martedì, 25 Febbraio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Sovranisti della miseria, basta

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Da un po’ di tempo, leggo e ascolto argomenti, che descrivono le ricchezze del Regno delle due Sicilie e indicano il Nord, quale usurpatore e responsabile delle cattive condizioni del Sud. Non avverto, negli aspiranti meridionalisti, l’impegno a capire le vere cause dello scivolamento verso il baratro del meridione e il che fare per invertire tale tendenza. In molte occasioni, ho avuto l’impressione che l’oratore avesse nostalgia della società borbonica: statica e senza ascensori sociali. Nella quale, ognuno restava nelle condizioni, in cui era nato. Non si vuole capire che, nel mondo attuale, che cambia rapidamente, è vitale comprendere gli effetti che le trasformazioni e le innovazioni tecnologiche possono produrre. Molti Popoli si preoccupano di gestire i cambiamenti per non fare aumentare le criticità e le diseguaglianze, mentre, da noi, ci sono persone, che, con le loro argomentazioni, bloccano le menti degli ingenui. Tra queste, c’è Pino Aprile, che, con i suoi libri e con slogans banali, foraggia un esercito di conservatori mentali, che potremmo chiamare “sovranisti della miseria”. Alcuni giorni fa, al Circolo della Stampa di Avellino, è stato presentato il libro “La questione meridionale”. Della quale, in copertina, c’è una precisazione: “Nata nel 1861, per risolvere quella settentrionale, e tuttora aperta”.

Due, dei tre relatori, hanno ripetuto le solite accuse al Nord per aver rubato ricchezze al SUD. Gianni Festa ha posto interrogativi interessanti. Gli accusatori del Nord non fanno emergere le responsabilità delle classi dirigenti del SUD ( Parlamentari, Imprenditori, Sindacalisti) e degli Amministratori di Enti locali e di servizio (Regioni, Province, Comuni, Comunità Montane, Parchi, Camere di Commercio, ecc), dell’aumento della distanza tra Nord e Sud. Dopo 150 anni, si ripete noiosamente la fotografia del Regno Borbonico. Lo studio della Storia economica del Regno delle due Sicilie mi ha dato la possibilità di conoscere le condizioni del meridione, che esistevano prima dell’Unità. Accanto alle cose positive, molte volte elencate, c’erano anche negatività, che erano macigni sulla strada dello sviluppo.

Le più dannose: 1) Nel 1860, mentre al Nord su 100 persone 47,6 erano analfabeti, al Sud gli analfabeti erano l’87,6% e nelle isole erano il 91%. 2) I terreni, che in un’economia agricola rappresentavano la materia indispensabile per produrre ricchezza, erano di proprietà dei Nobili e della Chiesa, che non consentivano ai “parzunari” di apportare cambiamenti colturali e di fare interventi strutturali. L’Unità d’Italia non avvenne tra zone con le stesse caratteristiche. Il Nord era proteso verso una logica internazionale, mentre il Sud era immobile. Molti meridionali trovarono comodo diventare “Vicari del Nord”. Intanto, quasi tutti i Politici meridionali, con la loro cultura della Magna Grecia, non captarono i cambiamenti avvenuti nei rapporti economici e le nascenti opportunità, che avrebbero creato occupazione e ricchezza. La grandi Imprese sorgevano tutte al Nord e il Sud diventò mercato. Per cercare di dare ai vari territori uno strumento di programmazione al fine di ridurre le distanze tra Nord e Sud, nel 1970 furono istituite le Regioni. Dopo 50 anni, registriamo un aumento della distanza tra Nord e Sud. Nel 1972, furono istituite le Comunità Montane per favorire lo sviluppo dei territori montani. Effetti, zero.

Purtroppo, per la cultura meridionale, l’economia è stata sempre disciplina plebea, che non doveva inquinare i discorsi aulici. Il meridionalismo è servito per apparire e per piangere, non per fare. Passiamo a qualche esempio: 1) Il totale dei premi assicurativi auto pagati dagli italiani supera i 100 miliardi di euro. Un terzo, cioè 33 miliardi, viene pagato dai meridionali. Se aggiungiamo gli altri “Rami”, il totale dei soldi, che viene mandato al Nord si moltiplica. A Sud di Roma, non c’è nemmeno una società assicuratrice. Nel 1980, proposi di creare una Società di Assicurazione regionale, ma nessuno rispose. 2) Ogni anno, la Regione Campania paga, alle Regioni del Centro-Nord, oltre 300.000.000 di euro per cure mediche a cittadini campani. Se ci riferiamo a tutto il meridione, abbiamo un’altra montagna di soldi che si sposta al Nord. 3) Se migliaia di giovani scelgono le Università del Nord, le loro famiglie, tra Tasse Universitarie, vitto e alloggio, spendono molti euro. Il totale è un altro fiume di soldi meridionali, regalato al Nord. 4) Qualcuno, per indicare gli spostamenti a cui sono sottoposti i rifiuti meridionali, ha parlato di “Turismo dei rifiuti”. Lo smaltimento dei rifiuti, altrove crea energia e lavoro, mentre la Campania li esporta e paga. Stesso problema per le altre Regioni meridionali. Chi sono i colpevoli di questi regali al Nord? Potrei continuare per dimostrare che i responsabili, delle cattive condizioni economico-sociali del, sono solo i meridionali. Perciò, impegniamoci per capire cosa fare.

Luigi Mainolfi

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