giovedì, 14 Novembre, 2019

Scrive Luigi Mainolfi:
Una volta il DEF era una cosa seria

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Durante le serate di settembre, la televisione ha trasmesso Techete, per richiamare alla mente dei telespettatori spettacoli, attori e cantanti del passato. Un altro canale avrebbe potuto trasmettere una Techete politica, per rinfrescare la mente degli italiani con la ripetizione delle Tribune Politiche della prima Repubblica, con conduttori, come Iacobelli e Zatterin. I telespettatori avrebbero potuto vedere la differenza tra gli argomenti che venivano trattati allora e i non argomenti di oggi e tra il livello culturale dei
Politici di allora e quello degli eletti per caso o per disgrazia, di oggi.

Tremonti li chiama ”turisti della storia”. Sarei grato al telespettatore, che mi volesse trasferire quello che ha capito ascoltando gli esperti, che hanno partecipato a Tagadà, a l’Aria che tira, a Martedì, 8 ½, ecc. Per me, salvo poche eccezioni, dovrebbero essere denunziati per oltraggio all’intelligenza; per tentativo di cloroformizzare le menti; per collaborazionismo con i poteri forti e per induzione alla povertà. Non so se riuscirò a dimostrare che siamo in presenza di una marcia, influenzata da pigrizia mentale, da conformismo e da falsa pietà, che ci porta verso l’accettazione della dittatura dei consulenti finanziari, moderni maestri di zecchinetto e di ludopatia. Allievi, clienti e disperati non mancano.

La cultura politica è “all’ombra dei cipressi”. In nessun altro Paese, le discussioni sul Bilancio Statale scadono a parlare di tasse sulle merendine, di estendere il diritto di voto ai sedicenni, ecc. In quale Paese, i particolari diventano il generale? I confronti parlamentari e televisivi mi ricordano le approssimative discussioni, con i colleghi universitari, dopo aver ascoltato una lezione di Scienze delle Finanze. I ripetitivi riferimenti alle imposte, dirette e indirette, mi richiamano alla mente un’affermazione del Prof. Gangemi: In Italia, c’è un manicomio tributario.

Ed era il 1960. Pensavo che, nella visione europea, si valutassero anche altri sistemi tributari per confrontarli con “il vestito di Arlecchino italiano”, al fine di trasformare il manicomio in un ambiente razionale. Purtroppo, il Conte 2 è meno rumoroso del Conte 1, ma è più pericoloso e più servo dei poteri forti. Eduardo De Filippo lo avrebbe qualificato “utile idiota”. Nella prima Repubblica, quando si discuteva del DEF, si evidenziavano le strategie nazionali per raggiungere obiettivi prefissati, come riequilibrio territoriale, scuola pubblica e formazione professionale, libertà sindacali, laicità dello Stato, politica estera, sanità pubblica, presenza dello Stato in Economia, la politica urbanistica, ecc. In altre parole, si approvava un indirizzo di politica economico-sociale, dando alle persone gli strumenti per capire cosa sarebbe stato posto in essere nel futuro prossimo e gli effetti sul futuro remoto.

Dopo le tante cose lette sulla cattiva qualità della scuola, sulla mancanza di un orientamento scolastico, sul diluvio delle Lauree, che si comprano al mercato, invece di programmare scelte utili ai giovani, si cerca di distrarli proponendo il diritto al voto dei sedicenni. Sembra una furbata per distrarre. A Napoli, cose del genere vengono chiamate macchiette. Non è un caso che il promotore sia il “nipote più furbo e fortunato” d’Italia: Enrico Letta. Per uscire dal pantano, occorre capire alcune cose. Ne accenno due. La prima, il diverso peso percentuale dei settori economici influenza la qualità della vita sociale e la vulnerabilità del sistema Paese. Attualmente, la parte del leone la fa il settore servizi, con il 74% del PIL, segue l’industria con il 22% e l’agricoltura con il 4%. Quando il rapporto tra il settore servizi e quello industria era inverso, c’era più solidarietà tra i lavoratori e la loro unione sindacale diventava anche possibilità di controllo sulla politica; lo Stato era presente in molte società, cosa che, oltre a garantire la raccolta di utili di impresa, le rendeva più refrattarie all’invasione straniera, che provoca uscita di risorse verso altri Paesi. E, c’era un legame tra economia e territorio, con vantaggi facilmente comprensibili.

L’esplosione incontrollata e non programmata dei servizi e un sistema fiscale infantile e inefficiente, oltre a indebolire il sistema paese, ha comportato l’aumento dell’evasione. Il settore servizi è stato invaso da speculatori italiani ed esteri, che fanno il bello e cattivo tempo. Sono riusciti anche a ridurre il mese da 31 giorni a 28 (gestori della telefonia), incrementando i costi dell’8% e ad imporre un cauzione in caso di cambio del gestore. Tutte le dichiarate volontà di lotta all’evasione sono prodotte dalla furbizia e dall’ignoranza. Il resto lo fanno l’inefficienza delle Forze dell’ordine e una burocrazia, che pensa alla sua carriera. Per iniziare, sarebbe utile rendere impossibile, all’atto del pagamento per un servizio dato, porre la domanda:- Con fattura o senza? Bisogna trovare il modo per evitare che l’evasore abbia come alleato il suo cliente. Ma, se molti governanti hanno interessi, diretti o indiretti, o non voglio danneggiare le corporazioni, chi provvederà?

Luigi Mainolfi

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