mercoledì, 19 Febbraio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Un Comune è un’azienda, non una onlus

0

Per valutare la qualità di un’Amministrazione comunale, bisogna conoscere le condizioni socio-economiche dell’Ente, esistenti all’inizio della sua responsabilità amministrativa e paragonarle con quelle esistenti al momento del confronto. Inoltre, occorre capire se si procede verso la concretizzazione degli scopi sociali dell’Ente, anche perché spesso non c’è sintonia tra la visione politica degli Amministratori e quella utile alla comunità amministrata. Per me, i Comuni dovrebbero essere considerati e amministrati come un’azienda, non come una casa di riposo. Infatti, sono tenuti ad approvare, ogni anno, il bilancio di previsione e il consuntivo; a valutare l’opportunità di accendere mutui per investimenti; a creare servizi e occupazione; a fare aumentare la capacità attrattiva del territorio. Mentre, del Bilancio dello Stato se ne parla molto e le varie voci che lo compongono sono oggetto di confronti e scontri politici, di articoli e di dibattiti, di quelli delle Province e delle Regioni nessuno si interessa. Per i Comuni, i bilanci restano nelle sfera ragionieristica e considerati come atto formale, non come sintesi di volontà programmatica dell’azione amministrativa. Raramente si valutano adeguatamente i fatti, che producono i numeri. Le parole, che arrivano gli orecchi dei cittadini sono dissesto, debiti fuori bilancio, crediti, esigibili e non. Termini insufficienti per valutare il lavoro della Giunta Comunale (consiglio di amministrazione dell’Azienda “Comune”) e non utili a rendere comprensibile la direzione di marcia dell’Amministrazione. Prendo ad esempio il Comune di Avellino. Elenco alcuni dati, indicativi di questa “Azienda comunale”: 1)Negli ultimi 10 anni ha perso circa 10.000 residenti giovani ( consumatori e risorse); 2) Attualmente ci sono 322 appartamenti in vendita ( più di un intero Rione) e con una scarsità di potenziali compratori; 3)Tra Via Piave e Via Dante ho notato moltissime saracinesche abbassate; 4) I giornali, nelle ultime settimane, hanno riportato notizie, che fanno pensare a una società in cui molte attività economiche sono gestite da elementi collegati ad ambienti camorristi, cosa che dovrebbe preoccupare; 5) Giovani laureati, che vivono come i braccianti dell’immediato dopoguerra, e sono costretti ad accettare lavori sottopagati e giornalieri o, al massimo, semestrali; 6) Una Scuola incapace di orientare i giovani verso corsi universitari in sintonia con l’evoluzione della società, mentre vediamo nascere “binari della morte” e Università, che vendono titoli; 7) Forze politiche attuali, che dimostrano di non capire che la corruzione è la più grande diseconomia; 8) La mancanza di urbanità, che, come sostiene Claudio Magris, indica la scomparsa dei valori e della disponibilità a confrontarsi e a collaborare per il bene della comunità, mentre aumenta la volgarità e l’insicurezza. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che Avellino, Capoluogo dell’Irpinia, non ha rapporti economici con molte zone della Provincia, che gravitano verso Benevento, Caserta, Napoli. La condizione è resa più drammatica dal fatto che tutto il Meridione non avanza, ma indietreggia sulla strada dello sviluppo. Inoltre, mentre gli economisti ci dicono che la demografia influenza la crescita economica, la sua popolazione diminuisce. Gli esperti prevedono che, nei prossimi 50 anni, il SUD perderà 5.000.000 di residenti. La Campania, nei prossimi 15 anni perderà 1.400.000 abitanti. Ovviamente, le zone interne e dell’osso saranno le più danneggiate. Intanto, veniamo a sapere che i dati attuali sono più preoccupanti di quelli drammatici, riportati dal Rapporto SVIMEZ 2019. Se consideriamo Avellino una Azienda, possiamo dire che è prossima al fallimento. C’è un altro fenomeno, del quale non si parla. Negli ultimi 10 anni, il valore dei fabbricati ha subito una diminuzione di oltre il 20%. Ogni proprietario ha subito un danno di decine di migliaia di euro, ma si ha l’impressione che nessuno si sia reso conto. E’ come se “mal comune mezzo gaudio”. L’amministrazione comunale dovrebbe predisporre un piano strategico per uscire dallo stato comatoso, come fa un’Azienda quando deve superare una crisi. L’attuale Amministrazione sta dimostrando di non avere le caratteristiche necessarie per affrontare queste problematiche e si limita a prendere decisioni simpatiche, ma che soddisfano solo aspettative “borboniche”. Impegnarsi per rendere simpatici solo il Ferragosto, il periodo natalizio e il Capodanno è conseguenza di una mentalità arretrata. C’è bisogno, invece, di altre conquiste concettuali per partorire proposte intelligenti. A tal fine, bisognerebbe creare un gruppo di lavoro di alto livello, con la presenza di esperti in marketing territoriale, per capire in quale direzione guardare, e di esperti nella valorizzazione delle risorse intellettuali e materiali. Tale gruppo potrebbe servire anche a neutralizzare decisioni ridicole dell’Ente Provincia e della Regione e a neutralizzare gli effetti di Convegni ridicolo, nei quali parlano persone, che non conoscono i problemi. E, chi non conosce i problemi, non può fare proposte per risolverli. In un’Azienda sarebbe licenziato.

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply