lunedì, 24 Febbraio, 2020

Scrive Rino Capezzuoli:
Quaderni chiantigiani

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Tavarnelle barberino il nuovo comune unico nasce come era prevedibile monco culturalmente , non perchè non abbia una sua radice storica profonda e ben conosciuta, non perchè non ci siano argomenti di cui parlare o perchè manchino i mezzi economici su cui posare una iniziativa culturale adeguata ma perchè i suoi abitanti meno che in altre parti d’italia hanno comunque relegato la cultura in un angolo e si sono dedicati ad altro. hanno dato la precedenza all’economia, al vino ,al turismo,all’impresa grande o piccola , all’artigianato. meno all’ambiente di più ,agli smarfon . di meno all’informatizzazione dell’industria. Con la realizzazione della superstrada firenze Siena e l’intuizione geniale dell’allora sindaco Biagi inizio la creazione e l’espansione della zona industriale di Sambuca che oggi unita ad altre zone artigianali in alcune frazioni più piccole e la zona industriale lungo la cassia per Certaldo zona La Zambra confine con Poggibonsi fanno del comune unico Tavarnelle Barberino il maggior centro industriale della provincia di Firenze. Siamo passati da un’epoca in cui il lavoro era etica e progetto ad oggi dove è la rendita a prevalere e si produce per il consumo si lavora per consumare. Prima il pil era positivo oggi è a somma zero dove si leva qualcuno rimane senza.ossia la globalizzazione ha fatto sì che una società signorile cioè poche persone divengano sempre più ricche a scapito di molti che sono sempre più poveri essendo il PIL a somma zero Prima si pensava al futuro, si progettava il futuro ,oggi si pensa a vivere il presente poiché c’è l’assicurazione ,la rendita di chi ci ha preceduto dei nostri genitori. Necessità della storia ,oggi più che mai, non solo conoscere la storia ma necessità per costruire il nostro futuro.Rapporto storia cultura lavoro . oggi ci sono più studiosi più gente istruita ma c’è meno lavoro e più rendita in una logica che risulta capovolta rispetto al passato questo è successo anche da noi e qualcuno più acculturato se ne sta rendendo conto ma quanto sono lontane le nostre società da simili analisi,ammessso che siano giuste ? Da qui l’insistenza per creare in ogni zona dei gruppi culturali volontari che si occupino dello sviluppo del territorio, della nostra storia, della nostra economia qui ora e subito per programmare il nostro futuro e quello delle generazioni future. UNa rivista che si occupasse di tutto questo ,non sarebe solo una operazione culturale ma un iniziativa per lo sviluppo dei nostri territori e per costruire un futuro migliore più ordinato e solidale delle nostre società. Un ChIANTI GREEN è un obbiettivo possibile ed a portata di mano basta volerlo ed impegnarsi un po’ magari rinunciando in parte alla produzione” solo” per consumare ed avviando la trasformazione delle nostre zone industriali verso l’autosufficienza energetica la dismissione dell’amianto e della plastica la mobilità elettrica , non attendendo il lavoro conto terzi, come avveniva un tempo ma creando start app. innovative in tutti i settori del territorio : agricoltura industria artigianato ecc… puntando su qualità , ricerca ed innovazione. e manutenzione dell’ambiente che è la vera ricchezza del nostro territorio. Questo è il mio contributo ed il mio appello a tutti coloro che si vogliono impegnare non solo in un’operazione culturale ma nella costruzione del nostro futuro. SE aspetiamo che gli altri facciano anche per noi rimarremo sempre al traino ed ormai secondo me non c’è più tempo come sostiene Greta TUNGHERBerg inascoltata.

Rino Capezzuoli

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