mercoledì, 13 Novembre, 2019

Scrive Mattia Mastrandrea:
Lettera a cuore aperto di un giovane ateo (italiano!)

1

Sono ateo, da che ho memoria, l’idea di un’entità superiore che avesse potere di decidere praticamente tutto, non mi ha mai convinto. Eppure, ho sempre riconosciuto ed ammirato l’operato della Chiesa Cattolica e della Curia Romana, proprio quella tanto chiacchierata.
Negli anni, paradossalmente (ma neanche tanto essendomi sempre interessato della storia repubblicana) mi sono informato molto sulla chiesa e su cosa volesse comunicare, quale fosse il ruolo del Vaticano nella politica nazionale e l’innegabile importanza con la sua centralità e il ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro Paese della DC, pur non condividendone le idee e le ricette. Difatti, essendo meridionale e circondato da cristiano cattolici, quasi pagani, visto l’amore per i santi e per tradizioni ancestrali dettate soprattutto dall’opulenza e dallo sfarzo, ho imparato a conoscere ed amare, con pragmatico distacco, il mondo cristiano.

La mia inclinazione socialista mi ha sempre dato come riferimento pochi testi date le tante differenze di vedute, se dovessi oggigiorno identificare qualche lettura fondamentale per il giovane socialista, direi “Socialismo Liberale” di Rosselli, “Il Combattente” un’interessante biografia su Pertini che racconta perfettamente il passaggio del socialismo dal ventennio fascista ai fasti repubblicani e infine il Vangelo. Io il Vangelo l’ho letto durante le noiose ore di religione e durante quegli inutili pomeriggi di catechismo, però quel suo messaggio di pace, amore e fratellanza, che all’epoca mi sembrava oltre che stucchevole schifosamente scontato, oggi, lo ritengo un inno alla ribellione intellettuale.

Chi l’avrebbe mai detto? Proprio noi atei, pederasti e senzadio qualunque siamo rimasti gli unici a narrare e tramandare il messaggio di Gesù Cristo. Ebbene, dopo anni di sputi in faccia e di “tanto non puoi capire” mi ritrovo ad essere quello buono, o meglio, quello “buonista” (altro termine riesumato dal fascismo, all’epoca si diceva “pietista” accusando gli italiani che aiutavano gli ebrei di non aiutare gli italiani veri in difficoltà), desiderare una società giusta, basata sull’equità e soprattutto sul rispetto di regole comuni ed assodate, sembra essere diventato un pensiero illogico e irrealizzabile, la nuova Utopia occidentale.

Ho imparato a comprendere così tanto il mondo religioso da arrivare a stimarlo profondamente, se dovessi darmi un’identità, oggi parafraserei Oriana Fallaci, dicendo che sono un “ateo cristiano”, pensandoci, ho tutti i sacramenti fino alla cresima, un’educazione cristiana, famiglia cristiana e un amore viscerale per la storicità delle vecchie chiese e per il santo patrono della mia città. È un dato di fatto, sono stato adottato dal mondo cristiano.
Oggi però sono sbigottito, per la prima volta nella storia repubblicana è stato messo in discussione il principio di laicità della stessa. Anni di battaglie e di sovrastrutture logiche buttate al vento, perché viene meno la regola di base, tutto per uno Stronzo che si è messo a baciare un rosario e ad appellarsi a questo “cuore immacolato di Maria”, tu? Ma davvero? Quello di “lavali col fuoco”, di “aiutiamoli a casa loro” e non per ultimi i casi delle ONG in mare. Tu, uno sporco leghista, voi che andavate in giro dipinti di verde e con le corna in testa a inneggiare al Dio Odino e bere acqua del Po’ diluita con urine ed altri scarichi industriali? TU?

Sbigottito, però non desolato, perché la difesa principale e la più grande apertura alla libertà di credo arriva da colui che fino a prova contraria detiene il potere maggiore nel mondo religioso: Sua Santità Papa Francesco. Il perno, il faro, l’idolo istituzionale, proprio il più cattolico di tutti, Papa Francesco, risulta essere il più liberale per quel che riguarda le libertà personali, infatti, la destra ce l’ha con lui, ben venga, è così pop questo pontefice, ha ammesso le coppie gay, ha aperto le porte della chiesa ai poveri e si è palesemente schierato a favore dell’accoglienza dei migranti. Un comunista (nell’accezione berlusconiana) ma finalmente una sinistra semi – radicale per tutti.
Lunga vita all’ateismo, alla razionalità e alla Repubblica: una, indivisibile… e laica.
“La religione è un problema se nega la scienza, e l’ateo se non ha coscienza” [E. Jannacci]

Mattia Mastrandrea
Membro della segreteria PSI Bari, Segretario Circolo FGS – Giuseppe Di Vagno

Condividi.

Riguardo l'Autore

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Visto che in queste righe si parla di laicità, o meglio di laicità e sovrastrutture buttate al vento perché viene meno la regola di base, io credo che l’essere laico significhi anche, se non innanzitutto, il saper leggere gli accadimenti senza preconcetti ideologici e senza la lente dell’autoreferenzialità, la quale può farci “scartare” a priori tutto ciò che non corrisponde al nostro modo di vedere, o al pensiero “politicamente corretto”, sino a farci semmai negare l’evidenza dei fatti.

    Senza la pretesa di essere nel giusto, e al di là delle nostre personali opinioni e simpatie politiche, a me par di percepire che una parte del Paese ha crescente voglia di identità, dopo anni in cui tale sentimento è stato per così dire messo nel cassetto, ovvero sacrificato al multiculturalismo per dirla come altri, o forse all’ateismo, e più d’uno guarda oggigiorno alla nostra religione anche come importante elemento che può aiutarci a ritrovare sentimenti identitari (in una con la fede e coi valori spirituali)

    Questo modo di vedere le cose può essere giusto o sbagliato, ma non sta a noi giudicarlo, e i laici dovrebbero prendere doverosamente e pragmaticamente atto che l’umore di una parte del Paese va nel senso che dicevo, e se tale parte ritiene che le gerarchie ecclesiastiche non assecondino, o non comprendano a sufficienza, il proprio stato d’animo, può comprensibilmente succedere che si appoggi a quelle figure, anche politiche, che danno l’idea di averlo colto e di saperlo interpretare.

    Se mi affido alla memoria, io ritengo che nella nostra società vi sia stata una sorta di “presa di coscienza” allorché qualcuno ritenne di dover togliere i nostri simboli religiosi all’interno degli edifici pubblici, in nome del multiculturalismo, nel senso che altri temettero allora che in tal modo si mettessero a rischio le nostre consuetudini e tradizioni, e le regole di base (in buona sostanza, mi pare che sia iniziata da lì una certa qual rivincita della identità, ma il mio è soltanto un semplice ed opinabile punto di vista personale).

    Paolo B. 26.08.2019

Leave A Reply