domenica, 28 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

I Roditori

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Caro compagno,
la violenza che esprimi verso di noi è assurda.
Permettimi un disclaimer: non so che titolo verrà dato alla lettera quindi, qualsiasi umore abbia condizionato, resetta. Mi permetterò di essere duramente sincero ma non c’è in me alcuno zelo. Al di là di passaggi giustamente ruvidi penso di fornirti un contributo costruttivo.
Nel primo post che hai dedicato allo psicodramma Conte arrivi a definirci roditori. Nell’ultimo invochi l’apostrofe ciceroniana a Catilina ma quell’ex abrubto, il più celebre, fu un tonante incipit (il più emotivo) mentre tu ne fai un “in cauda venenuum”. Il più tendenzioso.
Gli accenni a Polverini e Mastella non annacquano il veleno se non con l’acqua dello sputo e tu hai voluto sputarci in faccia. Magari pensi di aver sputato a Nencini, perché magari pensi che noi siamo suoi ostaggi, suoi sgherri o suoi plagiati. Questo sarebbe ulteriormente offensivo e un sintomo di superficialità che spiegherebbe la miopia sul fenomeno PSI.
Quamdiem etiam, continuava Cicerone e la finiamo qui col latinorum (che pesa sulla mia anima fenicia), quanto a lungo ancora vorrai dileggiarci col tuo furore?
Per noi socialisti nati e cresciuti nelle catacombe, sotto addirittura le fogne dei fascisti, il mormorio più frequente (pari pari ai primi cristiani) è “sta tornando! Verrà presto! Il Messia Martelli ci ricondurrà per mano alla luce!”
Confortante era vedere come tu stesso non davi adito ai millenaristi, sia con educate manifestazioni di realismo che con, concedimelo, disinvoltissime docce gelate. Come quando, dopo essere stato eletto eurodeputato nello SDI, passasti (in meno di un anno credo) alle catacombe rivali del NPSI, lasciando a Cefisi l’imbarazzo di spiegare la cosa al PSE. Nota a margine della vicenda: sempre ricordiamo che, al di là dei bei discorsi teorici d’oggi e dei bei fatti di trent’anni fa, il socialismo non può essere un fatto locale come non può essere il fatto di un carisma personale.
È però almeno dal Ventennale che qualcosa sembra essere mutata. Sembra quasi che ora tu ci creda di poter svolgere utilmente un ruolo di regista e protagonista per il socialismo italiano. Purtroppo però non è possibile compagno, quel treno è passato decenni fa ed è deragliato. Ci fu contro la Consociazione degli Sterili, certo, il benestare o quantomeno il silenzio assenso degli Overlords, ça va sans dire, ma è pur vero che prestammo (prestaste? Prestammo, dai) il fianco sia alle devianze del diritto che quelle dell’opinione. Ben venga un contributo al restauro ma nessuno di quella generazione può capitanare un’operazione politica.
Porto due argomenti: un episodio e un tuo progetto.
Innanzitutto l’episodio della puntata di Porta a Porta sul Ventennale. A favore di Craxi tu, Stefania e Cicchitto. Tre grandi testimoni ma un processo non è fatto solo di testimonianze. Ci vogliono “perizie”, non per forza terze, anche di parte, nonché le parti civili (finisco qui la metafora giudiziaria bruttina). Solo testimonianze è come se Craxi fosse la vicenda di una famiglia, di un amico e di un ex avversario ravveduto. La formazione non l’hai certo scelta tu ma sei comunque compromesso in quella visione di “testimonianza”, ciò che impedisce alla figura di Craxi di liberarsi della zavorra personale e storicizzarsi pienamente (Bobo lo comprese sin da subito). Ancor più evidente nel momento del “Carramba che sorpresa” con Scotti, lì per risolvere (?) il notorio passaggio. Per carità. Lasciateli difendere a noi il PSI e Craxi, che li abbiamo difesi nei licei, nelle università, nelle amministrazioni, eccetera. Lasciatevi difendere anche voi da noi. Abbiamo dalla nostra lo studio di parte ma netto da traumi e complessi; possiamo inoltre permetterci di ammettere errori senza doverci giustificare, possiamo addirittura rivendicare certi errori come necessari, giusti, potremmo perfino permetterci di sfiorare provocatoriamente l’apologia di reato!
Questa però è la storia, c’è poi il futuro e con esso il tuo Avanti!, che non si riesce davvero a prenderlo per il valore del prodotto in sé. Non c’è molta cura in quel giornale. Né nella correzione dei refusi né nell’impaginazione e grafica (le stesse del giornalino del mio liceo oltre quindici anni fa). Né in tutta quella caterva di articolesse (che parola sessista…) sconnesse (però con la rima rende) che non è affatto ricchezza di dibattito, perché c’è differenza tra dibattito e caciara. Il filo rosso dei contributi? La peste metasocialista! Che palle! Argomenti esausti…articoli storici anche belli ma buttati lì…
L’Avanti! come progetto è il tuo editoriale più qualche cometa commissionata ma che poi passa e va. Dove vuoi andare a parare, chi pensi di aggregare intorno a un progetto così approssimativo se non i reliquati di quelle generazioni ormai non spendibili e, parliamoci chiaro, non disponibili davvero FINO IN FONDO. È una lezione che avremmo dovuto imparare dalla penosissima contradanza dell’associazionismo transpartitico della diaspora. Soprattutto da un segnale: tutte quelle realtà si scambiavano più o meno gli stessi “iscritti” e “circoli”. Nel tentativo sfinente di coagulare i frantumi di un ceto politico in grumi sempre pronti però a disfarsi alla prima tornata di amministrative. Formica come Sisifo (dobbiamo immaginarlo felice, come in Camus?).
Ovviamente, tu sei tu. In più alcune stelle sono ora “right” e stai riuscendo a fare qualcosa in più. Hai dunque un più forte campo gravitazionale ma ciò non basterà a fare del tuo gigante gassoso una stella. Abbastanza forte però da far danno ad altri. Ovviamente parlo del fragile PSI.
La tua esperienza si avvicina, con le debite proporzioni, all’esperienza del NPSI, l’esperienza che ha avuto la responsabilità politica (lasciamo stare gli equivoci ideologici e logici) di impedire il raggiungimento di una massa critica socialista a sinistra negli anni cruciali in cui era ancora possibile ripartire, sebbene azzoppati. Bobo lo capì in tempo nel 2005. Gianni perse due anni in più che furono decisivi perché ormai PD e PdL erano pronti, sclerando definitivamente il panorama politico e rendendolo inabitabile democraticamente. Condividevo moltissime ragioni del NPSI, ma alla fine tutti voi Titani siete venuti da questa parte del “bipolarismo coatto” (non importa se nel PSI ma comunque, in qualche forma, sempre a fianco degli “assassini di Craxi”).
Così come vale per i comunisti il fracristoforismo (“verrà un giorno…”) di Turati, così per voi tutti devono valere le coerenti ragioni di Boselli e Nencini. Nonché, lo cito per ultimo, a legittimare il discorso per gli alteri occhi titanici, le stesse coerenti ragioni di Intini. Che è sempre rimasto a sinistra, che non ha mai peccato di protagonismo e che, guarda un po’, parlando anche di cose vili, anche qualche soddisfazione se l’è potuta prendere, entrando nel Prodi II come capo delegazione di uno dei momenti di grandissimo rinnovamento del socialismo italiano, quello della Rosa nel Pugno che tanto ha significato per tanti giovani.
Ciò che però basterebbe a porre Intini, Boselli, Locatelli, Pastorelli e persino il tuo amato Nencini dieci spanne sopra ciò che voi Titani avete fatto e disfatto durante la diaspora, è proprio quello aver messo in piedi uno straccio di nuova classe dirigente socialista. Se “classe dirigente” ti fa ridere concedimi almeno di parlare di evangelizzazione, di educazione sentimentale. Centinaia di giovani sono passati dallo SDI e dal ricostituito PSI, sono stati in grado di fare ottima elaborazione politica ma anche prove organizzative pari ai fasti passati. Penso a Quadrana principe della Rosa nel Pugno, o a quando, pochi anni fa, la FGS è stata in grado di organizzare (con cinquemila euro…) il più grande festival del socialismo europeo da oltre quindici anni (mentre i giovani democratici, col Governo, le regioni, i numeri, i soldi eccetera l’anno dopo hanno dovuto abortire l’operazione perché non ci riuscivano).
Alla metafora della diaspora, ho sempre preferito quella di Atlantide. Veggenti e occultisti del XIX secolo indicavano nelle civiltà precolombiane le reliquie della grande città crollata per il “combinato disposto” (che brutto usarlo per la mitologia…) di invia degli Dei e arroganza degli atlantidei.
Ogni volta che uno di voi Titani fa capolino qui, tra gli aztechi socialisti, io mi domando «è Cortés o è veramente Quetzalcoatl, che torna dall’esilio impostogli da Specchio Fumante?»
Tu (tu.) non sei certamente un conquistador affamato d’oro, hai inoltre tutti i pregi per essere davvero il Serpente Piumato (detto col carico positivo che ha tra gli aztechi, non con quello negativo che hanno i roditori in Occidente) ma non montiamoci la testa. Le maree che il passare del tuo Nibiru (sempre per continuare con le escatologie esotiche) provoca sul pianeta PSI non sono un segno positivo per le tue speranze, certamente in buona fede. Mi spiace inoltre che alcuni compagni del PSI ti abbiano confortato nella convinzione si svolgere un servizio, se non giusto, almeno aggiustante per il Partito. Causerai ancora maree stravaganti ma continuerai a non avere la massa critica per compiere alcunché anche perché, nelle tue invettive come nel tuo Avanti!, manchi di tirare le somme di tante considerazioni corrette che fai e a cui contribuiscono i tuoi (occasionali, non illuderti) compagni di viaggio. In effetti, all’origine del suddetto eventaccio europarlamentare, giocasti un ruolo simile, spostando l’attenzione dello SDI via dalla Cosa2 (in funzione anti-Amato). Se nella contingenza potevi avere delle ragioni, rispetto ad una critica storica anche questa è una responsabilità.
Il PSI non è fragile perché Nencini, perché quello, perché questo (Riccardo ha i suoi difetti, ma per essere cresciuto nel vostro ambientino di allora…). Il PSI è fragile perché viviamo in uno schifo di sistema che NON È UNA DEMOCRAZIA e anche se non è difficile convenire sul merito (almeno sulla mancata pienezza democratica) dobbiamo sforzarci comunque a smetterla di parlare e comportarci e programmare come se fosse tutto normale. La conseguenza deve essere radicale. Premetto che quasi nessuno, al di fuori dalla giovanile (scusa se la nomino ancora, ai tempi avevi buone ragioni), ha ancora tirato le somme neanche nel PSI: non esiste spazio elettorale al di fuori dell’imbarcarsi nelle poche navi che, di legislatura in legislatura, hanno l’effettiva patente di navigazione. La marina neocorporativa blocca tutti gli irregolari con l’embargo mediatico, SOPRATTUTTO se capaci. Si può preparare una realtà corsara (e qui l’antica intuizione di Nencini, anche sulla trascurata provocazione della ragione sociale) che la FGS con Pedrelli, la Fondazione Socialismo con Acquaviva, Mondoperaio con Covatta (e indegnamente anche con me) e l’Avanti con Del Bue (in cooperazione con l’Avanti che dirigi) possono approntare per fare ciò che veramente serve al socialismo italiano: un ambiente. Il PSI con Maraio e Nencini però deve continuare a fare il partito, con tutte le necessità del caso e nelle condizioni materiali che vede l’insopportabile “orgoglio socialista” nettamente opposto alla necessaria dignità socialista. Sicuramente questo può portare a tensioni, che però non hanno nulla a che fare con Arlecchino bensì con una soffertissima e onorevole disciplina di Nencini che per quanto abbia le sue idee (che in genere condivido) alla fine non si mette mai contro la segreteria. Anche se ciò disturba la fisiologica autonomia del parlamentare e rompe il tempismo che, con l’orrendo panopticon panprospettico cioè aprospettico in cui viviamo, si può prestare a ogni interpretazione. Inizialmente era emersa la lettura ingiusta che anche tu hai caldeggiato, poi per fortuna anche i media sono convenuti sul distinguo fondamentale, logicamente fondato e politicamente sensato: noi non siamo Scilipoti.
Sarebbe ora bello parlare di politica, terzo polo (Renzi o Calenda? Sala o Bentivogli?) o romanizzazione dei barbari (io ancora non ho digerito la seconda guerra punica però) ma ho già scritto troppol
A presto compagno, saluti fraterni

 

Roberto Sajeva

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