domenica, 5 Aprile, 2020

Scrive Manfredi Villani:
Il filo del riformismo

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Il socialista Francesco Colucci presentò il 6 marzo 2010 a Milano, nel Teatro Nuovo di piazza San Babila,una pregiata Antologia del Riformismo Socialista. Utilizzò il titolo: Nella democrazia con il riformismo. L’autore vanta una lunga militanza politica nell’ambito del socialismo. Iscritto al Psi dal 1947, svolse funzioni dirigenziali nel Movimento giovanile, nella Federazione socialista di Brindisi ed in quella di Milano. Era stato capogruppo consiliare nell’Amministrazione Provinciale di Milano.Deputato al Parlamento dal 1972, ricoprì incarichi nel Gruppo parlamentare socialista,prima come segretario e poi come vicepresidente. Venne eletto dall’Assemblea della Camera dei Deputati alla carica di Deputato Questore nella X, XI, XIV, XV, XVI legislatura. Parlamentare del “Popolo della Libertà”, fu promotore con altri Deputati del dibattito parlamentare sulla salvaguardia dell’Amazzonia, i cui interventi sono stati raccolti nel volume “Cara Amazzonia”(1989).

Autore di numerose pubblicazioni a carattere storico politico, tra cui i volumi “Perché fu ucciso Matteotti?” (1988), “Pietro Nenni nel centenario della nascita” (1991), “Pertini e gli italiani-Ai miei compatrioti”(1992), “Cent’anni, un ideale: socialisti in Parlamento” (1993) e “Il riformismo socialista da Turati a Craxi” (2005).

Dopo la presentazione della sua Antologia Francesco Colucci invitò Carlo Tognoli di intervenire per l’introduzione sul tema:” Il socialismo italiano tra riformismo e massimalismo”. Tognoli concluse il preambolo evidenziando che negli anni 70 il PCI fa il pieno di voti e punta a sostituire il Psi nella collaborazione governativa con la DC (compromesso storico e governi di unità nazionale). I socialisti si indeboliscono ulteriormente con il 9,6% nelle elezioni politiche del 1976. Fu l’occasione per Bettino Craxi di riprendere il filo del riformismo. Craxi, eletto quasi per caso segretario del Psi nel 1976 (dal 1969 era in minoranza con Pietro Nenni, dopo un’altra scissione tra Psi e Psdi, unificatisi nel 1966) riprende la strada del riformismo e dall’autonomia dal PCI la cui evoluzione verso le impostazioni socialiste e democratiche è lenta e frenata da un permanente legame conl’URSS. Nel 1979 il risultato elettorale del Psi è ancora deludente (9,8% alle politiche, ma oltre 11% alle europee di pochi giorni dopo. E nell’80 c’è un forte recupero alle elezioni amministrative. Craxi lancia la “grande riforma” delle istituzioni: Il nostro sistema di economia mista, che può sembrare il prodotto di una intelligente ed armoniosa virtù mediana tra i modi del capitalismo selvaggio e i vizi del capitalismo burocratico diviene un sistema perverso quando rischia di assommare insieme i mali dell’uno e i vizi dell’altro. La riforma delle istituzioni è il tema centrale attorno al quale ruotano la crisi della società, i problemi della governabilità, il distacco tra la società e lo Stato, la capacità della politica di aderire alle esigenze della realtà, così come un posto importante prende l’idea di uno statuto dei diritti e dei doveri dei lavoratori.Tra il 1979 e il 1982 Craxi traccia un disegno che si riallaccia in termini moderni al “Rifare l’Italia” di Turati del 1920. Il risultato elettorale del 1992, favorevole ai partiti di governo, viene ribaltato dagli “avvisi di garanzia”, il Parlamento liberalmente eletto diventa il Parlamento degli inquisiti. Comincia la storia della seconda repubblica, dove tutti si definiscono riformisti.

Manfredi Villani

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