mercoledì, 22 Maggio, 2019

Scrive Nicolò Musmeci:
Il lento crepuscolo dello Stato di diritto

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Per il mondo dei radicali non è certamente un periodo tranquillo. Nel 2016 ci sconvolse la morte di uno degli ultimi grandi della politica italiana, oggi prendiamo coscienza del fatto che non ascolteremo più la voce di Massimo Bordin nella sua storica rassegna stampa. Proprio per questo motivo scrivo in difesa di quella radio che da decenni ha dato voce a quella “controinformazione” che, per Bordin, come per centinaia di migliaia di italiani, ha scandito quotidiani momenti di eresia. Radio Radicale, però, non può semplicemente essere etichettata, non può essere neppure meramente ricordata o, come propongono alcuni, cristallizzata in un archivio. Per me quella voce rauca, ruvida che spaziava da toni accesi ad alcuni che parevano incorniciati di malinconia, era un elemento familiare.

Per me la voce di Stampa e Regime era un elemento vivo e presente nella mia vita. Non dimenticherò mai quella voce, che ascoltavo già quando da bambino mio nonno mi accompagnava a scuola in macchina. Mi fa un certo effetto pensare al fatto che fino a pochi giorni fa quel passato era, in qualche modo, presente. Eppure la forza di quella emittente stava proprio nella capacità di innovarsi e sopravvivere al monopolio del servizio pubblico.

Non posso non menzionare Radio Parolaccia, una grandiosa eresia, un’estrema fiducia nel contraddittorio, un fulmine che scandalizzò, facendo sobbalzare un’intera nazione. Eppure, nonostante tutto, questa gemma rara pare sgretolarsi, una luminosa perla, in un mondo che non sa più distinguere la qualità da ciò che è una informazione fasulla, parziale, incompleta e monodirezionale. Scandalosa è la reazione di chi, per decenni, ha usufruito di quel servizio, per poi negarlo ad altri. Penose le lacrime di coccodrillo verso Bordin, come si può dunque piangerlo, se poi si mira e ci si compiace della rovina di Radio Radicale? Si piange dunque il primo violinista, mentre si sequestrano gli strumenti all’orchestra? Orrende le commemorazioni, quando mai vi siete interessati di lui da vivo, perché dunque atteggiarsi da prefiche per pochi secondi? Ecco a noi la deprimente scena!

Avanti con gli anni le ultime fortezze della miglior espressione democratica cedono, scompaiono personaggi d’indiscussa qualità, e noi giovani socialisti ci sentiamo irrimediabilmente più soli. Singolare che queste parole siano scritte durante i giorni in cui Cristo morì. Ma se i cattolici si avviano verso la fine di un periodo di penitenza, noi, cari alleati di tante battaglie, stiamo dentro una Quaresima che pare infinita. Noi ci siamo rifugiati dentro le catacombe, siamo rimasti nascosti, a ragionare, a riflettere, a prepararci. Io non appartengo a quella generazione che ha vissuto quel passato che lega le nostre ideologie, vengo dopo la nostra epoca. Ma non posso fare altro, se non associarmi con voi, in questa lunga attesa. Il deserto che ci circonda è in primis, una grande assenza ideologica, una grande mancanza di educazione politica nelle classi sociali che, oramai, si stanno liquefacendo, confondendosi, creando solo un immaginario collettivo di massa.

Questo lento crepuscolo ci ha portato fin dentro la notte più buia. Cari radicali, alleati di molte lotte, noi siamo ancora qui, e vi saremo sempre vicini, perché ciò che è stato fatto per lo Stato di Diritto non vada perduto, perché questa barbarie antipolitica non releghi la vostra azione nelle pagine dei libri di storia. Noi, nell’attesa di questa resurrezione ideologica, ci schiereremo sempre contro chi, inebriato dal potere e accecato dalla furia devastatrice di ciò che ritiene superfluo, rischia di danneggiare il fulcro di ogni democrazia moderna: l’autentico senso critico.

Nicolò Musmeci

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