sabato, 7 Dicembre, 2019

Scudo penale di Taranto, alibi di Arcelor e di un Governo

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Lo scudo penale negato ha innescato l’uscita di ArcelorMittal dall’ex Ilva di Taranto. Sarà anche stato un pretesto, sarà anche vero che la multinazionale franco-indiana, vista la crisi del settore, cercava solo una scusa per andarsene. Sta di fatto che la mancanza della protezione legale nel corso della bonifica ambientale adesso è l’arma che verrà usata in Tribunale per giustificare il recesso.
Allora la domanda delle domande è una sola: perché fornire ad ArcelorMittal questo alibi perfetto? E perché il governo non reintroduce immediatamente lo scudo? Semplice, perché in tal caso Di Maio minaccia di far cadere il governo. A questo punto, resta da capire con quale logica il capo politico di Cinquestelle questo benedetto scudo prima lo ha dato, poi lo ha tolto, poi lo ha ridato e infine lo ha ritolto.

Possibile che non immaginasse le conseguenze? Già, perché l’atto di recesso della multinazionale ad appena un anno dall’arrivo a Taranto non è stato un fulmine a ciel sereno. Per capirlo, bastava guardare quello che era successo dopo le europee di maggio scorso, quando il vertice del M5S, dopo il crollo elettorale, modificò il provvedimento, e con il nuovo Decreto Imprese impose alla maggioranza parlamentare che sostiene il governo giallorosso di cancellare lo scudo penale per AcelorMittal. Allora la multinazionale, per ripicca, mise subito 1.400 operai in cassa integrazione.

La verità è che Di Maio, visti i ripetuti tracolli elettorali del Movimento, cerca disperatamente di recuperare i consensi perduti con le battaglie identitarie, fingendo di non essere al governo e rispolverando la propaganda che aveva portato Cinquestelle alla grande vittoria delle politiche del 2018.

La toppa però si sta rivelando peggiore del buco. Perché a questo punto, un M5S per metà di lotta e per metà di governo non ha più alcuna identità. Cosa peraltro che aveva già dimostrato con le vicende TAV, TAP e Alitalia. Per non parlare delle disastrose esperienze dei sindaci Cinquestelle. Valga per tutti il caso di Virginia Raggi a Roma.

A questo punto, la forza politica fondata da Grillo e Casaleggio sembra in preda al caos. Di Maio è ormai contestato apertamente dai “puri” e non riesce più a controllare i gruppi parlamentari, dove ormai il dissenso è diventato pubblico. Ma la cosa peggiore è che Cinquestelle adesso rischia di portarsi dietro il governo giallorosso, il Partito Democratico e – soprattutto – il Paese.

Chiudere Taranto, ossia il maggior centro siderurgico d’Europa, significa cancellare, considerando l’indotto, circa quindicimila posti di lavoro. Sarebbe un disastro per l’Italia, che non può permettersi il lusso di uscire dalla siderurgia. Taranto rappresenta l’1,4 per cento del Pil nazionale. Quindi togliere lo scudo ad AcelorMittal significa togliere lo scudo all’Italia. Anche perché, a questo punto, nessuna impresa straniera verrà più a investire nel nostro Paese.

Felice Saulino
SfogliaRoma

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