domenica, 25 Ottobre, 2020

Scuola, dopo gli insegnati protestano gli studenti

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Dopo la protesta di ieri degli insegnanti che hanno manifestato anche davanti a Montecitorio sotto la pioggia, oggi anche gli studenti si sono mobilitati contro i ritardi e le mancanze che hanno caratterizzato l’inizio di questo anno scolastico. Studenti, ma anche docenti e genitori uniti per costruire una scuola migliore si danno appuntamento a Milano alle 9.30 (Largo Cairoli), a Roma alle 10.00 (Montecitorio), a Genova alle 9.30 (Piazza Fanti d’Italia), a Napoli alle 16.00 (Piazza Matteotti), a Perugia alle 9.00 (Piazza IV Novembre), a L’Aquila alle 16:00 (Prefetto dell’Aquila, Corso Federico II) e a Siracusa alle 17.00 (Via Minerva).
Domani sarà la volta dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals che hanno aderito alla manifestazione dei genitori autoconvocati di ‘Priorità alla scuola’ che si troveranno a Piazza del Popolo alle 15.
Alessandro Personé dell’Unione degli studenti ha dichiarato: “La scuola è in ginocchio: la pandemia ha fatto scoppiare i problemi che la scuola subisce da anni e oggi manifestiamo in tutto il Paese perché vogliamo che il governo e la ministra ci ascoltino per costruire un piano di ripartenza in sicurezza ed in presenza dando una prospettiva chiara di innovazione radicale della scuola. I primi giorni di scuola sono stati un banco di prova sconvolgente: trasporti insufficienti, lavori di edilizia mai partiti, organico mancante e didattica a distanza. Il 13% degli studenti ha abbandonato gli studi durante il lockdown e ora serve un cambio di passo forte per rispondere ai tassi di dispersione scolastica e povertà educativa in aumento. Il governo deve investire sulla scuola pubblica i 209 miliardi del Recovery Fund devono servire per costruire insieme un nuovo modello di scuola che possa garantire il diritto allo studio e la gratuità durante la crisi economica che stiamo vivendo”.

Infine, Personè ha annunciato: “Domani, 26 settembre, saremo a Roma con ‘Priorità alla scuola’, docenti e genitori, uniti per dare un messaggio forte: vogliamo che la riapertura del Paese inizi dall’istruzione e la ricerca per non lasciare indietro nessuno e costruire una società più giusta, che abbatta le disuguaglianze. Siamo, studentesse e studenti, la generazione più povera dal dopoguerra, ci mobiliteremo fino a quando non saremo ascoltati e potremo decidere sul nostro futuro”.
Alla manifestazione di oggi farà seguito quella di domani che si annuncia ancora più affollata.
Camilla Guarino, Coordinatrice di ‘Link Coordinamento Universitario’, ha dichiarato: “Come studenti universitari oggi ci attiviamo negli atenei e nelle piazze delle nostre città insieme agli studenti medi, verso la manifestazione del 26 settembre alla quale anche l’università sarà presente. Nei nostri atenei esistono ancora molti problemi, al distanziamento che riduce la partecipazione in presenza alle lezioni si aggiungono i problemi legati all’accessibilità agli studi per studenti e studentesse. Per questo oggi occorre rendere l’istruzione e l’università completamente gratuite, attraverso le risorse del recovery fund, affinché istruzione ricerca siano delle priorità per il nostro Paese”.
Luca Fantò, il responsabile scuola del PSI, ha dichiarato: “Noi socialisti è ormai da quasi un anno che denunciamo tale situazione. Avevamo chiesto di stabilizzare 150.000 precari, di permettere agli specializzati nel sostegno di essere assunti, avevamo chiesto di ridurre il numero massimo di alunni per classe, avevamo espresso i nostri dubbi sull’affrettata costituzione delle graduatorie provinciali. Per dar forza alla nostra protesta noi, unici nel centrosinistra, avevamo negato la fiducia al Governo sul Decreto scuola di maggio. Noi socialisti avevamo ragione e mentre il resto del centrosinistra cercava alleanze con i 5 stelle, la destra ha potuto lucrare elettoralmente su promesse che, per ragioni ideologiche, non potrà mai mantenere, ma a cui molti docenti precari hanno creduto e credono spinti dalla disperazione determinata dall’immobilismo del Governo sulla materia”.

Il Paese non può più attendere una necessaria riforma scolastica. In tal senso, bisogna affrettarsi a presentare un disegno di legge socialista per cambiare la scuola media inferiore e superiore, oltre agli investimenti necessari, per ammodernare la scuola e renderla idonea a costruire una società migliore.

 

Salvatore Rondello

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