sabato, 11 Luglio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Si neutralizza il buono e si crea il cattivo

0

Le ultime decisioni regionali riguardanti il territorio irpino, secondo me, mirando a fare aumentare i clienti politici, smantellano la sua organizzazione amministrativa. Perciò, mi inducono a tornare su argomenti, accennati in precedenti articoli. Per esigenza del ragionamento, devo partire da lontano. Il censimento del 1971 registrò la perdita di residenti nelle zone montane e semi montane, che si aggiunse a quella registrata con il censimento del 1951.La Provincia di Avellino, con una percentuale superiore al 60% di territorio montano e semi montano aveva subito, in alcune zone, perdite superiori al 35%. Fu normale che uomini, come Manlio Rossi Doria, eletto Senatore in Irpinia, nel 1968, cercassero di capire le cause che stavano provocando la desertificazione di intere zone dell’Irpinia.

La causa più importante fu individuata nel fatto che il territorio di una montagna non appartenesse ad una sola Provincia (vedi il Partenio). Questa condizione, in assenza di una programmazione regionale, li aveva trasformati in “terra di nessuno”. Si capì che ci voleva qualcosa, che costringesse i Comuni a collaborare per progettare uno sviluppo comunitario. Per i territori non montani, tale compito era in capo all’Ente Provincia. Con Legge n. 1102 del 3 dicembre 1972, promotore il Senatore, furono istituite le Comunità Montane, alle quali fu assegnato il compito di predisporre il Piano di sviluppo socio- economico, il Piano Urbanistico, il Piano agricolo, il Piano turistico e la cura del patrimonio ambientale. Il fatto che la maggior parte dei dipendenti fosse costituita da operai idraulico –forestali è eloquente. Di pari importanza era la valorizzazione delle risorse del territorio. Ovviamente, la Comunità Montana era uno strumento. La produttività progettuale e amministrativa dipendeva dalle conquiste concettuali degli amministratori e dalla loro efficienza e serietà. Sarebbe interessante fare una ricerca sulle iniziative e sui progetti prodotti, nel corso degli anni, dalle diverse amministrazioni.

Ricordo la vivacità degli anni ’80, intorno alle problematiche delle Comunità Montane e lo spirito di collaborazione tra le varie Amministrazioni, a prescindere dalle appartenenze politiche. Ricordo, in particolare, un convegno a Montella, nel quale, per volontà dell’efficiente Presidente della C.M. Terminio – Cervialto, Pasquale Pompeo, andai ad esporre il Piano di sviluppo della C. M. Partenio. Ci fu uno sforzo collettivo per cercare di concretizzare proposte, che erano in sintonia con gli insegnamenti di Rossi-Doria. E, i risultati furono notevoli. Colgo l’occasione per ringraziare le persone, che mi hanno dato atto del notevole contributo dato dalla mia formazione politica. Verso la fine del secolo scorso, ci fu un’inversione della direzione di marcia della politica, che provocò l’essiccamento dello spirito riformista e la nascita dell’improvvisazione politica. Gli esempi più eclatanti furono la costituzione del Parco del Partenio e di quello del Terminio. Secondo il Direttore del Parco del Gran Paradiso, non avevano nessuno dei tre elementi giustificativi: estensione territoriale, volontà popolare e Legge di riferimento. Dalla lettura degli scopi del Parco del Partenio, mi resi conto che era un doppione della Comunità Montana. Ho elementi per affermare che l’idea era stata partorita per “mangiare” soldi europei. Il viaggio a Parigi di molti amministratori, con le successive vicende giudiziarie lo dimostra. La loro inutilità è dimostrata dagli inesistenti risultati. Gli ultimi commissari hanno annullato anche qualche buona intuizione. Purtroppo, negli ultimi anni, sono stati posti in essere decisioni demolitrici di ogni speranza di sviluppo. Stiamo avendo la dimostrazione dell’’improvvisazione del rappresentanti del popolo a tutti i livelli e la tolleranza dei dirigenti dei Partiti. Nella prima Repubblica, si era affermata l’esigenza di avere un Ente per un territorio. In quanto, per provocare sviluppo è opportuno una visione unitaria delle risorse e degli strumenti.

Un solo Ente programmatorio, da non confondere con gli strumenti che devono attuare quanto programmato. Attualmente, un territorio sembra un vestito di Alrlecchino. Su di esso insistono infiniti Enti: Comune, Provincia, Regione, Gal, Piano di Zona e Comunità Montana. Per i Comuni del Partenio e del Terminio bisogna aggiungere l’Ente Parco. Ma non finisce qui. Negli ultimi mesi si è accentuata la mania dei distretti. Agli antichi e giustificati, perché di servizio, distretti Industriali, Sanitari e della Concia, sono stati aggiunti i Distretti rurali, i Distretti Turistici e, per finire, i Distretti del Cibo. Non ci vuole molto per prevedere consumo di soldi senza sviluppo. Ma c’è il colmo. Il Distretto turistico del Partenio, da Mercogliano arriva a San Martino V.C. Cervinara e Rotondi sono esclusi. Paolisi, Arpaia e Forchia, che fanno parte del Partenio, sono stati inseriti nel Distretto di Benevento. Mi domando: E’ stupidità, ignoranza o pazzia?

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply