domenica, 31 Maggio, 2020

Scrive Luigi Mainolfi:
Vagoni di carta e aria fritta

0

Nel passato, dopo un evento, che aveva provocato drammi economici e sociali, il mondo politico si poneva il problema di progettare il futuro. Gli esempi più importanti sono la seconda guerra mondiale, che produsse il piano Marshall e il Terremoto dell’80 in Irpinia, che produsse la Legge 219 (ricostruzione e sviluppo). Il Covid 19, che è un nemico non conosciuto, sta sviluppando una guerriglia dalla durata imprevedibile. Oltre a provocare morti e disagio sociale, sta producendo un cambiamento dello stile di vita che, a sua volta, influenzerà la qualità e la quantità di vari settori nell’economia. La preoccupazione aumenta se pensiamo che tali effetti potranno diventare causa di altri danni. Purtroppo, in questi primi mesi, i governati e le forze politiche stanno dimostrando di non aver capito la gravità dell’evento. A ciò, si è aggiunta l’inefficienza della sanità pubblica e la corruzione della burocrazia. E’ il caso di dire: “I guai non vengono mai soli”. Il lockdown ha fatto capire il danno economico provocato con l’interruzione delle attività commerciali, turistiche, artistiche, culturali e professionali. La maggioranza politica invece di coinvolgere il Parlamento, per cercare di sbagliare di meno, si è limitata a promettere tutto a tutti e a produrre una cascata di Decreti, prolissi e difficili da concretizzare.

C’è stato un bombardamento di conferenze stampa, durante le quali veniva fatta vedere la luna nel pozzo. Dopo moltissimi Decreti, con decine di migliaia pagine, tanto che qualcuno ha parlato di “vagoni di carta”, è arrivato il Decreto Rilancio, che con i 256 articoli e le 495 si è guadagnato l’appellativo di Omnibus. Conte e tre Ministri lo hanno illustrato in diretta TV. Nelle loro parole, ho trovato l’annuncio di un helicopter money senza una strategia per il futuro. Molti commentatori hanno evidenziato il ritardo del provvedimento, che ha causato l’aumento delle esigenze, l’estensione della crisi finanziaria delle imprese e l’espandersi della penetrazione delle “quattro sorelle” nell’economia, tramite l’usura o gli acquisti di attività prossime al fallimento. Per uscire da una crisi bisogna capirne le caratteristiche e la natura degli effetti prodotti. Quella attuale non è una fase di un ciclo economico e non è simile a quella del 2008, che fu conseguenza di manovre finanziarie, che, di solito, accorciano i cicli e basta poco per passare dalla recessione alla ripresa e viceversa. Inoltre, non provocò cambiamenti sociali. La crisi che stiamo vivendo è conseguenza di un’entità non conosciuta, i cui effetti sono una reazione a catena, della quale si conosce solo l’inizio. Il virus non fa perdere clienti per un tempo determinato, li può far perdere per sempre o per un periodo lungo, fino a quando non tornerà la serenità sociale, momento che non coincide con la fine del contagio.

E’ una crisi centrata sulle persone. Perciò, il problema non è dare agli operatori un contributo per alleviare il danno subito durante la Fase uno, ma è quello di creare le condizioni per far ritornare fiducia e ottimismo. Conte si è limitato a sciorinare cifre. Le reazioni di sindaci, governatori, imprenditori, rappresentanti di associazioni professionali non sono positive, anche perché intravedono un labirinto burocratico, che ostacolerà la concretizzazione. Ma c’è un aspetto ancora più preoccupante.

Saranno distribuiti 55 miliardi che sommati alle regalie destinate alla burocrazia e alle categorie privilegiate vanno a integrare il debito pubblico, portandolo, si prevede, al 158,9% del PIL. Se a settembre, come qualcuno paventa, ci sarà un ritorno del Covid 19, si creerà un panico con danni economici insopportabili e con un ulteriore indebitamento. Il Presidente di Confindustria ha fatto notare che ci vorrebbe un piano di politica industriale. Per costruire il quale, bisogna intuire i cambiamenti, che saranno provocati dai condizionamenti sanitari e dai nuovi rapporti internazionali. Ciò, per capire quali servizi e quali beni saranno richiesti dalla società e dai clienti stranieri. Cosa che non può essere fatta dalle centinaia di incompetenti chiamati a far parte delle 16 Task Force. E il caso di invocare: ”Pochi ma buoni”.

Mi è sembrato normale che Briatore apparisse un gigante rispetto agli attuali politici. Sono preoccupato perché non vedo un programma funzionale al miglioramento delle condizioni della società italiana. Non si intravede sviluppo, ma nemmeno crescita. Dobbiamo prendere atto che la condizione globale sta entrando in una fase preoccupante, con la maggior parte dei Paesi in recessione. Ciò ci dovrebbe consigliare di valorizzare meglio le nostre risorse. Un maggiore impegno finanziario nella cultura, nell’arte, nella ricerca scientifica e nel turismo. Un discorso a parte merita l’agricoltura. Abbiamo vasti territori incolti, colture abbandonate, altre distrutte dall’espansione edilizia e palazzinara. Quanta ricchezza si potrebbe produrre? Un’altra cosa è non rinviabile: ridurre gli stipendi e le pensioni scandalose e dimezzare il costo della burocrazia e della politica.

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply