venerdì, 20 Settembre, 2019

Scrive Salvatore Sechi:
La formazione del nuovo governo

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Caro Mauro,
mi sembrano osservazioni fondate le tue. Devi tenere conto che la formazione del governo è avvenuta sulla base di valutazioni ed obiettivi differenti. Di Maio ha ribadito in ogni sua dichiarazione la continuità del nuovo governo con quello precedente, con la Lega. Non ha mai fatto un rilievo critico sui 14 mesi di coabitazione e sull’eccellenza dei provvedimenti approvati. Zingaretti ha parlato di discontinuità e di un Esecutivo di alto livello. Dunque, non c’è nessuna convergenza, resta intatto il dissenso. La composizione del governo rispecchia la volontà di dare ad ogni corrente il suo (Renzi, Franceschini, Zingaretti ecc.). Non per una particolare malvagità e cinismo, ma perché il Pd non esiste come partito, ma è solo una confederazione di caccicati, acrocchi, capi-bastone, micro-arenghi personali. Inutile farsi illusioni. In queste condizioni Zingaretti ha potuto solo evocare la necessità di nomi di rango, ma non ha potuto reclutare, e neanche contattarne nessuno. Penso a personaggi come Sabino Cassese, Salvatore Rossi, Salvatore Settis, Pietro Ichino, Nicola Rossi, Francesco Giavazzi ecc.
Quindi era inevitabile, e ha vinto, la grande spartizione. In questo trambusto di divisione delle spoglie, essendo Di Maio inadeguato, ha prevalso un esito che credo non sia stato perseguito neanche da Zingaretti: il Pd ha conquistato le poltrone dell’economia, che soprattutto nella proiezione europea sono quelle decisive. Dunque, un bel risultato anche grazie alla maggiore apertura verso il Pd mostrato dalla nuova Commissione. Deve curare la crisi economica della Germania e questo favorirà anche l’intervento sui malanni dell’Italia. I cinque Stelle sanno perfettamente di avere schierato ministri di livello inferiore a quello (non elevato, salvo Gualtieri) del Pd. Faranno di tutto per fare ogni genere di resistenza, esercitare veti e seminare l’azione di governo di impuntature, ricatti e minacce, agitando per esempio bischerate come la democrazia diretta. E’ l’unica cosa che Di Maio sa fare, come dimostrano i 14 mesi con Salvini. Anche perché temo che sul programma, come hai rilevato tu, si siano siglate intese di massima, quindi revocabili nella più diverse interpretazioni. Le eventuali obiezioni dei Cinque Stelle saranno sempre accompagnate da un’affermazione innegabile: noi intendiamo applicare il programma concordato con la Lega, e non avventurarci nella discontinuità, che riguarda Zingaretti. Le prossime scadenze elettorali indurranno Di Maio a marcare le differenze per aumentare il suo dividendo.
Può anche essere che si trovino accordi e intese sui problemi concreti, e Conte riesca a mediare o a disinnescare le mine. Molto importante per il Pd è riuscire a trascinare i Cinque Stelle in azioni comuni, programmi e misure riformatrici a livello locale e regionale. Diversamente sul nostro destino incombe una grande vittoria della destra.
Sarebbe opportuno che Psi, pur votando a favore del governo Conte, ne precisasse i punti di critici e i pericoli per nontriobvarsi oinvolto in responsabilità che non può contribuire a ad evitare.
A presto, caro Mauro, e buon lavoro.

Salvatore Sechi

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