mercoledì, 13 Novembre, 2019

Scrive Mattia G. M. Carramusa:
Da Conte un discorso veramente interessante

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Il discorso di Giuseppe Conte al Senato di ieri è uno dei migliori discorsi che un presidente del consiglio in carica abbia fatto. Composto, trasparente, severo, efficace. Un discorso simile non veniva udito in Senato dai tempi della crisi del secondo governo Prodi del 2008, quando Romano Prodi, in Senato, con la massima trasparenza non risparmiò parole severe all’indirizzo dell’Udeur il cui segretario, Clemente Mastella, scelse per opportunismo politico di sfiduciare definitivamente quell’esecutivo una volta perso il suo ministero.

Un discorso veramente interessante e, a tratti, molto di sinistra: l’uso del concetto di periferie umane (Conte ha usato la formulazione “Periferie non solo geografiche”) ed il richiamo costante alle riforme sociali necessarie per un rilancio della nostra patria sono due tra i tanti.

Una partita a scacchi, quella tra Salvini e l’ormai dimissionario Conte: una partita avviata ad inizio mese subito dopo la conversione in legge del decreto (in)sicurezza bis da Salvini in cui questi pareva essere prossimo alla vittoria, e dalla quale Salvini pareva avere tutto da guadagnare, e che alla fine è stata per lui un clamorosissimo “matto di corridoio”, per dirla in gergo scacchistico.

Il massacro istituzionale (e politico) di Salvini a Conte è stato letteralmente totale: sul piano personale, su quello politico, su quello umano, su quello “dell’uomo forte e coraggioso”, su quello istituzionale, su quello religioso, su quello dello stile, su quello della responsabilità. Mancava solo la critica a quell’orribile cravatta indossata. La replica a quella giaculatoria (molto istituzionale, sapientemente curata e ben raffinata) è stata uno scompostissimo proclama da campagna elettorale, con tanto di citazione di Manzoni (“Il coraggio, se uno non ce l’ha, mica può darselo”) e contestuale riapertura amorevole verso il Movimento 5 Stelle. Quello stesso coraggio che non è stato dimostrato nel mantenere la mozione di sfiducia quando le cose iniziavano a mettersi male, gesto al quale, come uno scacco matto, il presidente del consiglio Conte ha replicato “Se qualcuno non ha il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, il coraggio ce lo metto io”.

Insomma, come si dice dalle parti in cui sono nato: caro Salvini, ciapa lì e porta a ca!

Ora si aprono nuovi scenari e svariate possibilità: da quella del ritorno alle urne con Salvini ministro dell’interno, al governo del presidente per arrivare alle elezioni con un nuovo inquilino al Viminale che dia le carte, fino ad un governo di ampio respiro durevole.

Quest’ultima opzione, secondo lo scrivente, è l’unica sufficiente a garantire lo sgonfiamento della bolla speculativa del ministro dell’inferno e lasciare che il tempo, galantuomo, porti gli elettori ad aprire gli occhi (e magari anche un po’ la testa) e far pagar dazio a Salvini, come avvenuto per Renzi, per il suo peccato di ubris (tracotanza). Ci vorrà un anno, forse un anno e mezzo. Ci sarà questo tempo? È questo che la sinistra deve chiedersi.

Un governo costituito da Movimento 5 Stelle, Partito Socialista Italiano, Partito Democratico, Articolo 1 – Mdp e Liberi e Uguali può aver senso e può durare. Ma è possibile solo nell’ottica di quanto dal senatore Nencini affermato nel testo del suo intervento integrale: condivisione dei temi da affrontare, sia ampio e durevole, sia un governo “innovativo ed innovatore”, lotta e fronte comune per cambiare l’Europa e continuare a contare in Europa.

Aggiungerei, molto ambiziosamente: superare un approccio politico ed economico liberal-capitalista.

I punti in comune tra Movimento 5 Stelle e sinistra esistono: l’insofferenza nei confronti del TAV, storicamente di sinistra; l’attenzione alla sfera ambientale; la circolarità dei diritti civili e sociali; la tutela del lavoro e del lavoratore; la lotta totale alle diseguaglianze sociali. Potrei stare qua a sciorinare punto per punto ciò che accomuna la sinistra ai pentastellati, ma diverrebbe un mero elogio autoincensante, e non è cosa saggia farlo.

Si riparte, oggi, con le consultazioni in attesa della decisione che prenderà il PD: anche loro, come Meloni e Salvini, sceglieranno solamente in base ai sondaggi, con la certezza quasi assoluta di dare ad una becera destra oltre il 50% pur di contare un cicino di più come opposizione, oppure sceglieranno la strada della responsabilità politica (che per alcuni è, onor del vero, anch’esso opportunismo politico)?

Fatto sta, che il paese ha, oggi più che mai, bisogno di un governo che, figlio del risultato del 2018, demarchi un limite, un solco, tra il modo di essere della sinistra “liberale” ed un nuovo modo di essere sinistra: socialista, riformista e, mi sia concesso, anche un po’ grillino.

Questo coraggio la sinistra l’avrà?

Il compagno Mattia G. M. Carramusa

Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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