozioni di Politica economica, di Economia Politica e nemmeno ideologie e valori utili per progettare e gestire processi di sviluppo della società. Perciò, non abbiamo avuto un processo di sviluppo alimentato dal basso. Le cose si complicano, anche, quando gli opinionisti invadono il campo della politica. Se è difficile parlare da economista, ancora più difficile è parlare da politico. Il Professore Palomba riteneva che l’essere politico richiedeva la conoscenza di 8 discipline. Purtroppo, la demagogia, il giustizialismo, il moralismo berlingueriano della prima Repubblica e il populismo tragicomico della seconda Repubblica hanno convinto il popolo che la politica è alla portata di tutti e che meno cultura e esperienza si ha e più affidabile si è. Vedi Conte, Di Maio, Azzolina, Bellanova, ecc . Gli effetti di queste mentalità inadeguata li notiamo nel metodo seguito per predisporre il Piano di rinascita dalla pandemia e , in particolare, il piano per investire i soldi del Recovery fund e del MES. A tal fine, stanno riemergendo, in contrapposizione, posizioni liberiste e stataliste. Chi usa queste categorie, dimostra di essere culturalmente bloccato e di non sapere che le logiche vanno adeguate al tempo, allo spazio e ai cambiamenti. L’importante è essere fedeli ai valori della democrazia, della libertà e dell’umanesimo sociale e attivo (liberaldemocratici e socialdemocratici). Per essere statalista, uno Stato deve essere comunista, come Cina e Vaticano. Negli anni, avendo toccato con mano le conseguenze negative, sull’uomo e sulla natura, del liberismo, rafforzato dal “fordismo”, anche gli Stati Uniti stanno cercando strade diverse da quelle seguite finora. In Italia, dopo la sbornia privatistica, si torna a sentire l’esigenza della partecipazione dello Stato alla proprietà di società. Precisiamo che “partecipazioni statali” non significa statalismo. Gli Stati Uniti, la Francia e la Germania, paesi non statalisti, partecipano, in vario modo, allo sviluppo di imprese, mentre si accollano costi per aiutare la ricerca, la sanità, la sicurezza, l’assistenza, ecc. Inoltre, aiutano le proprie imprese a conquistare mercati esteri. E’ nota l’importanza della politica estera dei vari Paesi, al fine di aiutare le proprie economie, arrivando anche a riscoprire il pericoloso protezionismo. Ci sono varie ragioni che spingono verso la partecipazione dello Stato in economia, come autorevolezza internazionale delle imprese, riduzione dell’evasione fiscale, riduzione degli scandalosi emolumenti ai manager, vertenze sindacali meno populiste e più facilmente risolvibili, visione nazionale e non rionale delle filosofie aziendali e la partecipazione agli utili, che diventa un contributo alla riduzione del debito pubblico.

 

Negli ultimi anni, si stanno verificando episodi che fanno immaginare un futuro, che richiede maggiore coerenza ai valori della democrazia. Anche lo spettacolo indegno verificatosi a Washington, dove i sostenitori di Trump hanno assaltato Capitol Hill ci confermano che nessuna democrazia è esente dal pericolo di degenerare. Perciò vanno curate e preservate da iniezioni di superficialità e volgarità. Una democrazia malata danneggia il sociale e l’economia. Spero che gli opinionisti riescano a far rinascere il desiderio di una politica nobile, per la quale l’onestà è l’indicatore più importante. La politica deve tendere ad educare il popolo con valori nobili, il contrario della logica trumpiana. Però, non posso pormi una domanda: -Il Vaffan.. di Grillo, il ce l’ho duro dei Leghisti, il trasformismo degli eletti, l’ignoranza diventata merito, la burocrazia ladra e incompetente e la quaterna mafia-camorra-‘ndrangheta Sacra corona curano o infettano la democrazia italiana?

 

Luigi Mainolfi

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