sabato, 31 Ottobre, 2020

Scuola. Nencini: “Troppe Regioni divise, intervenga il premier”

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“Sulla scuola, non ci sono solo le legittime rivendicazioni delle Regioni. Registro una preoccupazione degli operatori molto alta. Insegnanti, présidi, sindaci e assessori, da Catania a Sondrio sentono tutti il rischio che le conseguenze di mancate assunzioni di responsabilità al livello centrale ricadano poi sulle loro spalle, e sui territori”. Lo afferma il Senatore socialista Riccardo Nencini intervistato da Repubblica.

 

Riccardo Nencini, presidente del Partito socialista italiano, lei guida la commissione Cultura al Senato. Cosa propone?
“Innanzitutto una doverosa e straordinaria coesione intorno al governo, che ci consenta di andare tutti nella stessa direzione. Le trovate propagandistiche alla Salvini, che chiede le dimissioni della ministra Azzolina, sono davvero tristi rispetto alla serietà dei temi sul tavolo. Ma dobbiamo rispondere però con una strategia unitaria laddove si rischierebbe, di nuovo, una risposta troppo frammentaria e geograficamente diversificata rispetto a problemi comuni e complessi. Ecco, sulla scuola, spina dorsale del Paese, questo davvero non ce lo possiamo permettere. Per questo, penso che il governo dovrebbe intervenire con un Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri”.

 

Un altro Dpcm, l’acronimo più invocato o discusso della quarantena italiana. Perché: anche lei teme che ogni Regione vada per conto suo?
“È un rischio elevato. Che abbiamo già visto concretizzarsi nei mesi scorsi. Ma sulla scuola non possiamo permettercelo, anche perché abbiamo due aree di problemi da risolvere. Una è quella delle contingenze affrontate in queste ore e che si spera si risolvano entro il 14 settembre”

 

Per intenderci: le mascherine, il distanziamento…
“Mascherine, distanziamento e anche il controllo degli studenti all’ingresso. Tre elementi sui quali, comunque, ciascuna Regione già ha fatto sapere di pensarla a suo modo. Un esempio: il “mio” governatore in Toscana, Rossi, chiede ci sia un medico in tutte le scuole. Un altro presidente, ad esempio De Luca in Campania, ritiene ci voglia lo scanner dinanzi agli istituti. Su questo, si dovrà trovare un accordo già subito. Appena dopo, resta l’altra area di criticità sulle quali invece il governo dovrà, sempre in tempi stretti, assumersi delle responsabilità e fare delle scelte, che valgano per il Paese”.

 

A cominciare da cosa?
“Tre nodi. Il primo: i trasporti. Abbiamo, dappertutto, un sistema per cui il massimo della capacità dei mezzi di trasporto è concentrata tra le 7 e le 7.30: ovvio, perché bisognava stare in classe alle 8, al massimo 8.30. Ma ora che il mondo sta cambiando e siamo costretti a spalmare i viaggi e gli ingressi nelle scuole fino alle 9 oppure oltre, come si riorganizza l’offerta? Bisognerà certamente ampliare i servizi, rimodulare quei trasporti. Con quali mezzi, con quali criteri? Ci rendiamo conto che questo è un punto fondamentale e non si potrà lasciare alla discrezionalità dei territori?”

 

Secondo nodo: i docenti che mancano
“Mancano sia i dirigenti scolastici, sia gli insegnanti di sostegno. Sapevamo già, da prima del Covid, che esisteva il problema di tanti che per legittimi motivi lasciavano cadere l’offerta di andare a dirigere un istituto a 600 oppure a 800 chilometri di distanza. Ora questa circostanza rischia di saldarsi al problema della mancanza di fondi adeguati per i ragazzi disabili: è chiaro che non aumenti i fondi per il sostegno, avrai carenze anche tra quegli insegnanti. Resta valida la nostra proposta di stabilizzare i precari”.

 

Terzo problema?
“Molto serio: la mancanza di aule. Ci dicono che sono 150mila studenti che non avranno il loro spazio nell’edificio scolastico? Beh, su 8 milioni e mezzo io temo che questa cifra sia di molto approssimata per difetto. Allora: bisogna ragionare ora, insieme e immaginare soluzioni alternative che siano valide trasversalmente, da nord a sud. Abbiamo caserme inutilizzate? Riapriamole, cerchiamo di investire subito in ristrutturazioni. Abbiamo auditorium, sale teatrali che possono essere adeguatamente impiegate e trasformate in grandi e sicure aule per i nostri ragazzi? Ma questo deve, appunto, deciderlo il governo. Con un Decreto del Presidente o con un altro utile strumento normativo. Lo dico per non lasciare sole le Regioni, ma soprattutto gli anelli più deboli: perché sindaci e présidi non siano coloro che alla fine portano le croci di decisioni non assunte. In fondo, a esser onesti, se io vedo che mio figlio non è sicuro in aula mi arrabbio col preside, col sindaco, difficile che io bussi alla porta del governatore. E proprio questo mi ha colpito: la preoccupazione, ma anche l’etica della responsabilità che io sento da parte di tanti dirigenti”.

 

Nencini, è vero che la ministra Azzolina sarà sentita da voi, in Commissione Cultura a Palazzo Madama?
“Sì, dovremmo avere la conferma nelle prossime ore e siamo pronti ad ascoltarla e ad offrire un contributo. La sentiremo, credo, l’8 settembre”

 

Data storica
(Sorride) “Nel senso che noi non daremo né armistizio né tregua al virus. E che la Scuola italiana dovrà vincere la sua sfida, ma remando tutti insieme, in una sola direzione”.

 

Di Conchita Sannino

(Repubblica)

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